L’
uomo conosciuto da molti come Gandalf arranca a piedi nudi tra cassette di legno rovesciate, vetri infranti e travi di legno con chiodi sporgenti.
Nel febbraio 2025 una decina di agenti di polizia armati ha fatto irruzione nella sua abitazione, che si trova in una zona isolata nel nord della Nuova Zelanda, distruggendo tre serre che aveva costruito e sradicando le piante curate con amore. Quelle erano le sue “ragazze”, come le chiamava lui.
Paul Smith, 66 anni, che si definisce un hippy vecchia scuola e la cui barba bianca e i capelli grigi giustificano il soprannome di Gandalf, come il personaggio del Signore degli anelli, ha coltivato cannabis per anni perfezionando le varietà, raffinando il processo di essiccamento dei boccioli ed estraendone l’olio.
Racconta di aver venduto gran parte del suo prodotto a persone neozelandesi con problemi di salute, spesso pazienti oncologici che in alcuni casi avevano solo pochi anni di vita. Altri erano bambini affetti da attacchi epilettici. Amputati, diabetici, reduci da trapianti d’organi, malati di artrite, morbo di Parkinson, gotta, sciatica ed ernia del disco trovavano il suo numero di telefono e lo chiamavano per ricevere aiuto. In un quaderno rosso Smith ha annotato a mano tutte le conversazioni avute con loro. All’inizio del 2025, dopo che gli agenti hanno distrutto la sua serra, è stato accusato di coltivazione, possesso e spaccio di cannabis e olio di cannabis ed è finito sotto processo.
Le fate verdi
Smith è una delle figure clandestine che in Nuova Zelanda sono conosciute come green fairies (fate verdi). Si tratta di coltivatori e fornitori di cannabis a uso terapeutico che per molti anni hanno agito al di fuori delle norme, prima che il paese legalizzasse la marijuana a scopo medico nel 2020.
La legalizzazione, però, ha introdotto una miriade di normative per i coltivatori e i distributori, tasse, licenze e altre misure il cui costo complessivo può raggiungere centinaia di migliaia di dollari. Secondo i ricercatori che si occupano di stupefacenti, gran parte dei coltivatori ha continuato a operare nell’ombra e a soddisfare le richieste dei consumatori fino a quando le forze dell’ordine non sono intervenute.
Nel 2024 uno dei pacchi di Smith è stato intercettato, innescando la retata della polizia dello scorso febbraio.
Il processo ha reso celebre il suo caso tra gli attivisti per la promozione della cannabis e molti pazienti hanno dichiarato che Smith li ha aiutati in momenti di grande difficoltà, fornendo i suoi prodotti gratuitamente o in cambio di compensi minimi. I sostenitori di Gandalf hanno organizzato manifestazioni di protesta in occasione delle udienze, hanno criticato gli inquirenti sui social media e hanno raccolto fondi per sostenere le spese della difesa.
“È disgustoso che i veri imprenditori di questo settore siano stati tagliati fuori. E a volte anche processati”, sottolinea Mitch Harris, padre di August, sorda, cieca e con un ritardo nello sviluppo, che secondo lui ha tratto grande beneficio dall’olio prodotto da Smith, capace di ridurre la frequenza e l’intensità delle sue crisi.
Un grande sollievo
La polizia neozelandese non ha voluto commentare i dettagli del caso di Smith, ma in un comunicato stampa ha ribadito che la cannabis terapeutica è controllata dal ministero della salute per garantire che i prodotti rispettino tutte le leggi sulla sicurezza.
La vicenda ha avuto grande risalto nella Nuova Zelanda settentrionale, un’area scarsamente popolata e impoverita che si trova a nord di Auckland, dove gli abitanti condividono l’approccio antisistema di Smith e la sua scelta di agire senza rispettare le leggi. Molti dei suoi clienti avrebbero avuto difficoltà a sostenere la spesa e gli sforzi necessari per ottenere una prescrizione medica e trovare un distributore autorizzato.
Le proprietà medicinali dei derivati della cannabis sono ancora poco studiate e non del tutto accertate dagli scienziati, ma alcune persone che hanno usato i prodotti di Smith sostengono di averne tratto un grande sollievo. Delia Quedec racconta che l’olio di Gandalf ha restituito al marito l’appetito e l’energia negli ultimi anni di vita, prima che morisse nel 2023 a causa di un tumore. L’uomo era abbastanza in salute da accompagnarla in un ultimo viaggio nella pittoresca South Island. Quando un incendio ha colpito la casa di Delia durante la malattia del marito, Smith non solo le ha inviato il suo prodotto gratuitamente, ma ha aggiunto una donazione di 500 dollari neozelandesi (circa 250 euro) per aiutare la coppia.
Medaglia al valore
Delia non riesce a credere che Smith sia sotto processo. “Non avrei mai pensato che la polizia avrebbe potuto prenderlo di mira”, spiega. “Dovrebbero dargli una medaglia al valore visto tutto il dolore e la sofferenza che ha alleviato”.
