01 luglio 2015 21:20
Il ministro della finanze greco Yanis Varoufakis e la direttrice del Fondo monetario internazionale Christine Lagarde in Lussemburgo, il 18 giugno. (Thierry Monasse, Afp)

Il ministro delle finanze greco, Yanis Varoufakis, ha pubblicato un articolo sul suo blog per spiegare perché secondo lui i suoi cittadini dovrebbero votare no al referendum del 5 luglio. Varoufakis ha ribadito che il debito greco è insostenibile e va ristrutturato e ha promesso che la vittoria del no non significherebbe un’uscita della Grecia dall’euro.

I greci, secondo Varoufakis, dovrebbero votare no perché:

  1. I negoziati sono fermi perché i creditori si sono rifiutati di ridurre l’insostenibile debito pubblico di Atene e insistono sul fatto che andrebbe ripagato dai membri più deboli della società greca, dai loro figli e dai loro nipoti.
  2. Il Fondo monetario internazionale, gli Stati Uniti, altri governi mondiali e molti economisti sono d’accordo sul fatto che il debito vada ristrutturato.
  3. L’eurogruppo in passato (novembre 2012) ha ammesso che il debito di Atene dovrebbe essere ristrutturato ma oggi si rifiuta di prendere questo impegno in modo concreto.
  4. Dopo l’annuncio del referendum, le istituzioni europee hanno fatto capire che sono pronte a discutere una ristrutturazione del debito. Questi segnali mostrano che anche le istituzioni europee, se si trovassero nella stessa situazione in cui si trova il popolo greco, voterebbero no.
  5. La Grecia rimarrà nell’euro. I depositi nelle banche greche sono salvi. I creditori hanno scelto la strategia del ricatto sulla base della chiusura delle banche. L’attuale situazione di stallo è dovuta a questa scelta dei creditori e non alla decisione del governo greco di abbandonare le trattative o dall’idea del governo greco di uscire dall’euro. La Grecia deve restare nell’eurozona e nell’Unione europea e questo punto non è negoziabile.
  6. Il futuro chiede che la Grecia resti nell’eurozona e nel cuore dell’Europa. Il futuro chiede che i greci votino no il 5 luglio e che, con il potere dato dal voto, il governo greco rinegozi il debito pubblico e la distribuzione degli oneri fiscali tra i ricchi e i poveri.