30 luglio 2021 15:21
  • Secondo i dati della Johns Hopkins university il 30 luglio nel mondo sono stati registrati 196.654.595 contagi da covid-19 e 4.199.164 decessi. In base ai conteggi di Our world in data risulta aver ricevuto almeno una dose di vaccino il 27,8 per cento della popolazione mondiale, completamente vaccinato il 14,2 per cento, e sono state somministrate globalmente 4,01 miliardi di dosi. Solo l’1,1 per cento della popolazione dei paesi poveri ha ricevuto almeno un dose.
  • “Dall’inizio della pandemia di covid-19 l’Unione europea ha avuto delle difficoltà a gestire in modo coordinato le frontiere interne allo spazio di Schengen”, scrive Le Monde in un articolo firmato da più reporter che hanno contribuito a una panoramica sull’uso della certificazione sanitaria europea nei 27 paesi dell’Ue.”Su pressione di quelli mediterranei, preoccupati di salvare la stagione turistica estiva dopo mesi di chiusure e restrizioni che hanno avuto forti ripercussioni sulle loro economie, i 27 alla fine hanno fatto entrare in vigore il certificato sanitario europeo, che permette di sapere se la persona che lo esibisce è totalmente vaccinata da più di due settimane, se ha avuto un test molecolare negativo nei tre giorni precedenti (o due in caso di test rapido antigenico) o se è guarita dal covid da sei mesi e dunque possiede ancora degli anticorpi. Se la persona con passaporto di un paese dell’Ue risponde a uno di questi tre criteri, in teoria, può viaggiare tra i diversi paesi senza doversi sottoporre a quarantene”. Solo in teoria, perché dal 1 luglio e con l’aumento dell’incidenza della variante delta, ogni stato ha comunque attivato regole di ingresso complementari al possesso del certificato verde, controllando in modo più o meno stringente gli ingressi negli aeroporti o ai valichi di treni e strade, e in alcuni casi come in Italia e in Francia prevedendo di chiedere l’esibizione del certificato sanitario per determinate attività al chiuso sul territorio nazionale.
  • La People’s vaccine alliance ha pubblicato un nuovo rapporto in cui sostiene che le grandi aziende farmaceutiche stanno facendo pagare i vaccini che producono e vendono ai singoli paesi e al programma mondiale per la condivisione dei vaccini Covax, imponendo un alto ricarico rispetto ai costi di produzione, a prezzi che solo i paesi più ricchi possono permettersi e che rallentano ulteriormente le campagne vaccinali in quelli più poveri. Il rapporto è stato presentato in Italia da Oxfam ed Emergency (che partecipano all’alleanza insieme all’agenzia Onu Unaids e a circa 70 organizzazioni). I risultati si basano su nuove analisi delle tecniche di produzione dei vaccini di tipo mRna, messi in commercio dalla Pfizer-Biontech e dalla Moderna, realizzate da Public Citizen con ingegneri dell’Imperial College britannico e sostengono che questi vaccini potrebbero essere fabbricati in media con un costo che varia da 1,18 a 2,85 dollari a dose. In base a questi calcoli i paesi acquirenti nel 2021 starebbero spendendo 41 miliardi in più rispetto a un contesto di condivisione dei brevetti che permetterebbe di uscire dal monopolio farmaceutico, nonostante le due aziende abbiano ricevuto finanziamenti pubblici per più di 8,25 miliardi di dollari. “Si stima che l’Italia fino a oggi per questi due vaccini possa aver speso 4,1 miliardi di euro in più di denaro pubblico”, scrivono le ong. “Risorse che potrebbero essere investite per rafforzare il sistema sanitario nazionale, consentendo per esempio di allestire più di 40mila nuovi posti di terapia intensiva (oggi sono poco più di 8.500); oppure di assumere più di 49mila nuovi medici (oggi sono poco più di centomila quelli dipendenti del sistema sanitario nazionale). Rispetto ai costi di produzione, il Regno Unito avrebbe potuto risparmiare 1,8 miliardi di dollari, la Germania 5,8 miliardi, l’Unione europea che finora ha acquistato 1,96 miliardi di dosi avrebbe potuto risparmiare 3 miliardi di euro, pari al 19 per cento del suo bilancio annuale”. Il rapporto sottolinea che questo ricarico sui prezzi ha danneggiato particolarmente la piattaforma del Covax, che “potrebbe aver pagato le dosi della Pfizer-BionTech in media cinque volte di più del loro potenziale costo di produzione, anche se la mancanza di chiarezza nei conti forniti dalla piattaforma non permette controlli adeguati.
