22 luglio 2020 15:11

Il 21 luglio le autorità sanitarie del Messico hanno dichiarato che nel paese sono morte più di 40mila persone a causa del covid-19. Si tratta del secondo bilancio più grave in America Latina dopo quello del Brasile. Nella stessa giornata sono stati registrati 6.859 nuovi casi, portando il totale dei contagi a 356.255. L’epicentro dell’epidemia nel paese è la capitale, Città del Messico.

Il presidente Andrés Manuel López Obrador ha promesso di migliorare le norme sanitarie nel paese per contribuire alla lotta contro il virus e ha lanciato una “campagna permanente” per promuovere un’alimentazione e degli stili di vita più sani. Secondo le cifre ufficiali del 2018, circa 96 milioni di messicani sono obesi o in sovrappeso, nove milioni soffrono di diabete e 15 milioni di ipertensione, soprattutto a causa della cattiva alimentazione. Queste malattie aumentano il rischio di complicanze nei malati di covid-19. I dati indicano infatti che il 55 per cento delle persone morte a causa del virus in Messico soffrivano di queste patologie.

Nel resto del mondo

Contagi da covid-19 in una selezione di paesi. Numero di casi dal giorno del 100° contagio, su scala logaritmica.
  • La crisi continua ad aggravarsi anche nel resto dell’America Latina. In Colombia il 21 luglio il bilancio delle vittime ha superato i settemila morti, ha annunciato il ministero della sanità. Secondo le autorità della Bolivia, il virus si sta diffondendo rapidamente nelle regioni di La Paz e Cochabamba. Il 21 luglio il direttore di un’unità d’élite della polizia ha fatto sapere che nei cinque giorni precedenti i suoi agenti hanno recuperato 420 cadaveri nelle strade, all’interno di veicoli o di abitazioni nella capitale La Paz e a Santa Cruz, la città più grande della Bolivia. Si stima che almeno nell’80 per cento dei casi la causa del decesso sia il covid-19. Il 22 luglio il ministro della sanità del Brasile ha detto che nelle ventiquattr’ore precedenti nel paese sono stati confermati 41.008 nuovi casi e 1.367 decessi.
  • Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump il 21 luglio ha continuato a smarcarsi dalle sue precedenti dichiarazioni sulla pandemia, avvertendo che la situazione “probabilmente, purtroppo, peggiorerà prima di migliorare”. Durante la prima conferenza stampa sul virus trasmessa in tv ad aprile, Trump ha rinnovato l’invito a indossare la mascherina: “Che vi piacciano o no le mascherine, sono efficaci. Hanno un effetto e abbiamo bisogno di tutto quello che può servire”. Il 21 luglio sono stati registrati almeno 1.120 decessi per covid-19 in tutti gli Stati Uniti: è la prima volta a luglio che il numero dei morti quotidiano supera il migliaio. Le autorità del Nevada, dell’Oregon e del Tennessee hanno registrato un record di contagi giornalieri. Intanto le forze armate sono state individuate come una potenziale fonte di contagi sia nel paese sia all’estero. Nelle ultime sei settimane il tasso d’infezione tra i militari è triplicato e in ventimila hanno contratto il virus.
  • In un discorso trasmesso in tv il 21 luglio, il presidente della Repubblica Democratica del Congo, Félix Tshisekedi, ha annunciato la fine dell’emergenza sanitaria per contenere la pandemia e ha ordinato la riapertura di attività, scuole e confini. A partire dal 22 luglio ripartono i trasporti pubblici, i raduni sono permessi e possono aprire tutti i tipi di negozi, i bar, i ristoranti e le banche. Nel paese, con una popolazione stimata di 80 milioni di abitanti, sono stati registrati 8.534 contagi e 196 morti dal 10 marzo. L’emergenza sanitaria era stata proclamata il 24 marzo. Nel suo discorso Tshisekedi ha sottolineato però che “la fine dello stato di emergenza non significa la fine dell’epidemia nel paese” e ha raccomandato ai cittadini di indossare la mascherina in pubblico e di lavarsi le mani frequentemente.
  • In Australia lo stato di Victoria ha registrato 484 contagi da covid-19 e due decessi il 21 luglio. Si tratta del record quotidiano di contagi in tutto il paese. Per contenere la nuova ondata del virus è stato imposto l’obbligo di indossare le mascherine in pubblico. Gli abitanti di Melbourne, la capitale dello stato, possono lasciare le loro case solo per andare a comprare cibo e beni essenziali, per motivi di salute, per lavoro o per fare esercizio fisico. Il premier dello stato australiano di Victoria, Dan Andrews, ha scritto su Twitter: “Infermieri e medici usano la mascherina quando vi curano. Quindi non è troppo chiedere che ne indossiate una quando siete al supermercato o per strada. Aiuta a non finire in ospedale e a non far ammalare gli altri – ne vale la pena”.
