18 settembre 2020 12:20

Russia
Il 17 settembre gli attivisti che lavorano con Aleksej Navalnyj, ricoverato in un ospedale di Berlino dopo essere stato avvelenato, hanno annunciato che tracce di gas nervino sono state rilevate su una bottiglietta d’acqua trovata nella camera d’albergo dell’hotel dove l’oppositore ha soggiornato a Tomsk, in Siberia. Navalnyj si era poi sentito male durante il volo di ritorno verso Mosca.

Bielorussia-Unione europea
La Polonia ha proposto il 17 settembre di creare un fondo europeo di stabilizzazione per la Bielorussia dotato di almeno un miliardo di euro. Nel frattempo, un portavoce del capo della diplomazia europea Josep Borrell ha annunciato che l’oppositrice Svetlana Tichanovskaja, rifugiata in Lituania dopo le presidenziali del 9 agosto, incontrerà il 21 settembre a Bruxelles i ministri degli esteri dei paesi dell’Unione europea.

Bolivia
Il 17 settembre la presidente ad interim Jeanine Áñez ha annunciato il suo ritiro dalle elezioni presidenziali del 18 ottobre per cercare di evitare la vittoria di Luis Arce, candidato del Movimento per il socialismo (Mas), la formazione dell’ex capo dello stato Evo Morales. Áñez era solo quarta nei sondaggi dopo Arce (29,2 per cento), l’ex presidente Carlos Mesa (19 per cento) e Luis Fernando Camacho (10,4 per cento).

Cina-Taiwan
Il 18 settembre il governo cinese ha dato il via a delle esercitazioni militari nello stretto di Taiwan in risposta alla visita sull’isola di Keith Krach, sottosegretario di stato statunitense per la crescita economica, l’energia e l’ambiente. Pechino considera Taiwan parte integrante della Cina.

India
Centinaia di manifestanti si sono scontrati con le forze governative il 17 settembre a Srinagar, nel Kashmir indiano, dopo che tre ribelli separatisti e una donna sono morti durante un’operazione della polizia e di una milizia paramilitare nel quartiere Batamaloo. La tensione è molto alta nel Kashmir indiano da quando nell’agosto del 2019 il primo ministro Narendra Modi ha revocato lo statuto di autonomia della regione, che ha una popolazione in maggioranza musulmana.

Burundi
Il 17 settembre una commissione d’inchiesta delle Nazioni Unite ha stabilito che la situazione dei diritti umani nel paese non è migliorata dopo l’insediamento a giugno del nuovo presidente Évariste Ndayishimiye, che ha preso il posto di Pierre Nkurunziza, al potere dal 2005. Inoltre, la maggior parte dei funzionari coinvolti nella repressione che ha causato 1.200 vittime tra il 2015 e il 2017 fa ancora parte dell’amministrazione.