  • E mentre la gran parte del mondo fatica ad accedere ai vaccini, in occidente si riapre il dibattito sull’obbligo vaccinale. In Francia il capogruppo al senato dei socialisti Patrick Kanner, sentito da Arthur Bijotat di Le Monde sostiene che l’obbligatorietà “renderebbe più chiara la situazione, considerata l’impossibilità materiale di chiedere il pass sanitario nei centri commerciali, per esempio. Ma il vero problema è che non ci sono dosi sufficienti”. “Nel novembre 2020 il presidente Macron affermava ‘non renderò obbligatori i vaccini’. E per un periodo la Francia è stata il paese dove l’esitazione vaccinale era molto alta”. Oggi, secondo un sondaggio online per conto di Le Figaro e Franceinfo su 1.005 persone il 58 per cento sarebbe favorevole al vaccino obbligatorio, era il 38 per cento nel novembre 2020. Un’ipotesi che si fa avanti anche tre i parlamentari di destra, mentre rimane del tutto contraria Marine Le Pen, leader del Rassemblement national.
  • Negli Stati Uniti invece le aziende tecnologiche non vogliono aspettare le decisioni del congresso: tutte le persone impiegate da Facebook e Google potranno rientrare nei loro uffici solo se completamente vaccinate; anche Netflix sta chiedendo la stessa cosa ad attrici e attori delle sue produzioni, aprendo forse la strada ad altre case di produzione. Il presidente Biden sta cercando soluzioni per convincere il personale degli uffici federali a vaccinarsi, suggerendo di imporre l’obbligo dell’uso della mascherina, di tamponi regolari, del distanziamento fisico e altre restrizioni negli spostamenti di lavoro, e sperando che le persone si vaccinino pur di evitare queste norme. “Ma il momento dell’obbligo sembra molto vicino”, scrive David Leonhardt sul New York Times. “L’hanno annunciato anche 600 università per quanto riguarda il personale e i docenti; diverse amministrazioni statali, compresa quella di New York, si stanno muovendo in questo senso. Non si tratta di una misura di facile applicazione, molti rappresentanti repubblicani sono comunque contrari, ma nella maggioranza c’è frustrazione perché la campagna vaccinale segna il passo, la variante delta corre e l’obbligo potrebbe diventare l’espressione politica di questa frustrazione”.
  • In Australia, a Sydney, il lockdown in vigore dallo scorso giugno è stato esteso al 28 agosto. Il 28 luglio sono stati registrati 239 nuovi contagi nel New South Wales. Un numero destinato ad aumentare, ha detto la governatrice dello stato Gladys Berejiklian, che ha invitato la popolazione a vaccinarsi e ha proposto l’uso di test rapidi nelle scuole e in alcuni luoghi di lavoro. Dal 2 agosto l’esercito sarà impiegato per far rispettare le misure restrittive e per garantire una ripresa in sicurezza. Il numero dei decessi dovuti alla nuova ondata nel New South Wales è salito a 921.
  • La prima ministra neozelandese Jacinta Arden ha annunciato che è stato registrato un aumento del 40 per cento delle dosi di vaccino somministrate dopo il via libera per chi ha più di 60 anni. Nonostante Arden si dica orgogliosa dei risultati raggiunti, la campagna vaccinale in Nuova Zelanda procede a rilento in confronto ad altri paesi: finora poco più di 700mila persone hanno ricevuto entrambe le dosi. Il 29 luglio è stato approvato l’uso di emergenza del vaccino dell’AstraZeneca per le persone dai 18 anni in su. Il Vaxevria si aggiunge così al vaccino della Pfizer-Biontech.
  • Una ricerca condotta dal Child Poverty Action Group, ente impegnato nella lotta alla povertà infantile, ha evidenziato come le politiche adottate dal governo neozelandese dall’inizio della pandemia abbiano peggiorato le condizioni di vita di circa 18mila minori. L’aumento della povertà, delle disuguaglianze e della perdita della casa ha colpito soprattutto le popolazioni māori e pasifika.