  • Preoccupa la situazione degli ospedali in Libano. A lungo considerati tra i migliori del Medio Oriente, sono in difficoltà a causa della crisi economica e dell’aumento dei casi di covid-19. Molte strutture, pubbliche e private, non riescono a pagare il personale, sono a corto di attrezzature e temono di non riuscire a restare aperte. La settimana scorsa l’American university medical center, uno dei più antichi e prestigiosi ospedali universitari del paese, ha licenziato centinaia di dipendenti a causa del disastroso stato dell’economia. Finora il Libano ha tenuto sotto controllo la diffusione del virus e nel paese sono stati registrati meno di tremila contagi e 41 decessi. Ma con le infezioni in aumento, molti operatori sanitari temono un collasso del sistema.
  • In Corea del Sud quasi mille soldati sono stati messi in isolamento perché potrebbero essere entrati in contatto con un gruppo di combattenti di prima linea infettati dal nuovo coronavirus. Il timore è che scoppino nuovi focolai nelle basi militari, com’era successo a febbraio. Almeno otto soldati di un’unità di stanza a Pocheon, vicino al confine militarizzato con la Corea del Nord, sono risultati positivi ai test. Il 22 luglio le autorità sanitarie sudcoreane hanno registrato 63 nuovi casi di covid-19, per un bilancio totale di 13.879 contagi e 297 morti. La Corea del Sud è stata un esempio virtuoso nel contenimento del virus, dopo l’identificazione a marzo di un grosso focolaio nella città di Daegu, ma continua a individuare nuove catene di contagio. Uno studio pubblicato il 16 luglio dal Journal of Korean Medical Science sostiene che a Daegu un residente su 13 ha sviluppato gli anticorpi al nuovo coronavirus, un indizio che il virus ha circolato molto più di quanto si pensasse.
  • Nel Regno Unito Jeremy Farrar, direttore del Wellcome Trust (un ente di beneficenza britannico che finanzia la ricerca biomedica e gli studi su terapie e vaccini contro il covid-19), ha dichiarato alla commissione salute della camera dei comuni che il nuovo coronavirus è ormai endemico tra gli esseri umani e la situazione non sarà risolta entro Natale, come aveva auspicato il premier Boris Johnson qualche giorno prima, annunciando nuovi allentamenti delle misure di contenimento. Secondo Farrar, anche con terapie efficaci e vaccino il virus resterà in circolazione per molti anni, forse decenni.
  • In Francia un rapporto pubblicato il 22 luglio da Santé publique, l’agenzia statale che si occupa della salute pubblica, fa il punto sulla mortalità nel paese tra l’inizio di marzo e la fine di maggio. Tra il 2 marzo e il 31 maggio, sono morte complessivamente 175.800 persone. Dal 9 marzo, la mortalità ha superato del 7 per cento le previsioni basate sugli anni precedenti e ha raggiunto un picco (+60 per cento) a fine marzo. Secondo il rapporto, il tasso di mortalità è poi diminuito progressivamente per tornare ai numeri abituali verso la fine di aprile. Per il momento le cause precise dei decessi non sono ancora accertate. Secondo le autrici del rapporto, bisognerà aspettare la fine dell’anno per avere dati esaustivi e misurare gli effetti del covid-19 sulla mortalità. Sia il virus sia le misure di contenimento potrebbero aver influito sul numero dei decessi. Mentre alcuni pazienti sono morti perché non sono stati curati in tempo, altre vite sono state risparmiate grazie alla riduzione delle attività e degli spostamenti.
  • A inizio luglio sono riprese le vaccinazioni contro la poliomielite condotte dall’Iniziativa globale per l’eradicazione della poliomielite (Gpei), che erano state interrotte bruscamente a marzo. Il primo paese a riprendere la somministrazione dei vaccini è stato il Burkina Faso, seguite il 21 luglio dal Pakistan. I casi di poliomielite stanno aumentando in molti paesi e si teme uno “scenario molto cupo”, ha dichiarato Michel Zaffran dell’Organizzazione mondiale della sanità. Per il momento le vaccinazioni si concentrano nei paesi dove sono stati rilevati dei focolai, mentre le campagne di prevenzione sono ancora ferme.