“Non m’importa essere considerato un filantropo, l’unica cosa che mi dispiace è essere frainteso”, dice Vojtěch Sedláček. Il matematico e programmatore, 78 anni, in passato è stato un sostenitore di Charta 77, il gruppo di dissidenti nato nella ex Cecoslovacchia durante il regime comunista. Dopo il crollo del regime è stato un pioniere dell’imprenditoria sociale.
È seduto nel giardino di casa sua a Roztoky, vicino a Praga. Racconta com’è riuscito a realizzare la sua idea, che secondo molti gli varrebbe il titolo di filantropo e che gli ha permesso di salvare nel modo più semplice possibile alcune famiglie dalla vita per strada o nei centri di accoglienza.
Chiunque arriva a toccare il fondo e ha bisogno di decine di migliaia di corone per rifarsi una vita può chiederle in prestito a Sedláček. Se poi riesce a restituirle, tutte o in parte, è un bene, perché quella somma può aiutare altre persone che ne hanno bisogno. Ma in caso contrario non c’è problema, perché nessuno gli chiederà indietro i soldi. I prestiti senza interessi di Sedláček si basano sulla buona volontà di entrambe le parti. Ma per lui non c’è niente di strano. Molto spesso il denaro che presta è usato per pagare la caparra per l’affitto di un appartamento: le ventimila o quarantamila corone (800-1.600 euro circa) che non si hanno a disposizione quando si è nei guai rappresentano spesso il principale ostacolo per chi vuole tornare a essere autosufficiente.
“Non voglio porre condizioni. Sarebbe solo un modo per rallentare il processo, mentre il mio obiettivo è aiutare velocemente chi ne ha bisogno. A volte con i soldi si fanno delle cose stupide. Altre volte si perdono delle opportunità. La maggioranza delle persone ha solo bisogno di una mano all’inizio e poi va avanti da sola”, spiega Sedláček.
Il principio su cui si basa la sua fondazione Nejdřív doma (Prima la casa) è quello che Sedláček chiama la “staffetta del nonno“ (ispirata cioè a suo nonno, che prima della guerra fece un prestito ai vicini senza pretendere che gli fossero restituiti i soldi) ed è davvero semplice. Chi chiede il prestito, attraverso i tanti enti o organizzazioni non governative che collaborano con Sedláček, deve indicare le finalità e i motivi della richiesta. Questo basta per ottenere la somma, che di solito ammonta a circa ventimila corone (800 euro). Poi il denaro restituito torna in banca ed è usato per aiutare altre persone. Nessuno rischia pignoramenti: per Sedláček “non è la fine del mondo” se il denaro non viene rimborsato.
Se fosse restituito più del 40 per cento del denaro, i prestiti avviati grazie al suo contributo iniziale potrebbero rinnovarsi all’infinito
Fuori dei guai
La sua fondazione opera dal 2020. Ha prestato in tutto cinque milioni di corone (circa duecentomila euro). Il fondo è stato istituito da Sedláček, che ha messo a disposizione due milioni di corone, dall’imprenditore ed ex ministro degli esteri ceco Karel Schwarzenberg e altri.
Viene restituito circa il 40 per cento del denaro: a volte per intero, a volte solo in parte. I rimborsi in questi anni hanno permesso di distribuire altri due milioni di corone. In totale Sedláček ha dato a più di 390 persone la possibilità di uscire dai guai. La maggior parte dei fondi iniziali è stata usata e la fondazione non ha riserve. Sopravvive grazie ai rimborsi dei debitori e a piccole donazioni occasionali di singoli benefattori.
Una semplicità rara nel mondo dell’assistenza sociale. Sedláček lavora nel settore da tempo. Nel 2014 ha fondato un progetto simile, Nejdřív střecha (Prima un tetto), rivolto alle persone senza dimora, che è ancora operativa e offre i mezzi per assicurarsi una casa per un mese o due. Da questa esperienza sono scaturite le altre attività, basate sull’idea che le persone in difficoltà hanno bisogno soprattutto di sostegno e tranquillità, dopodiché sono in grado di cavarsela da sole.
