20 luglio 2015 19:56

I ministri dell’interno dei 28 paesi dell’Unione europea, riuniti a Bruxelles, hanno deciso come distribuire circa 35mila dei richiedenti asilo siriani ed eritrei che sono arrivati in Italia (24mila) e in Grecia (16mila) dal 15 aprile. L’intesa ridimensiona il piano della Commissione guidata da Jean-Claude Juncker, che aveva sollecitato la ripartizione di 40mila profughi in due anni con quote obbligatorie basate su criteri oggettivi come la popolazione, il pil, la disoccupazione e il numero di rifugiati già presenti nel paese. Ognuno dei 28 stati ha invece deciso volontariamente se e quanti profughi ospitare. Risultato: alcuni non hanno aderito al piano, altri in misura inferiore alle aspettative e cinquemila persone sono rimaste escluse.

Il funzionamento del dispositivo sarà riesaminato in un nuovo vertice entro sei mesi, per valutare se sarà stato efficace e per decidere come colmare il buco dei cinquemila posti mancanti. L’Ungheria non ha voluto aderire alla redistribuzione, per fare fronte ai flussi migratori via terra. Anche l’Austria ha negato l’accoglienza. La Polonia e la Spagna hanno offerto ospitalità a meno persone rispetto alle soglie che aveva previsto la Commissione: Varsavia ha offerto mille posti, la metà di quello che chiedeva Bruxelles, mentre Madrid sembra non abbia dato alcuna cifra, convinta che farlo creerebbe un effetto chiamata nei confronti dei migranti. Entrambi i paesi affronteranno in autunno delicate elezioni politiche.

D’altra parte, la Francia ha accettato la cifra esatta che le aveva assegnato la Commissione (6.752 persone) e la Germania è disponibile ad andare anche più in là (novemila invece di 8.763). L’Irlanda ha deciso di accettare 600 rifugiati. Anche il Belgio ha deciso di accogliere la quota che gli aveva assegnato l’esecutivo comunitario (818).