Sevil Shhaideh al suo giuramento come ministra per lo sviluppo regionale e la pubblica amministrazione, a Bucarest, il 20 maggio 2015. (Ovidiu Micsik, Reuters/Contrasto)

La Romania non avrà come premier una donna  musulmana

Sevil Shhaideh al suo giuramento come ministra per lo sviluppo regionale e la pubblica amministrazione, a Bucarest, il 20 maggio 2015. (Ovidiu Micsik, Reuters/Contrasto)
28 dicembre 2016 17:02

Più di due settimane fa, l’11 dicembre 2016, diciotto milioni di romeni sono andati alle urne per scegliere i 466 parlamentari alla camera e al senato. Il Partito socialdemocartico (Psd) ha vinto con una larga maggioranza, il 45 per cento, sconfiggendo il Partito liberale che invece ha ottenuto solo il 20 per cento. A quel punto il leader del Psd, Liviu Dragnea, ha proposto Sevil Shhaideh come prima ministra, ma la sua nomina è ancora ferma.

Il presidente romeno Kalus Iohannis ha infatti respinto la candidatura di Shhaideh, cancellando così la prospettiva di avere per la prima volta in un paese dell’Unione europea una donna musulmana capo del governo. Shhaideh, 52 anni, fa parte della minoranza tatara ed è sposata con un uomo originario della Siria. È una stretta collaboratrice e amica di Dragnea, che non può assumere l’incarico perché è stato condannato a due anni di reclusione (con la pena sospesa) per frode elettorale, nel maggio del 2015. Per questo motivo alcuni temono che la sua scelta di candidare Shhaideh sia un modo per governare per interposta persona, rischiando di lasciare a lei poco potere decisionale. Inoltre l’esperienza in ambito politico di Shhaideh è limitata, avendo solo ricoperto il ruolo di ministro dello sviluppo per cinque mesi nella precedente amministrazione.

“Ho attentamente analizzato i pro e i contro e ho deciso di non accogliere la proposta del Psd”, ha annunciato in un comunicato televisivo il presidente Iohannis, invitando il partito a presentare un nuovo candidato. Iohannis non ha dato spiegazioni precise riguardo il suo rifiuto, ma sembra che uno dei motivi scatenanti sia il passato del marito di Shhaideh. Dopo aver lavorato per vent’anni al ministero dell’agricoltura in Siria, è emigrato Romania nel 2011, dove ha servito come consulente del ministero dell’agricoltura romeno, ottenendo la cittadinanza nel 2015. Secondo un gruppo di giornalisti investigativi, il Rise project, il marito di Shhaideh ha espresso più volte il suo supporto al presidente siriano Bashar al Assad sui social network e avrebbe con lui stretti contatti.

L’analista politico Andrei Ţăranu, ha ipotizzato anche che la decisione del presidente è collegata a questioni di sicurezza nazionale e al fatto che gli Stati Uniti non sarebbero stati particolarmente favorevoli alla scelta. Secondo il sito HotNews, inoltre, anche i servizi segreti avrebbero “fortemente messo in guardia” contro la nomina di Shhaideh, a causa appunto della vicinanza del marito e i suoi fratelli al regime di Assad. Ţăranu ha aggiunto che le opzioni a questo punto sono due: o il Psd fa una nuova proposta oppure ci dovranno essere delle nuove elezioni.

Un tentativo del Psd di destituire il presidente sarebbe problematico, perché la costituzione in effetti ammette il diritto a richiedere una seconda nomina, anche se non era mai successo prima. In alternativa, il parlamento potrebbe sospendere il presidente e dare il via a un processo di impeachment ma sarebbe un iter complesso e lungo e richiederebbe una decisione da parte della corte costituzionale e un referendum. Come annunciato da Dragnea, sarà necessario prendere una decisione a breve nell’interesse del paese, soprattutto per evitare una crisi politica.

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