Sostenitori del nuovo presidente eletto Adama Barrow a Banjul, in Gambia, il 19 gennaio 2017. (Afolabi Sotunde, Reuters/Contrasto)

Il Gambia festeggia la partenza di Jammeh e aspetta il nuovo presidente

Sostenitori del nuovo presidente eletto Adama Barrow a Banjul, in Gambia, il 19 gennaio 2017. (Afolabi Sotunde, Reuters/Contrasto)
23 gennaio 2017 13:58

Gli abitanti di Banjul, la capitale del Gambia, aspettano il ritorno del loro nuovo presidente, Adama Barrow. Il vincitore delle elezioni presidenziali del 1 dicembre 2016 si è rifugiato in Senegal a metà gennaio mentre il paese era attraversato da una grave crisi politica. Ora che Jammeh ha deciso di cedere il potere e di lasciare il paese si è aperta la strada per il suo rientro.

Da un mese, scrive il corrispondente di Le Monde a Banjul, “la capitale del Gambia viveva in un’angoscia paralizzante perché non sapeva quale dei due presidenti l’avrebbe spuntata: se il dittatore Yahya Jammeh, che si rifiutava di andarsene, o Adama Barrow, l’agente immobiliare che contro ogni aspettativa è riuscito a vincere le elezioni”.

Jammeh lascia
La tensione ha cominciato ad allentarsi la sera di sabato 21 gennaio, quando Jammeh ha ceduto alle pressioni della Comunità degli stati dell’Africa occidentale (Cédéao) e dell’Unione africana, e ha preso un aereo per trasferirsi con la famiglia in Guinea Equatoriale, paese che non fa parte della Corte penale internazionale ed è guidato da un altro uomo forte, Teodoro Obiang Nguema (al potere dal 1979).

Un giorno dopo la partenza di Jammeh una colonna di mezzi dell’esercito senegalese, il paese che circonda la piccola repubblica dell’Africa occidentale, è entrata a Banjul su ordine della Cédéao. È il secondo dispiegamento di truppe dell’organizzazione regionale in pochi giorni: il 19 gennaio i soldati inviati della Micega (la missione della Cédéao in Gambia) avevano varcato il confine ma erano rimasti fermi in attesa che la diplomazia facesse il suo corso.

I soldati senegalesi arrivati il 22 gennaio sono stati accolti con favore dalla popolazione locale, scrive Jeune Afrique, e si sono posizionati davanti al palazzo presidenziale per permettere il ritorno di Barrow, che lo scorso 19 gennaio ha prestato il giuramento da presidente a Dakar.

Casse svuotate
La partenza di Jammeh è stata possibile grazie alla mediazione del presidente guineano Alpha Condé, che ha fornito l’aereo, e del mauritano Mohamed Ould Abdel Aziz. Nell’andarsene l’uomo forte del Gambia ha lasciato il segno: come ha denunciato l’avvocato Mai Fatty, un oppositore del vecchio regime e ora consigliere di Barrow, Jammeh ha svuotato le casse dello stato, portando con sé più di 500 milioni di dalasi, la moneta locale, l’equivalente di 11 milioni di dollari. Inoltre, come scrive il sito gambiano Freedom Newspaper, nelle scorse settimane Jammeh avrebbe approfittato di diversi voli di un cargo ciadiano per portare via dal paese le sue auto di lusso. Fatty accusa l’ex leader di aver paralizzato il paese dal punto di vista economico.

Yahya Jammeh era arrivatoal potere nel luglio del 1994 con un colpo di stato. Nel 1996 aveva lasciato l’esercito per fondare un partito, l’Alleanza patriottica per il riorientamento e la costruzione (Aprc), con cui vinse le elezioni. Da allora ha sempre vinto, tranne il 1 dicembre scorso quando, a sorpresa, i gambiani (circa due milioni di persone) hanno eletto il leader dell’opposizione, Barrow, a capo del paese.

Quando, a metà dicembre, Jammeh ha ritrattato la decisione iniziale di ammettere la sconfitta alle urne è scoppiata una crisi politica che ha costretto 45mila persone a lasciare il paese. Ora stanno lentamente rientrando.

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