  • Il 21 luglio mezzo milione di dosi del vaccino Moderna è stato donato al Bhutan dagli Stati Uniti nell’ambito del programma mondiale per la condivisione dei vaccini Covax. Grazie anche alle donazioni di Danimarca, Bulgaria, Croazia e Cina, il 26 luglio il ministero della salute del piccolo stato himalayano ha dichiarato che il 90,2 per cento della popolazione ha completato il ciclo di vaccinazione. La somministrazione delle seconde dosi, avvenuta in poco più di una settimana, rappresenta un evento particolare, in un momento in cui le disuguaglianze nella risposta alla pandemia sono accentuate da quello che gli studiosi considerano un fallimento epidemiologico e morale dei paesi più ricchi. Lisa Herzog, docente di filosofia all’università olandese di Groningen, spera che quanto accaduto in Bhutan serva da stimolo alla comunità internazionale a impegnarsi di più in favore dei paesi poveri. Già a marzo il Bhutan aveva portato a termine un’impresa notevole: somministrare la prima dose a più del 93 per cento della popolazione in un territorio dove alcuni villaggi sono raggiungibili solamente in elicottero o a piedi. Will Parks, delegato dell’Unicef per il Bhutan, sottolinea che il piccolo regno stretto tra la Cina e l’India, contrariamente ad altri paesi che si sono concentrati sulla somministrazione delle prime dosi, si sia impegnato a completare il ciclo di vaccinazione entro le 12-16 settimane previste e ha elogiato il governo per l’efficienza nella gestione della catena del freddo, e per la bassa percentuale di chi ha preferito non vaccinarsi.
  • Negli Stati Uniti, la preoccupazione per la diffusione della variante delta ha convinto la Casa Bianca a mantenere le restrizioni sui viaggi internazionali. L’ha annunciato il 26 luglio Jen Psaki, portavoce della Casa Bianca, confermando l’aumento dei casi anche nella popolazione vaccinata. “La decisione rappresenta un freno per il settore turistico che confidava in un allentamento delle misure di sicurezza nel periodo estivo per recuperare parte delle perdite accumulate nell’ultimo anno e mezzo”, scrive il New York Times. Le prime restrizioni sui viaggi le aveva imposte l’amministrazione per chi proveniva dalla Cina nel gennaio 2020, e poi sono state estese nella primavera successiva ai paesi europei.
  • L’amministrazione Biden ha anche annunciato la proroga del Titolo 42, l’ordine esecutivo voluto da Trump ed emesso dall’allora segretario per la sicurezza interna, che vieta tutti gli ingressi dei migranti non regolari dalla frontiera meridionale. Un’eccezione è stata fatta per i minori che attraversano il confine non accompagnati. Psaki ha affermato che il Titolo 42 e le altre restrizioni rimarranno in vigore senza una scadenza definita.
  • In Giappone il governo ha prorogato dal 2 al 31 agosto lo stato di emergenza nelle prefetture limitrofe alla capitale e nella città di Osaka. A Tokyo lo stato di emergenza è già in vigore e resterà tale fino alla fine di agosto. Altre cinque aree, tra cui Hokkaido, Kyoto, Hyogo e Fukuoka, saranno soggette a restrizioni meno rigorose. Tokyo ha registrato picchi di contagi per tre giorni consecutivi, 3.865 il 29 luglio. La quinta ondata e la variante delta stanno mettendo sotto pressione gli ospedali della capitale ai quali è stato raccomandato di rimandare operazioni e visite già programmate. Il 25 luglio è stato ricoverato il 20,8 per cento dei 12.635 contagiati nella capitale. L’emittente giapponese Tbs riporta che a Tokyo i posti letto aumenteranno di circa 500 unità entro l’inizio di agosto, ma saranno probabilmente insufficienti dato che, secondo la Reuters, la campagna vaccinale sta procedendo a rilento e che solamente il 36 per cento della popolazione ha ricevuto almeno una dose; finora risulta completamente vaccinato il 27,6 per cento. L’incremento dei contagi e l’aumento dei casi di covid tra gli atleti e gli organizzatori hanno riacceso le proteste di coloro che avrebbero voluto il posticipo o la cancellazione dei giochi olimpici. Nonostante le stringenti norme di quarantena, i test frequenti e l’obbligo di indossare la mascherina, più di 155 casi sono stati riscontrati all’interno del villaggio olimpico.
