02 agosto 2016 17:01

Il 1 agosto Washington ha ammesso per la prima volta di aver condotto degli attacchi aerei contro il gruppo Stato islamico (Is) a Sirte, in Libia. Il portavoce del Pentagono Peter Cook ha spiegato che questa operazione militare era stata richiesta dal governo di unità nazionale libico (Gna) e che non è previsto nessun intervento di terra. “Siamo pronti a una serie di bombardamenti in coordinamento con il governo di unità nazionale”, ha detto Cook. Gli Stati Uniti avevano già condotto bombardamenti mirati contro le postazioni dei jihadisti, e insieme ad altre intelligence europee erano già presenti sul territorio libico, in un’operazione di contrasto allo Stato islamico. La missione militare internazionale era stata però fino a questo momento evitata per volere dello stesso governo di unità nazionale guidato da Fayez al Sarraj, che si è insediato a Tripoli a fine marzo e a fine maggio ha lanciato una controffensiva contro i jihadisti dello Stato islamico.

Qual è il mandato degli Stati Uniti?
Per compiere i bombardamenti a Sirte, il governo statunitense non ha dovuto chiedere l’autorizzazione del parlamento, ma ha agito all’interno di una risoluzione approvata nel 2001, dopo l’attacco alle torri gemelle. L’Autorizzazione all’uso della forza militare (Aumf) è stata approvata dopo l’11 settembre per colpire Al Qaeda in diversi paesi, ma da allora è stata usata anche in altri contesti, in particolare contro lo Stato islamico. Anche nel 2011, nella guerra in Libia, gli Stati Uniti non chiesero l’autorizzazione al Congresso per intervenire contro Muammar Gheddafi. L’attuale candidato alla vicepresidenza degli Stati Uniti per i democratici, Tim Kaine, e la stessa Hillary Clinton per anni hanno cercato di riformare l’Aumf, cercando di coinvolgere il Congresso nell’approvazione di un’autorizzazione che fosse estesa ai jihadisti dello Stato islamico.

Qual è la situazione a Sirte?
Sirte è una città a 450 chilometri da Tripoli, dal giugno del 2015 è controllata dai jihadisti dello Stato islamico. Il governo di unità nazionale lo scorso giugno ha lanciato un’operazione militare per riprendere il controllo della città. Città d’origine del colonnello Muammar Gheddafi, che proprio a Sirte è stato catturato, linciato e ucciso nell’ottobre 2011, è diventata una base importante da dove l’organizzazione ha lanciato attacchi contro la Tunisia e, in misura minore, contro l’Egitto. Secondo le stime dell’intelligence statunitense, in Libia combattono tra i quattromila e i seimila miliziani, e di questi diverse centinaia sarebbero a Sirte. Il governo di unità nazionale ha lanciato una campagna militare per riconquistare la città, dopo aver ripreso il controllo del porto e di alcuni quartieri residenziali in seguito a combattimenti serrati. La battaglia che si sta svolgendo in questo momento per liberare completamente la città dal controllo jihadista è intensa. Alle milizie di Misurata (nell’ovest), sostenute sul piano logistico dagli statunitensi e dai britannici, si contrappongono i miliziani dello Stato islamico, che ricorrono spesso ad attentati suicidi per difendere le loro posizioni.

L’Italia interverrà in Libia?
Il ministero degli esteri italiano ha accolto positivamente l’intervento statunitense a 550 chilometri dalle coste italiane. Per ora non sono coinvolte le basi statunitensi in Italia, ma secondo le indiscrezioni, raccolte da Fiorenza Sarzanini del Corriere della Sera, le basi come Sigonella e Aviano potrebbero entrare in gioco entro fine mese. Per ora sono state usate le basi militari degli Stati Uniti in Giordania e nel Mediterraneo. Quando a fine febbraio si stava profilando l’intervento delle forze internazionali in Libia, gli Stati Uniti avevano chiesto all’Italia di assumere un ruolo di primo piano nell’operazione. Roma aveva però temporeggiato, volendo aspettare il mandato delle Nazioni Unite e quindi la richiesta d’intervento da parte del governo libico. Ma una volta insediato, il governo guidato da Fayez al Sarraj ha preferito non chiedere l’intervento armato della comunità internazionale. Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, il 22 luglio l’Italia è stata informata dagli Stati Uniti di un possibile intervento di Washington in Libia e il 31 luglio il progetto è stato confermato. L’Italia potrebbe nei prossimi giorni assicurare un appoggio logistico alla missione, come è già avvenuto lo scorso febbraio. Il ministro degli esteri italiano Paolo Gentiloni ha detto che il parlamento sarà informato in tutti i casi, se l’uso delle basi sarà richiesto da Washington.