16 giugno 2015 22:15

Il presidente del consiglio Matteo Renzi, intervenendo a Porta a porta, ha minacciato di far slittare al 2016 la riforma della scuola, e insieme alla riforma, anche l’assunzione di centomila precari contenuta nel disegno di legge.

Renzi ha accusato le opposizioni di aver proposto troppi emendamenti e in questo modo di aver rallentato i tempi di approvazione della legge. Il termine per approvare la legge in modo che possa essere applicata dal prossimo anno scolastico che comincia il 1 settembre è il 30 giugno.

Dopo l’annuncio di Renzi, in serata, è arrivata una nota del Partito democratico che chiede alla minoranza del Pd di ritirare tutti gli emendamenti presentati in modo da permettere l’approvazione della legge in senato nei prossimi tre giorni.

“Nei prossimi tre giorni la minoranza può lavorare a togliere o ridurre gli emendamenti in commissione per consentire alla riforma di essere approvata nei tempi stretti che ci sono” e dunque procedere alle assunzioni dei precari”, c’è scritto nella nota.

“Renzi accetta l’idea di riaprire il confronto con il mondo della scuola. È una scelta giusta. La riforma va fatta con insegnanti e studenti”, ha commentato su Twitter l’ex capogruppo del Pd alla camera Roberto Speranza. Mentre il presidente della commissione istruzione del senato, il renziano Andrea Marcucci aggiunge che “se il ddl ha raccolto tante ostilità, molte ingiustificate, è una buona idea quella di rifare il punto con una conferenza nazionale aperta a tutti, e non ristretta a qualche vertice di Palazzo. A luglio il testo dell’esecutivo sarà nelle condizioni di ripartire, magari con qualche consenso in più e qualche emendamento in meno”.

Durissima la reazione delle opposizioni da Sel al Movimento 5 stelle. “Abbiamo chiesto decine di volte lo stralcio della parte relativa alla stabilizzazione dei docenti precari, dicendo che avremmo votato anche noi subito un decreto per la loro assunzione “, attacca Nicola Fratoianni coordinatore nazionale di Sel . “Renzi non provi neanche a buttare la responsabilità dell’incapacità del governo sulle opposizioni e sul parlamento”, aggiunge.

L’approvazione del disegno di legge era prevista per metà giugno, invece sono cominciate le votazioni degli emendamenti in commissione cultura al senato solo ieri.