Questo vale anche per Nejdřív doma, che funziona allo stesso modo, con la differenza che non devi necessariamente vivere per strada per ottenere il prestito e che i soldi non sono un regalo, ma un prestito che non dovrà essere per forza restituito.
Sedláček ha man mano selezionato le organizzazioni che possono aiutarlo. Ha lavorato nel settore dell’assistenza per decenni e ha ancora molti contatti. Le persone parlano della sua fondazione, e se qualcuno gli scrive direttamente lui risponde che dev’essere l’ufficio di qualche organizzazione non governativa locale a presentare la richiesta. Dopodiché la fondazione invia il denaro e non indaga ulteriormente, sempre che il conto abbia liquidità. Al momento della scrittura di questo articolo ci sono diecimila corone (400 euro), perciò prima che sia disponibile una nuova somma da prestare sarà necessaria o una donazione o qualcuno dovrà rimborsare del denaro.
◆ 1947 Nasce a Praga, in Repubblica Ceca.
◆ 1969 Comincia a lavorare come tecnico e programmatore di computer in un’azienda di automazione industriale di Čakovice.
◆ 1998 Diventa viceministro della sicurezza interna.
◆ 2020 Fonda Nejdřív doma, un’organizzazione che offre alle persone prestiti senza pretendere la restituzione del denaro.
Accoglienza per famiglie
Alla periferia di Roudnice nad Labem c’è una struttura di accoglienza dove possono soggiornare famiglie intere. La maggior parte degli alloggi sono destinati a donne con bambini o a uomini con bambini. L’edificio, situato tra il fiume Elba e una delle principali linee ferroviarie del paese, è gestito dall’organizzazione non governativa nazionale Naděje (Speranza), con la quale Sedláček ha avviato il progetto Nejdřív střecha e che collabora anche con la Nejdřív doma. La direttrice, Michaela Roušová, afferma che l’idea di Sedláček per un aiuto semplice e incondizionato la sfruttano poche persone all’anno. “Alcuni non vogliono crederci e pensano che ci sia qualcosa sotto”, spiega, quando invece a lei basta una decina di minuti per compilare il modulo necessario. “Non monitoriamo i rimborsi. Non possiamo, è una cosa tra il signor Sedláček e i nostri utenti. Ma lui ha aiutato tutti”, aggiunge.
“Quello che apprezzo di più nelle persone a cui concedo prestiti è la concretezza. M’impressiona. Se tentassero d’impietosirmi non funzionerebbe. Ecco perché cerco di comunicare con loro il meno possibile. Non c’è equità in questo tipo di scambio, non è un rapporto alla pari”, osserva Sedláček.
Non gli importa che il suo progetto duri per sempre, anche se teoricamente potrebbe. Se le persone restituissero più del 40 per cento del denaro i prestiti avviati grazie al suo contributo iniziale e mantenuti in funzione da piccole donazioni occasionali potrebbero rinnovarsi all’infinito. Invece, dopo cinque anni, la fondazione si trova a un punto morto e solo nuovi versamenti la riporteranno a una maggiore operatività.
“La cosa più importante è riconoscere che una persona ha bisogno del mio aiuto e che io posso darglielo. A volte sento dare la colpa alle persone che non hanno restituito i soldi”. Poi ride e aggiunge: “E forse è vero. Ma che dovrei fare? Non dovrei più aiutare nessuno perché qualcuno ha commesso un errore?”.
Ecco perché non gli piace la parola filantropo. Significherebbe che sta facendo qualcosa di straordinario. “Quando qualcuno insiste sul fatto che sono un filantropo”, spiega, “in realtà sta solo nascondendo qualcosa di sé, cioè il fatto che non gli importa niente delle persone che si trovano in difficoltà”. ◆ ab
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Questo articolo è uscito sul numero 1649 di Internazionale, a pagina 68. Compra questo numero | Abbonati