21 dicembre 2015 13:01

All’indomani delle elezioni legislative dove, per la prima volta dal ritorno della democrazia, nessun partito ha la maggioranza necessaria per governare, i giornali prendono atto della fine di un’epoca, quella del bipartitismo, e riflettono sulle coalizioni possibili, mettendo in guardia contro il rischio di una configurazione “all’italiana”, con coalizioni traballanti.

Verso una nuova cultura politica

La Vanguardia

“Gli spagnoli hanno deciso di attuare un profondo cambiamento politico che comporta la fine delle maggioranze assolute e del bipartitismo che hanno caratterizzato i 37 anni di applicazione della costituzione spagnola”, afferma nel suo editoriale il quotidiano catalano.

“I risultati di queste elezioni politiche (le dodicesime da quando è stata instaurata la democrazia) dicono chiaramente che i cittadini vogliono costringere quattro gruppi politici – il Partito popolare (Pp), il Partito socialista (Psoe), Podemos e Ciudadanos – a negoziare degli accordi per formare un governo stabile e per mettere in atto le riforme politiche, previste con forme diverse, ma chiare, nei diversi programmi elettorali. La situazione politica costringerà a uno sforzo negoziale i diversi gruppi, con le relative difficoltà. Specialmente per i partiti emergenti, che hanno basato la loro strategia sul radicalismo. Già cominciano a farsi sentire voci a Bruxelles e nel mondo economico e in altri settori della società per spingere popolari e socialisti a formare una grande coalizione, l’unica formula che garantirebbe la stabilità. Ma né lo svolgimento della campagna elettorale, né la cultura politica dei due partiti lascia prevedere che si vada in questa direzione”.

La Vanguardia, il 21 dicembre 2015.

Instabilità e italianizzazione

ABC

Per Luis Ventoso, “il sistema politico spagnolo ha perso la stabilità delle ampie maggioranze, che era diventata il suo motto dal 1978, ed entra in un preoccupante processo di italianizzazione, i cui vantaggi non sono ancora evidenti, fatta eccezione per la logica euforia dei nascenti Podemos e Ciudadanos”. L’editorialista ritiene che il premier uscente, Mariano Rajoy (Pp), “deve governare cercando una dignitosa soluzione di coalizione alla tedesca. Il Pp e il Psoe, i due storici partiti di governo, dovrebbero mettersi al di sopra delle parti e trovare un accordo. Ma questo non accadrà, perché l’odio tra i due è troppo radicato”. Ventoso prevede quindi “un governo di minoranza guidato da Rajoy e nuove elezioni, oppure una coalizione delle sinistre raffazzonata e piena di problemi”.

Cambio e stabilità

El País

La legislatura “sarà centrata su un parlamento di minoranza, nel quale nessun partito avrà la forza sufficiente per agire da solo, poiché tutti sono lontani dalla maggioranza assoluta. Il nuovo sistema uscito dalle urne non è una rivoluzione, ma un cambio importante”, riassume l’editoriale del quotidiano madrileno.

E aggiunge: “Si dovrà imparare a convivere in uno scenario di minoranze parlamentari, che dovranno dare il meglio di sé per offrire stabilità al sistema. Non c’è dubbio che serviranno negoziati complessi per formare il governo, ma c’è da sperare che i principali attori costituzionali affronteranno questo compito con spirito costruttivo. Le speranze degli elettori saranno frustrate se il processo sfocerà in esigenze massimaliste. I cittadini vogliono il consenso intorno alle politiche principali, e non che ogni nuova squadra al potere sfrutti le pecche del passato per bloccare le soluzioni per il futuro. In definitiva, dopo quattro anni in cui il dialogo politico ha brillato per la sua assenza, i partiti devono riprendere la via del negoziato per affrontare i problemi del nostro paese. Questo è il modo migliore”.

El País, il 21 dicembre 2015.

Benvenuti in Italia

El País

“Nell’Italia uscita dalla seconda guerra mondiale si erano abituati ad avere un governo ogni sei mesi, almeno fino all’ultimo decennio”, commenta Iñigo Domínguez, elencando le caratteristiche della politica italiana, dal pentapartito all’affermazione del Movimento 5 Stelle, passando per le convergenze parallele e il berlusconismo.

