Il naufragio nel canale di Sicilia è stato provocato da una collisione

Un peschereccio si è ribaltato nella notte tra il 18 e il 19 aprile al largo delle coste libiche, con almeno 800 persone a bordo. Sono stati soccorsi solo 28 superstiti. Arrestati il capitano della nave e il suo assistente accusati del naufragio

Centinaia di migranti chiusi nella stiva dell’imbarcazione naufragata

20 aprile 2015 17:09
La nave Bruno Gregoretti della guardia costiera italiana nel porto di La Valletta, a Malta, con a bordo i corpi delle ventiquattro vittime del naufragio nel canale di Sicilia recuperate finora. (Darrin Zammit Lupi, Reuters/Contrasto)

Il procuratore di Catania, Giovanni Salvi, ha tenuto una conferenza stampa sul naufragio del peschereccio con a bordo centinaia di migranti, avvenuto tra il 18 e il 19 aprile al largo delle coste libiche. La procura di Catania ha aperto un’indagine sulla vicenda.

Giovanni Salvi ha spiegato che:

  • L’imbarcazione era alta almeno 23 metri ed era divisa in tre livelli. Centinaia di migranti sarebbero stati costretti a entrare nella stiva, e lì sono stati chiusi per evitare che risalissero. Altri sono stati chiusi nel secondo livello e altri ancora si trovavano in cima al peschereccio.
  • Dalle prime indagini risulta che le persone a bordo del peschereccio erano 950. La cifra però non è confermata, perché è stata fornita dal migrante interrogato a Catania e deve essere ancora verificata dalle autorità. A bordo c’erano algerini, nigeriani, cittadini del Bangladesh, dello Zambia e di altre nazionalità.
  • Il relitto dovrebbe trovarsi a 73 miglia dalle coste libiche.
  • I sopravvissuti sono 28. Non è certo se gli eventuali responsabili del naufragio siano rimasti intrappolati a bordo.
  • È presto per dare una risposta sull’origine del viaggio, ma la parte finale del tragitto sarebbe partita da una località a cinquanta chilometri da Tripoli. È possibile che il viaggio sia cominciato in Egitto.
  • Il procuratore Salvi ha dichiarato che Mare Nostrum consentiva interventi più rapidi rispetto a Triton. Salvi ha spiegato: “Certamente non può essere fatto carico a Triton di questa vicenda. Anche con Mare nostrum vi furono terribili disastri. Mare nostrum non era la bacchetta magica. È certo però che, dal punto di vista del nostro interesse, dell’accertamento dei fatti, Mare Nostrum ci consentiva interventi più rapidi e dal punto di vista dei soccorsi e l’anticipazione dello schieramento consentiva interventi più efficaci”.
  • La procura ha concesso alla guardia costiera l’autorizzazione a portare le salme a Malta.
  • Non ci sono elementi che colleghino il barcone naufragato con il gruppo internazionale al centro dell’indagine della procura di Palermo.
  • La procura di Catania ha chiesto l’estradizione per tre cittadini egiziani, considerati responsabili di altri due naufragi: quelli del 10 agosto e del 6 settembre.
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