Il presidente della Banca centrale europea Mario Draghi, nella sala stampa dell’istituto, a Francoforte, il 22 gennaio del 2015. (Kai Pfaffenbach, Reuters/Contrasto)
Bce

Cosa ha deciso e cosa prevede la Bce sull’economia dell’eurozona

Il presidente della Banca centrale europea Mario Draghi, nella sala stampa dell’istituto, a Francoforte, il 22 gennaio del 2015. (Kai Pfaffenbach, Reuters/Contrasto)
03 settembre 2015 17:54

Il direttore della Banca centrale europea, Mario Draghi, ha tenuto una conferenza stampa al termine del consiglio direttivo dell’istituto, a cui partecipano i sei componenti del comitato esecutivo e i 19 governatori delle banche centrali dei paesi con l’euro. Ecco le misure che ha annunciato.

Tassi al minimo storico

Nella prima riunione dopo la pausa estiva, i tecnici della Bce e i governatori delle banche centrali dei paesi dell’euro hanno esaminato le recenti turbolenze dei mercati globali, dovute soprattutto al rallentamento dell’economia cinese e alla crisi finanziaria nel paese asiatico. La prima decisione è stata quella di non toccare i tassi di interesse e di lasciarli al livello più basso di sempre. Il principale tasso di rifinanziamento resta quindi allo 0,05 per cento. Il tasso sui rifinanziamenti marginali si mantiene allo 0,3 per cento e quello sui depositi bancari al -0,2 per cento.

Crescita

L’economia dell’eurozona crescerà meno del previsto. La Bce ha rivisto al ribasso le sue previsioni sul prodotto interno lordo: nel 2015 il pil aumenterà dell’1,4 per cento (invece dell’1,5 per cento previsto in precedenza), nel 2016 dell’1,7 per cento (invece dell’1,9 per cento) e nel 2017 dell’1,8 per cento.

Inflazione

Nelle ultime settimane sono “emersi rinnovati rischi al ribasso su crescita e inflazione”, ha affermato Draghi. Così come per le stime sul pil, l’istituto di Francoforte ha rivisto al ribasso anche le proiezioni sulla crescita dei prezzi (l’inflazione, appunto). Per il 2016 la Bce stima un’inflazione dell’1,1 per cento, invece dell’1,5 per cento, e per il 2017 dell’1,7 per cento, invece dell’1,8 per cento. Per quest’anno la stima è tagliata allo 0,1 per cento, contro l’obiettivo dello 0,3 per cento.

Il fatto che i prezzi crescano così poco non è una buona notizia, perché indicano che l’economia è ferma: si corre il rischio della deflazione, cioè il calo dei prezzi dovuto al fatto che si vende poco o niente e che chi ha i soldi preferisce non spenderli. La Bce, infatti, si è data l’obiettivo di assestare l’inflazione su un valore “inferiore ma vicina al 2 per cento”. Le cifre diffuse oggi sono molto lontane. Aumentano quindi le probabilità che il programma di acquisto di titoli di stato dei paesi dell’eurozona (quantitative easing), lanciato dalla Bce con l’obiettivo di far risalire l’inflazione, sia esteso da Draghi oltre la scadenza prevista, quella del settembre 2016.

Quantitative easing

Draghi l’ha detto esplicitamente: “Il programma di quantitative easing sta proseguendo senza intoppi. Gli acquisti di titoli sono previsti fino al settembre 2016 o anche oltre, se necessario”.

Per il momento, la Bce ha lasciato invariato l’ammontare di titoli di stato che compra ogni mese dalle banche nazionali dei paesi dell’eurozona (60 miliardi) nell’ambito del quantitative easing, ma ha aumentato dal 25 al 33 per cento il tetto massimo degli acquisti di titoli di stato dal 25 per cento al 33 per cento di ogni singola emissione.

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