Amnesty international ha denunciato la peggiore crisi di profughi dalla seconda guerra mondiale

L’ong ha pubblicato un rapporto in vista della giornata mondiale del rifugiato. L’emergenza riguarda un milione di profughi tra Siria, sudest asiatico, Africa subsahariana e mar Mediterraneo. Secondo l’organizzazione “i governi hanno fallito”

Amnesty international ha denunciato la peggiore crisi di profughi dalla seconda guerra mondiale

15 giugno 2015 13:17

Quella in corso è la peggiore crisi di profughi dalla seconda guerra mondiale. A denunciare la situazione è Amnesty international, in un rapporto pubblicato in vista della giornata mondiale del rifugiato del 20 giugno, secondo il quale l’emergenza riguarda un milione di profughi tra Siria, sudest asiatico, Africa subsahariana e mar Mediterraneo.

“Stiamo assistendo alla peggiore crisi di profughi del nostro tempo, con milioni di donne, uomini e bambini che lottano per sopravvivere a guerre brutali, alle reti di trafficanti di esseri umani e ai governi che perseguono interessi politici egoistici, invece di mostrare una compassione umana fondamentale”, ha dichiarato Salil Shetty, segretario generale di Amnesty, che ha definito “un vergognoso fallimento”, la risposta dei governi della comunità internazionale a una delle sfide più difficili del ventunesimo secolo.

Amnesty international, chiedendo una strategia globale concreta e coerente, ha avanzato alcune proposte per rilanciare il sistema di protezione dei rifugiati e per sollecitare gli stati ad assumere precisi impegni. Tra le misure concrete che Amnesty international chiede ai governi:

  • L’impegno di reinsediare un milione di rifugiati nei prossimi quattro anni.
  • La creazione di un fondo internazionale per i rifugiati in grado di soddisfare tutti gli appelli umanitari e fornire un sostegno finanziario ai paesi che ospitano un gran numero di rifugiati.
  • La ratifica globale della Convenzione sui rifugiati delle Nazioni Unite.
  • Lo sviluppo di sistemi nazionali per valutare le richieste dei rifugiati e l’accesso ai servizi di base come l’istruzione e la sanità.
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