Il 26 e 27 agosto la capitale libica Tripoli ha assistito a combattimenti tra milizie che hanno causato 32 morti e 159 feriti, come ha riferito il ministero della salute di Tripoli. Gli intensi scontri a fuoco con armi pesanti e i colpi d’artiglieria caduti su vari quartieri hanno danneggiato ambulanze, ospedali, edifici pubblici e abitazioni. E hanno colpito la popolazione civile, con molte persone rimaste intrappolate, ferite o uccise. A scontrarsi sono state le milizie legate al governo guidato da Abdul Hamid Dbaibah e quelle schierate con il governo scelto dalla camera dei rappresentanti (il parlamento libico, con sede nell’est), che fa capo a Fathi Bashagha. Nei mesi passati Bashagha aveva tentato più volte, senza successo, d’insediarsi nella capitale.

Anche se l’ultimo confronto militare non può considerarsi concluso e potrebbe trasformarsi in una guerra d’attrito prolungata, molti esperti sono d’accordo nel dire che le milizie di Bashagha ne sono uscite indebolite. Domenica 28 agosto Tripoli era una città fantasma, con negozi chiusi e voli cancellati all’aeroporto di Mitiga. Gli esami previsti alle scuole superiori e all’università sono stati rinviati. L’atmosfera era calma, ma tesa. Non ci sono garanzie del fatto che, dopo essersi riorganizzate, le milizie non daranno vita a nuovi scontri. Le Nazioni Unite, gli Stati Uniti e vari paesi europei hanno invitato alla calma, ma non è chiaro quanta influenza abbiano sulle due parti in lotta. ◆

fonti: Al Jazeera, Liveuamap

Questo articolo è uscito sul numero 1476 di Internazionale, a pagina 35. Compra questo numero | Abbonati