La conferenza stampa di Matteo Renzi dopo i risultati del referendum costituzionale, a palazzo Chigi, Roma, il 5 dicembre 2016.

Le prossime tappe della crisi di governo in Italia

La conferenza stampa di Matteo Renzi dopo i risultati del referendum costituzionale, a palazzo Chigi, Roma, il 5 dicembre 2016.
06 dicembre 2016 16:13

Matteo Renzi è salito al Quirinale il 5 dicembre del 2016 per rassegnare le dimissioni, dopo la sconfitta del sì al referendum costituzionale del 4 dicembre, ma il presidente della repubblica Sergio Mattarella gli ha chiesto di rinviare le dimissioni fino a quando la legge di stabilità non sarà stata approvata. Il voto di fiducia sulla legge di bilancio si svolgerà il 7 dicembre a partire dalle 13.30. Ecco cosa succederà dopo:

  • Dopo l’approvazione della legge di stabilità, il presidente del consiglio tornerà al Quirinale per rassegnare le dimissioni. Il presidente della repubblica Sergio Mattarella, ricevute le dimissioni di Renzi, aprirà le consultazioni con i rappresentanti dei gruppi parlamentari per capire se c’è una maggioranza nel parlamento che possa dare la fiducia a un altro governo.
  • Secondo molti osservatori, Mattarella chiederà a una personalità politica vicina a Renzi di prendere il posto del presidente del consiglio. Si è fatto il nome dell’attuale ministro dell’economia e delle finanze, Pier Carlo Padoan, o del ministro della cultura, Dario Franceschini. Questo perché il Partito democratico ha ancora la maggioranza dei parlamentari alla camera (301 seggi) e al senato (113 seggi) e quindi avrà un peso importante nella scelta del futuro presidente del consiglio. Ma alcuni hanno parlato di una candidatura più neutra, come quella dell’attuale presidente del senato Pietro Grasso, che potrebbe raccogliere un consenso più ampio.
  • Il governo che nascerà dopo le dimissioni di Renzi carattere temporaneo, perché le elezioni politiche dovranno svolgersi al massimo nella primavera del 2018.
  • La priorità del prossimo governo sarà la riforma elettorale, perché al momento l’Italicum, entrato in vigore nel luglio del 2016, regola solo l’elezione della camera dei deputati e non contempla l’elezione del senato, che si voleva trasformare in non elettivo con la riforma costituzionale.
  • Se Mattarella dovesse sciogliere le camere per convocare le elezioni anticipate (scenario poco probabile, anche se possibile), si andrebbe a votare con la legge elettorale Italicum per la camera e con il Consultellum (proporzionale puro) per il senato.
  • Il 7 dicembre è prevista anche la direzione generale del Partito democratico, annunciata il 4 dicembre da Lorenzo Guerini. In quell’occasione Matteo Renzi potrebbe dimettersi anche da segretario del Partito democratico, in vista del congresso del partito che è programmato per febbraio. Gli analisti, tuttavia, ritengono che Renzi non si dimetterà da segretario e cercherà di influenzare l’eventuale governo di transizione e l’eventuale modifica della legge elettorale.
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