Per il mullah Omar  i colloqui di pace in Afghanistan sono legittimi

15 luglio 2015 15:54
Un combattente taliban durante una pubblica esecuzione nella provincia di Ghazni, nell’est dell’Afghanistan, il 18 aprile 2015. (Reuters/Contrasto)

Il mullah Omar, leader dei taliban afgani, ha detto che è “legittimo” condurre negoziati per la pace in Afghanistan. In un messaggio alla vigilia dell’Eid al Fitr, la festività che segna la fine del Ramadan, il mullah ha annunciato che l’ufficio politico del gruppo è stato autorizzato a negoziare con gli “afgani e con gli altri paesi” impegnati a facilitare il processo di pace.

“Se guardiamo alle nostre regole religiose scopriremo che gli incontri e anche i contatti pacifici con il nemico non sono proibiti” ha scritto il leader dei taliban. “Insieme al jihad armato, gli sforzi politici e le strade pacifiche per raggiungere i sacri obiettivi rientrano in un legittimo principio dell’islam” ha aggiunto il mullah, pur senza citare i colloqui preliminari della settimana scorsa in Pakistan tra taliban e rappresentanti del governo afgano.

I prossimi incontri sono previsti dopo la fine del Ramadan, ma intervistato dall’Afp l’amministratore delegato del governo afgano Abdullah Abdullah ha detto di non conoscere la data della prossima riunione. Nelle ultime settimane si sono susseguiti i combattimenti tra le fazioni. Alcuni dirigenti del gruppo Stato islamico in Afghanistan e Pakistan, tra cui il leader Hafiz Saeed e l’ex portavoce dei taliban pachistani, Shahidullah Shahid, sono stati uccisi dalle bombe dei droni statunitensi nelle regioni orientali afgane.

All’inizio della settimana il gruppo Stato islamico ha pubblicato un editto religioso (fatwa) chiedendo a tutti i combattenti della regione di sottomettersi all’autorità del suo capo Abu Bakr al Baghdadi. Nella fatwa pubblicata sulla rivista di propaganda Dabiq, il gruppo Stato islamico ha accusato il mullah Omar di essere un leader “nazionalista” che ha l’ambizione di controllare l’Afghanistan rifiutando l’ipotesi della creazione di un grande “califfato” mondiale, scopo ultimo del gruppo Stato islamico.

Il numero di defezioni tra le fila dei taliban e le diverse componenti sul terreno hanno alimentato dubbi sulla reale legittimità dei primi contatti diretti tra taliban e governo di Kabul. Né gli uomini del mullah Omar sembrano intenzionati per il momento a deporre le armi, anzi, hanno moltiplicato gli attacchi negli ultimi mesi e continuano a esigere il ritiro definitivo dei 12.500 militari delle Nazioni Unite, che ormai hanno solo una missione di consulenza e formazione dell’esercito afgano. Il 12 luglio a Khost, nell’est del paese, un attentato suicida vicino a una base della Nato ha ucciso 33 persone.

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