21 dicembre 2020 16:02

Il 14 dicembre il segretario alla salute del Regno Unito, Matt Hancock, ha annunciato al parlamento che è stata individuata nel sud dell’Inghilterra una nuova variante del sars-cov-2 associata a una diffusione più rapida del virus, scrive New Scientist. La variante è stata chiamata B.1.1.7 o anche VUI-202012/01 (che sta per “variant under investigation” o prima “variante in esame”, dicembre 2020).

Cosa sappiamo finora della nuova variante?
È stata individuata nel Regno Unito alla fine di settembre e comprende 17 mutazioni. Alcune di queste mutazioni influenzano il modo in cui il virus si aggancia, tramite la proteina spike, alle cellule umane per infettarle. È possibile che questi cambiamenti permettano alla variante B.1.1.7 di replicarsi e trasmettersi in modo più efficiente. Ma la stima di una maggiore trasmissibilità si basa su modelli al computer e non è stata confermata da esperimenti di laboratorio. In ogni caso, alla luce dei dati disponibili finora, la variante non sembra far aumentare le forme gravi di covid o la mortalità.

Diciassette mutazioni sono tante?
Sì, sono tante. Come per tutti i virus, è normale che la sequenza genetica del sars-cov-2 cambi leggermente nel corso del tempo. Il nuovo coronavirus è in continua evoluzione e ci sono già molte varianti con una o più mutazioni. A luglio, ne erano già state registrate almeno 12mila. Finora, il virus ha accumulato mutazioni a una velocità di circa uno o due cambiamenti al mese, spiega Science. Quindi molti dei genomi sequenziati oggi differiscono in circa venti punti dai primi genomi isolati in Cina a gennaio, ma circolano anche molte varianti con meno modifiche. Una versione del virus che condivide una delle mutazioni della variante inglese, era emersa a metà novembre in Sudafrica. Altre varianti con mutazioni che coinvolgono la proteina spike sono emerse indipendentemente in Thailandia e in Germania all’inizio del 2020 e sono diventate prevalenti in Danimarca e Inghilterra ad agosto. Comunque, molte delle mutazioni che emergono sono rare e spesso i virus che ne sono portatori muoiono. In questo caso quello che preoccupa è la quantità di mutazioni accumulate rapidamente in un singolo virus.

Questa rapidità è rara?
Gli scienziati non hanno mai visto il virus acquisire più di una dozzina di mutazioni apparentemente nello stesso momento. Pensano che in questo caso l’accumulo sia avvenuto durante una lunga infezione di un singolo paziente, che ha dato il tempo al sars-cov-2 di cambiare, grazie a più varianti in competizione tra loro.

Quali sono le mutazioni che preoccupano di più?
Tra le 17 mutazioni che costituiscono la variante B.1.1.7, ce ne sono otto nel gene codificante per la proteina spike, che si trova sulla superficie del virus. Due di queste sono particolarmente preoccupanti. Una, chiamata N501Y, ha già dimostrato di facilitare il legame della proteina con il recettore Ace2, il suo punto d’ingresso nelle cellule umane. L’altra, la 69-70del, causa la perdita di due aminoacidi nella proteina spike permettendo al virus di eludere più facilmente la risposta immunitaria in alcuni pazienti immunocompromessi.

Le mutazioni stanno aiutando il virus a diffondersi?
Non lo sappiamo ancora. La variante si sta diffondendo più velocemente di altre nelle stesse regioni, ma non è ancora chiaro il motivo. Spesso il fatto che una variante si diffonda di più di un’altra è puramente casuale. Per ora, non ci sono prove chiare che la diffusione della B.1.1.7 sia dovuta a queste particolari mutazioni. Ma è quello che i ricercatori vogliono cercare di capire, studiando le modificazioni genetiche anche in relazione ai dati epidemiologici. In ogni caso le misure come indossare le mascherine o mantenere il distanziamento fisico dovrebbero essere comunque efficaci, anche se la nuova variante fosse davvero più contagiosa. I funzionari britannici hanno affermato che sarebbe più trasmissibile del 70 per cento, ma secondo Christian Drosten, virologo dell’ospedale universitario Charité di Berlino, “ci sono troppe incognite per affermare una cosa del genere”, riporta Science. Per esempio, la variante porta anche una delezione (la perdita di un segmento di dna) in un altro gene virale, ORF8, che secondo studi precedenti potrebbe ridurre la capacità del virus di diffondersi.

La variante sta causando una malattia più grave?
Non si sa. Per scoprirlo, dovremmo individuare molte persone che si sono ammalate dopo essere state infettate da questa specifica variante e monitorarle per almeno un mese. Per ora, comunque, non c’è motivo di pensarlo. Le mutazioni che rendono i virus più infettivi non li rendono necessariamente più pericolosi.

La variante potrebbe compromettere l’efficacia dei vaccini?
Non può essere escluso ma, di nuovo, ancora non si sa. Secondo alcuni esperti, ci vorranno anni, e non mesi, prima che il virus si evolva abbastanza da rendere impotenti i vaccini attuali. In ogni caso, due dei vaccini che si sono dimostrati più efficaci negli studi, quelli a Rna, possono essere facilmente modificati se il virus dovesse cambiare molto. Invece di contenere una proteina virale, come molti vaccini tradizionali, quelli a Rna contengono del materiale genetico (l’Rna messaggero, appunto) che è in grado di codificare la proteina virale stessa: quando queste istruzioni genetiche sotto forma di Rna sono iniettate nel braccio, entrano nelle cellule muscolari, le quali traducono le informazioni ricevute e producono la proteina virale direttamente all’interno del corpo del ricevente. Cambiando le istruzioni, cioè l’Rna, si può aggiornare il vaccino in modo che sia efficace anche contro le varianti che dovessero emergere.

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Inoltre, anche se l’introduzione dei vaccini potrebbe far aumentare la pressione selettiva sul virus, e potranno quindi emergere varianti che permettono al virus di eludere la risposta immunitaria, si tratta di processi lenti, spiega il New York Times. Il virus deve accumulare molte mutazioni, ciascuna delle quali consente all’agente patogeno di erodere l’efficacia delle difese del corpo. Alcuni virus, come quelli dell’influenza, accumulano questi cambiamenti in tempi relativamente brevi, mentre altri, come il virus del morbillo, non trattengono quasi nessuna delle alterazioni. Comunque, il virus dell’influenza ha bisogno dai cinque ai sette anni per raccogliere abbastanza mutazioni da sfuggire completamente alla risposta immunitaria. E ci vogliono anni anche per i comuni coronavirus del raffreddore.

La nuova variante è confinata nel Regno Unito?
La B.1.1.7 potrebbe essere già molto diffusa. I ricercatori olandesi l’hanno individuata in un campione di un paziente prelevato all’inizio di dicembre. È stata isolata anche in altri paesi, tra cui l’Italia. Inoltre, il processo evolutivo che ha portato alla B.1.1.7 può avvenire anche altrove, in maniera indipendente. Comunque per precauzione molti paesi, tra cui l’Italia, la Germania, la Svizzera, l’India, Hong Kong e il Canada hanno sospeso i voli provenienti dal Regno Unito.
La Francia ha chiuso il confine per 48 ore: ha fermato treni, camion e traghetti. Il 20 dicembre nel Regno Unito sono stati registrati 35.928 nuovi casi di covid-19.