21 luglio 2020 13:49

Dai test condotti su più di un migliaio di volontari è emerso che il vaccino contro il nuovo coronavirus (ChAdOx1 nCoV-19) sviluppato dall’università di Oxford in collaborazione con la casa farmaceutica AstraZeneca è sicuro e attiva una risposta immunitaria nelle persone a cui è stato somministrato. I risultati sono stati pubblicati il 20 luglio su The Lancet.

Il farmaco è stato sviluppato a partire da un adenovirus che di solito causa il raffreddore tra gli scimpanzé. Il suo genoma è stato modificato per renderlo più simile al virus Sars-cov-2, di modo che il sistema immunitario degli esseri umani possa riconoscerlo come tale e attaccarlo. I test hanno riscontrato un aumento sia degli anticorpi sia dei linfociti T.

La somministrazione non ha dato effetti collaterali gravi, ma il 70 per cento dei volontari ha avuto febbre e mal di testa, curabili con un semplice antidolorifico. Per sapere se il vaccino protegge efficacemente le persone dal covid-19 bisognerà però attendere i risultati di test più ampi, che coinvolgono diecimila persone nel Regno Unito, 30mila negli Stati Uniti, duemila in Sudafrica e cinquemila in Brasile.

Lo stesso giorno The Lancet ha pubblicato i primi risultati, altrettanto soddisfacenti, sul vaccino cinese sviluppato dalla CanSino Biologics in collaborazione con le forze armate di Pechino, che ha usato una tecnica molto simile a quella adottata dai ricercatori di Oxford. Attualmente sono allo studio più di 150 potenziali vaccini, di cui 23 sono stati testati sugli esseri umani.

Intanto, scrive Science, sta crescendo anche il sostegno ai challenge trials nella ricerca di un vaccino contro il covid-19, che consistono nel somministrare il farmaco a volontari sani, che poi vengono esposti al nuovo coronavirus. Questo approccio ha sollevato dubbi etici perché mette a rischio la salute delle persone, tuttavia sono già 30mila i volontari di 140 paesi che si sono detti disposti a sottoporsi ai challenge trials iscrivendosi sulla piattaforma 1Daysooner.

Nel resto del mondo

  • Hong Kong, in passato considerata un modello per la gestione del virus, sta affrontando una nuova ondata di contagi. Un nuovo picco è stato raggiunto il 19 luglio, con 108 casi, mentre il giorno successivo i contagi sono stati 73. Nonostante un sistema di tracciamento efficiente, le autorità sanitarie non riescono a individuare l’origine delle infezioni, rendendo più difficile interrompere la catena dei contagi. Molte persone risultate positive al virus non sono legate a focolai conosciuti. Come ha detto al New York Times David Hui, direttore dello Stanley Ho center for emerging infectious diseases alla Chinese University di Hong Kong, le ondate precedenti sono state tenute sotto controllo perché era stato possibile isolare le persone entrate in contatto con i malati, metterle in quarantena e fermare i contagi. Questa volta, invece, è più difficile perché è in corso una trasmissione silenziosa. Molti abitanti hanno attribuito il nuovo focolaio alle persone che sono entrate in città senza sottoporsi al periodo di quarantena previsto. Secondo il New York Times, “mentre il mondo cerca di allentare le regole messe in atto per combattere il virus, l’esperienza di Hong Kong è un monito”: eliminare il distanziamento troppo rapidamente può aprire la strada a nuove ondate.
  • Con 40.425 nuovi casi di covid-19, il 20 luglio l’India ha registrato un record di contagi, ha fatto sapere il ministero della salute indiano. L’India è il terzo paese al mondo più colpito dalla pandemia, dopo Stati Uniti e Brasile, e ha più di 1,1 milioni di casi ufficiali e 28mila decessi. Il tasso delle infezioni è cominciato ad aumentare rapidamente da quando, a metà maggio, il governo ha allentato le misure di contenimento. Gli epicentri della pandemia sono New Delhi e Mumbai, ma negli ultimi giorni alcune regioni, tra cui lo stato di Goa, una delle più importanti destinazioni turistiche del paese, hanno imposto nuove chiusure e restrizioni.
  • L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) il 20 luglio ha lanciato un allarme sull’aumento dei casi di covid-19 tra le comunità indigene nel continente americano. Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore dell’Oms, ha detto che le comunità indigene nelle aree urbane e rurali sono a rischio. Al 6 luglio erano stati registrati 70mila casi e duemila decessi tra gli indigeni del continente. Secondo la Pan American health organization (Paho), in Brasile sono stati confermati quasi ottomila casi e 177 morti, mentre negli Stati Uniti in dodici aree controllate dall’Indian health service i casi sono 22.539. La Paho sottolinea che nelle comunità indigene ci sono “alcuni fattori di rischio che possono essere associati con tassi di mortalità da covid-19 più alti, come la malnutrizione, l’accesso insufficiente o assente ai sistemi sanitari, all’acqua potabile e ai servizi igienici di base, oltre alla diffusione di malattie parassitarie”.
  • Mentre i contagi e i decessi continuano ad aumentare negli Stati Uniti, con 61.761 nuovi contagi registrati il 20 luglio, il presidente Donald Trump ha annunciato che riprenderanno i briefing quotidiani sul coronavirus, che erano stati interrotti ad aprile. Trump ha attribuito la sua decisione non alla crisi sanitaria, ma al fatto che gli incontri avevano indici d’ascolto televisivi molto alti. Inoltre, dopo averla evitata durante tutta la pandemia, il 20 luglio Trump ha pubblicato su Twitter una sua foto con la mascherina, scrivendo che indossarla è “patriottico”.
  • In Iran sono state reintrodotte alcune restrizioni dal 18 luglio nella capitale Teheran e in altre zone del paese, che comprendono il divieto di celebrare funzioni religiose e culturali, e la chiusura di scuole, bar, piscine, parchi divertimenti e zoo. Dal giorno seguente in ventidue città della provincia di Khuzestan, nel sudovest del paese, è stato imposto il confinamento per tre giorni. In un discorso televisivo, il presidente Hassan Rohani ha detto che circa 25 milioni di iraniani potrebbero aver contratto il covid-19. L’Iran è il paese del Medio Oriente più colpito dal virus e i casi ufficiali sono più di 170mila.
  • Due ministri del Sudafrica positivi al covid-19 sono stati ricoverati, ha annunciato il governo il 21 luglio. Si tratta di Thembelani Thulas Nxesi e Gwede Mantashe, ministri del lavoro e dell’energia. Con 373mila casi confermati di covid-19 e 5.173 decessi, il Sudafrica è il quinto paese più colpito al mondo dal nuovo coronavirus, dopo Stati Uniti, Brasile, India e Russia. Il picco della pandemia è previsto nelle prossime settimane.
  • Una serie di recenti articoli pubblicati da riviste scientifiche fa un po’ di chiarezza sulla mortalità da covid-19, scrive Le Monde, anche se restano molti dubbi sulla comparabilità delle diverse situazioni a causa dell’eterogeneità dei dati. Una ricerca pubblicata su Jama Internal Medicine ha stabilito che in Lombardia sono morti circa la metà (48,7 per cento) dei primi malati ricoverati nei reparti di cure intensive. Secondo un altro studio, pubblicato su Anaesthesia, la mortalità è stata piuttosto costante nei vari continenti ed è diminuita nel corso del tempo, passando da circa il 50 per cento di marzo al 40 per cento di fine maggio.