I commenti della stampa statunitense sulla vittoria di Donald Trump

09 novembre 2016 15:47

Il presidente Trump
Usa Today
“In un paese profondamente deluso da Washington, sprezzante delle élite e arrabbiato per il declino dell’occupazione nel settore manifatturiero, Trump ha portato la sua etichetta di outsider fino alla Casa Bianca”, si legge nell’editoriale non firmato del quotidiano. “La sua elezione, dopo una campagna all’insegna della divisione e dell’aggressività, complicherà parecchio le relazioni tra gli Stati Uniti e i loro principali alleati. Cosa ancor più pericolosa: in quanto comandante supremo il suo potere avrà pochi vincoli. Un uomo arrabbiato, combattivo e impaziente e il fatto che abbia accesso ai codici nucleari mette paura”.

Trump trionfa
The New York Times
“Il presidente Donald Trump. Tre parole che erano inconcepibili per decine di milioni di americani – e per la maggior parte del resto del mondo – sono ora diventate il futuro degli Stati Uniti”, scrive Ross Douthat. Per l’editorialista, “Trump ha ripetuto la mossa di judo che consiste nello sfruttare il peso di un establishment compiaciuto contro quest’ultimo. La sua vittoria è uno smacco umiliante per i mezzi d’informazione, per gli istituti di sondaggi e per il gruppo dirigente dei democratici, dominati da Clinton”.

The New York Times.

Trump trionfa
Washington Post
“Donald Trump è stato eletto come quarantacinquesimo presidente degli Stati Uniti martedì. Sono parole che non avremmo mai voluto scrivere”, scrive il quotidiano della capitale. Ma Trump ha sconvolto i sondaggisti, cavalcando un’ondata in parte scatenata dagli elettori rurali e della rust belt deindustrializzata convinti che l’establishment politico li abbia messi da parte. Ora tutti gli americani devono accettare il verdetto degli elettori, e lavorare per il miglior risultato possibile per il nostro paese e per il mondo. In pratica vuol dire per prima cosa sperare che Trump sarà un presidente migliore di quanto temiamo, e sostenerlo quando fa la cosa giusta”.

Presidente Trump
The Wall Street Journal
“La sconfitta di Hillary Clinton da parte di Donald J. Trump è un terremoto politico di un’entità che si vede di rado nella politica americana”, afferma l’editoriale del quotidiano economico e finanziario: “Non succedeva da quando vinse il candidato Andrew Jackson , sconvolgendo l’ordine costituito per il peggio o per il meglio. L’establishment politico e mediatico è disorientato e i mercati sono in agitazione, e non c’è dubbio che lo è anche una parte degli elettori”.

Presidente Trump
The New York Post
Per Kyle Smith, Donald Trump “ha appena compiuto il gesto più punk della storia degli Stati Uniti: sembrare Frank Sinatra che cantava My way negli anni settanta, mentre la versione che ha messo in scena è quella di Sid Vicious dei Sex Pistols – cruda, beffarda, postmoderna. Nessuno di noi poteva credere a quello che Trump stava facendo – perché nessuno aveva mai visto qualcosa di simile”. Trump, afferma Smith, “non solo ha mandato all’aria i manuali elettorali, ma gli ha dato fuoco. E all’America è piaciuto da morire. Essere punk è l’arte di salire sul palco senza nessuna preparazione e strillare: sono io contro il resto del mondo, e che cavolo potete farci?”.

È Trump
Miami Herald
La vittoria di Trump “scrive un nuovo e stupefacente capitolo della politica americana”, si legge nell’editoriale, non firmato, del quotidiano della Florida: “Nessuno nell’epoca contemporanea era mai emerso dai margini del sistema politico e vinto tutto in un’elezione presidenziale. E nessuno con un curriculum politico così esile – non ha mai ricoperto incarichi elettivi – ha mai conquistato la Casa Bianca. Gli sconfitti, ancora storditi, devono riconoscere che Trump è stato capace di sentire l’umore del paese meglio di loro, intercettando le frustrazioni della gente che si è convinta che il governo non faceva più i suoi interessi o addirittura capisse i loro problemi”.

Lo choc Trump
The Boston Globe
“Donald Trump, che ha ottenuto una stupefacente vittoria nelle elezioni presidenziali, ha distrutto il buon senso, l’industria dei sondaggi, i suoi oppositori, la verità e praticamente ogni rimasuglio di decenza rimasto nella politica americana. Purtroppo, ha funzionato”, afferma l’editoriale del quotidiano. Ora tutti devono affrontarne le conseguenze. “Il presidente eletto dovrà da subito affrontare la sfida rappresentata dalle forze che ha scatenato. Se, come ha giurato, Trump vuole che l’America sia di nuovo grande, il suo compito più urgente è di renderla di nuovo civile”.

The Wall Street Journal.

Choc Trump
Chicago Tribune
Per Eric Zorn, “in uno storico capriccio elettorale, gli elettori americani arrabbiati hanno eletto alla presidenza un imbroglione impulsivo, collerico e ignorante”. Zorn evoca il sistema di contrappesi che “dovrebbe evitare che i demagoghi prendano il potere” ma, sottolinea, “la nostra repubblica non sarà mai stata messa alla prova come lo sarà quando Donald Trump giurerà. Non gli mancano solo l’abilità e la virtù: gli mancano anche il rispetto fondamentale per la costituzione, la comprensione degli aspetti più complessi della politica nazionale ed estera e il sangue freddo necessario per guidare il paese più importante sulla Terra in un’epoca pericolosa”.

Stupefacente vittoria di Trump
Los Angeles Times
“Avevamo sperato con fervore di non dover scrivere un editoriale sull’elezione di Donald Trump come presidente degli Stati Uniti. Eppure eccoci qui”, recita l’editoriale non firmato del quotidiano della costa ovest. “La sconcertante vittoria di Trump sulla candidata che avevamo sostenuto, Hillary Clinton, non fa sparire le diverse preoccupazioni che noi e milioni di altri americani abbiamo riguardo alla sua adeguatezza per questo incarico. Ma gli conferisce immensi potere e influenza sulle vite e le risorse dei 320 milioni di persone che vivono qui – e presumibilmente sugli altri sette miliardi di persone che vivono sul pianeta. Diventare presidente non è come prendere il controllo di una società – Trump non può licenziare i legislatori o gli elettori che non lo seguono. Deve andare oltre gli slogan di parte che lo hanno portato alla vittoria e darsi da fare invece per identificare gli obiettivi che gli americani hanno in comune”.

In collaborazione con VoxEurop.

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