  • In Guatemala il presidente Alejandro Giammattei ha annunciato la riscrittura dell’accordo con Mosca per l’acquisto di 16 milioni di dosi del vaccino Sputnik. Secondo la ministra della salute Amelia Flores il paese dovrebbe riceverne la metà entro la fine del 2021, pari a quanto è stato già pagato. Il paese latinoamericano ha finora ricevuto solamente 550mila dosi del lotto promesso. Il governo si rivolgerà ad altre case farmaceutiche e ha già ricevuto più di tre milioni di dosi da altri paesi e tramite il programma di condivisione mondiale dei vaccini Covax. Dall’inizio della pandemia, il Guatemala ha registrato 355.223 contagi e 10.174 decessi.
  • Residenti e attivisti per i diritti umani in Birmania accusano il governo militare, autore a febbraio del colpo di stato, di usare la pandemia per consolidare il potere e schiacciare l’opposizione. Secondo quanto scrive David Rising dell’Associated Press, “nell’ultima settimana, il tasso di mortalità pro-capite in Myanmar ha superato quelli di Indonesia e Malaysia, diventando il peggiore nel sudest asiatico. Il sistema sanitario è paralizzato dai ricoveri di nuovi malati di covid-19. Le forniture di ossigeno si stanno esaurendo e il governo ne ha fortemente limitato la vendita privata, dicendo di voler prevenire fenomeni di accaparramento. Ma parallelamente aumentano le accuse secondo cui le scorte sarebbero state fornite ai sostenitori del governo e agli ospedali gestiti dai militari. In Birmania, il personale sanitario è stato preso di mira dalle forze governative dopo aver guidato un movimento di disobbedienza civile che ha esortato i professionisti e i dipendenti pubblici a non collaborare con la giunta militare che si è autonominata consiglio di amministrazione di stato”.
  • Il Pakistan dal 1 agosto vieterà i viaggi interni in aereo a chiunque non abbia un certificato vaccinale contro il covid-19, ha annunciato il ministro per la pianificazione e le emergenze, Asad Umar, che guida l’organismo militare di gestione della pandemia Ncoc. Dalla stessa data anche il personale scolastico dovrà esibire il certificato per poter rientrare a scuola. Il resto dei lavoratori del settore pubblico, delle banche, dei negozi, dei trasporti e gli studenti di 18 anni dovranno farsi vaccinare entro il 31 agosto e per andare a scuola o proseguire le loro attività dovranno esibire il certificato.
  • Le autorità sanitarie cinesi hanno istituito posti di blocco e hanno sospeso i voli nella città orientale di Nanchino, dopo l’esplosione di un focolaio nell’aereoporto internazionale della capitale del Jiangsu. Nella città il 30 luglio sono stati registrati 184 contagi, dopo che il 20 luglio nove addetti alle pulizie all’aeroporto erano risultati positivi. Almeno 206 infezioni a livello nazionale sono state collegate al cluster di Nanchino. I funzionari hanno confermato che si tratta di infezioni riconducibili alla variante delta.
  • Il 30 luglio il presidente israeliano Isaac Herzog ha ricevuto una terza dose di vaccino contro il coronavirus, dando il via a una campagna per somministrare dosi di richiamo alle persone di età superiore ai 60 anni come parte degli sforzi per rallentare la diffusione della variante delta.
  • A una settimana dal 19 luglio, quando sono state allentate quasi tutte le restrizioni anticovid nel Regno Unito, e nonostante un calo dei contagi, in una lettera indirizzata a Boris Johnson, ai ministri della salute, del tesoro e dell’interno e all’amministratore delegato del National health service, il servizio nazionale sanitario, la Nhs Providers (che rappresenta i servizi di assistenza ospedaliera, di salute mentale, territoriali e il servizio delle ambulanze dell’Nhs) ha dichiarato che il sistema sanitario britannico è sottoposto a una pressione paragonabile al picco dello scorso gennaio. Al governo si chiede di prendere le giuste decisioni nel corso del prossimo mese, quando saranno approvati i fondi da destinare all’Nhs per il secondo semestre del 2021. Le pressioni sul sistema sanitario provengono da più fronti: dal bisogno di riprendere a tempo pieno le terapie nei reparti ordinari ai centri per la salute mentale, dall’affollamento nei pronto soccorso ai centri di assistenza. Il tasso di ricovero per malati di covid-19 è ancora alto e gli ospedali stanno attuando misure potenziate di contenimento dei contagi. La pressione sul sistema sanitario si riflette sulla salute fisica e mentale degli operatori: da un sondaggio condotto dal General medical council emerge che un terzo dei medici inglesi si sente estremamente stressato.

Ha collaborato Francesca Morante.