Lo scenario italiano era stato anticipato sin da maggio dall’ex premier socialsita Felipe González, ricorda Domínguez, “uno scenario però con il grave problema di non avere gli italiani per gestirlo. Ora ci siamo in pieno. Dovremo abituarci a cose che finora abbiamo visto in televisione a Roma: dalle consultazioni tra il capo dello stato e i partiti, alla repentina importanza di minuscole formazioni, dove ogni seggio vale oro per far numero, dalla quadratura del cerchio al tempo passato senza che accada nulla. Gli spagnoli sono impazienti, sopportano male la suspense e hanno fretta di giungere alla soluzione”.

Una vittoria insufficiente, un paese difficile da governare

El Mundo

“Con le elezioni di ieri, che hanno provocato la liquidazione del bipartitismo e l’irruzione di forze emergenti, la mappa politica spagnola cambierà totalmente”, afferma l’editoriale, non firmato, del quotidiano conservatore.

E aggiunge: “Il bipartitismo che ha funzionato in Spagna sin dalla transizione ha firmato ieri il suo atto di morte. La frammentazione del voto fa presagire serie difficoltà per la formazione di un governo stabile, poiché il vincitore è ben lontano dalla maggioranza assoluta. Ci sono varie combinazioni possibili”: governo di minoranza guidato dal Pp, grande coalizione Pp-Psoe, governo del “Psoe con i partiti nazionalisti”.

El Mundo esclude un governo Psoe-Podemos “per la buona ragione che il leader di Podemos Pablo Iglesias ha condizionato questa alleanza all’appoggio dei socialisti allo svolgimento nel 2016 di un referendum sull’indipendenza della Catalogna” – un “suicidio” per il Psoe. “In conclusione”, prosegue El Mundo, “il bipartitismo è ferito a morte, ma la nuova mappa elettorale porta con sé seri problemi di governabilità. E apre la porta alla possibilità di altre coalizioni. Occorre sperare nei negoziati che stanno per cominciare oggi, anche se noi contiamo sul fatto che, con questi risultati, Rajoy tenterà comunque di formare un governo”.

Deve governare il partito più votato

La Razón

“Il Partito popolare ieri ha vinto le elezioni. È stata la forza più votata e quella che ha il maggior numero di seggi”, sostiene l’editoriale del giornale moderato.

“L’opposizione ha capitalizzato elettoralmente quattro anni di sforzi e di politiche riformiste che hanno segnato il cammino della ripresa economica”. Malgrado il Pp “abbia realizzato i punti principali del suo programma e non abbia ingannato nessuno, i risultati non sono stati brillanti e ora si apre un nuovo scenario in cui i popolari potranno manovrare se le altre formazioni agiranno con senso dello stato. L’obiettivo non può che essere quello della stabilità del paese, in un momento chiave per la nostra ripresa economica. Deve governare il partito che ha preso più voti”, afferma La Razón, sottolineando che il Pp “ha mantenuto la maggioranza assoluta al senato, con 114 seggi. Si apre un’epoca in cui ci sarà da negoziare, però occorre farlo con senso dello stato e non a qualsiasi prezzo”.

La Razón, il 21 dicembre 2015.

La sinistra potrà formare un governo

Público

“Il verdetto delle urne di questo 20 dicembre apre le porte a un governo delle sinistre per la nuova legislatura, mettendo fine in modo brusco a quattro anni di maggioranza assoluta dell’esecutivo presieduto dal conservatore Mariano Rajoy”, calcola Juan Antonio Blay. Per l’editorialista del giornale di sinistra, “la somma dei seggi del Psoe e di Podemos, con altri sostegni, come quello di Izquierda unida, potranno dare un appoggio stabile a un governo progressista”. Blay scarta l’ipotesi di una “grande coalizione” Pp-Psoe, esclusa dai leader dei due partiti, così come un governo di minoranza Pp con il sostegno esterno di Ciudadanos. Ma una coalizione delle forze dell’opposizione uscente “richiederà dei negoziati molto difficili”.

Questa rassegna stampa è in collaborazione con VoxEurop.