Smith, che ha ricevuto il suo soprannome anni fa a una festa in maschera, non aveva in programma di diventare un guaritore. È cresciuto negli anni sessanta quasi senza supervisione da parte degli adulti, sballottato da un parente all’altro e ha passato un periodo in un orfanotrofio. A 14 anni ha lasciato la scuola. Periodicamente ha seguito una dieta vegana coltivando da solo tutte le cose da mangiare. In gioventù ha sperimentato l’lsd, la psilocibina e la mescalina.
Dopo aver conosciuto la futura moglie Karen si è trasferito in una proprietà situata a circa mezz’ora di distanza dalla strada asfaltata più vicina. Con lei ha avuto tre figli, che a loro volta l’hanno reso nonno. La sua famiglia cacciava capre selvatiche e ogni tanto qualche maiale, sopravvivendo grazie ai frutti della terra.
Smith ha un talento naturale per l’orticoltura. La cannabis è solo una delle piante che ha coltivato nel suo terreno insieme alla famiglia. Nei decenni trascorsi prima di concentrarsi sulla cannabis terapeutica, era stato processato tre volte per reati legati alle sostanze stupefacenti ed era stato condannato agli arresti domiciliari e ai lavori socialmente utili.
Circa dieci anni fa Smith ha incontrato Pearl Schomburg, affetta da artrite reumatoide. Un amico le aveva fatto provare l’olio di Smith, che le aveva concesso un sollievo enorme e immediato dal dolore cronico.
Schomburg aveva confessato all’amico di non potersi permettere l’olio con il suo sussidio di disabilità – il prodotto costa cento dollari neozelandesi, circa cinquanta euro, per una bottiglia da 25 ml, o 57 dollari per meno di 28 grammi – così Smith glielo aveva regalato.
“Non conosco nessun’altra fata verde in Nuova Zelanda che si comporti come lui”, sottolinea la donna.
Nello stesso periodo Schomburg ha cominciato a impegnarsi pubblicamente a favore della legalizzazione della cannabis a scopo terapeutico. Quando altre persone le hanno chiesto informazioni, li ha indirizzati verso Smith.
Gandalf racconta che i messaggi ricevuti da chi cercava aiuto hanno cominciato ad accumularsi nella sua segreteria telefonica ogni volta che si allontanava per qualche ora. Da quel momento ha dovuto lavorare parecchie ore al giorno e sette giorni alla settimana per soddisfare le richieste. “Molte persone hanno bisogno di aiuto, ma il sistema sanitario le abbandona”, sottolinea.
Il seme sopravvissuto
Schomburg, che ha 73 anni ed è nonna, era convinta che parlare in pubblico della sua esperienza con la cannabis fosse una scelta molto sicura. Soprattutto pensava che Smith, anche lui nonno e impegnato ad aiutare le persone sofferenti, non sarebbe mai stato perseguito dalla giustizia.
Schomburg ha sempre pensato che Smith, un uomo che a malapena sopporta l’idea d’indossare un paio di scarpe, non sarebbe mai stato disposto a seguire il percorso burocratico che autorizza la coltivazione e la vendita in Nuova Zelanda. “Le persone come lui non hanno la minima voglia d’indossare camici e indumenti protettivi”, spiega.
Karen Smith, che è sposata con Paul da quarant’anni, ha dichiarato in un’intervista concessa dal portico di casa sua di aver sempre temuto una retata della polizia. A febbraio era seduta nella stessa veranda quando gli agenti hanno fatto irruzione in casa. “In fin dei conti, però, dobbiamo solo guardare al numero di vite che abbiamo cambiato. Questo ci basta, soprattutto pensando ai bambini che abbiamo aiutato. I benefici che abbiamo avuto da questa esperienza superano di gran lunga la paura che ho provato”.
A dicembre Smith è comparso davanti a un tribunale di Whangarei per la prima udienza del processo.
Pochi mesi dopo la retata, tra le macerie della sua serra distrutta dalla polizia, Smith ha notato un piccolo bocciolo di cannabis che spuntava dal terreno. Un seme era sopravvissuto all’arrivo degli agenti e a diversi mesi di gelo e incuria.
“Quello è un ceppo resistente”, spiega indicando la pianta, che nel frattempo ha raggiunto un’altezza di circa cinque centimetri. “È ribelle, le piace mostrare il dito medio”. ◆ as
◆ 1959 Nasce Hukerenui, nella regione del Northland, in Nuova Zelanda.
◆ 1978 Dopo aver lavorato in una cava e aver fatto l’artigiano, comincia a coltivare cannabis per scopi terapeutici.
◆ 2024 La polizia intercetta un pacco da lui spedito contenente cannabis.
◆ febbraio 2025 La polizia fa irruzione nella sua proprietà e distrugge la serra.
◆ dicembre 2025 Compare in tribunale per la prima udienza del processo a suo carico. È accusato di possesso e spaccio di cannabis.
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Questo articolo è uscito sul numero 1653 di Internazionale, a pagina 74. Compra questo numero | Abbonati