Il pubblico a un concerto di Shawn Mendes al Verizon center di Washington, Stati Uniti, il 15 dicembre 2014. (Kyle Gustafson, The Washington Post via Getty Images)

Bloccare le fotocamere dei telefoni è più pericoloso di quello che sembra

Il pubblico a un concerto di Shawn Mendes al Verizon center di Washington, Stati Uniti, il 15 dicembre 2014. (Kyle Gustafson, The Washington Post via Getty Images)
10 agosto 2016 15:30

Anche nell’epoca di Photoshop l’opinione pubblica ripone nelle foto e nei video una fiducia che una testimonianza oculare non riesce a ottenere. Quest’anno più di 500 persone sono state uccise a colpi di arma da fuoco dalla polizia, ma sui giornali sono finite quelle immortalate in un video. Le fotocamere negli smartphone hanno dato a tutti la possibilità di raccogliere prove, e la credibilità dei video girati con il telefono ha dato prova di resistere in tribunale e sui giornali.

Con un brevetto registrato il mese scorso, la Apple però ha spianato la strada a un futuro diverso, in cui un’applicazione potrebbe essere in grado di alterare le immagini o addirittura di oscurare le fotocamere.

La Apple ha chiesto questo brevetto nel 2011, proponendo una fotocamera per smartphone in grado di registrare dati codificati attraverso segnali infrarossi. I segnali potrebbero mostrare informazioni aggiuntive sullo schermo del telefono: per esempio se un utente punta la sua fotocamera verso una mostra in un museo un trasmettitore situato nelle vicinanze potrebbe dire al telefono di mostrare delle informazioni sull’oggetto inquadrato nel visore.

I raggi a infrarossi potrebbero fare spegnere le fotocamere dei telefoni durante i concerti

Tuttavia questo tipo di app permetterebbe anche di registrare dati che impediscono al telefono di attivare la fotocamera. Il brevetto della Apple propone anche di usare i raggi a infrarossi per costringere le fotocamere dell’iPhone a spegnersi durante i concerti. In effetti gli smartphone sono il flagello della musica dal vivo, ma usare una tecnologia in grado di bloccare le fotocamere rischia di essere un abuso. I prossimi iPhone quasi certamente non avranno questa tecnologia e non è detto che la Apple userà il brevetto in futuro.

Un brutto segnale

Cosa succede se qualcun altro può fare ricorso alla tecnologia per imporre dei limiti sul modo in cui usate le fotocamere dei vostri smartphone o per alterare le immagini che scattate senza il vostro consenso? Negli spazi pubblici negli Stati Uniti questo sarebbe illegale: i tribunali in genere hanno stabilito che il primo emendamento garantisce il diritto delle persone a scattare foto quando si trovano in un’area pubblica come un parco, una piazza o una strada. Ci sono alcune condizioni: per esempio, non è possibile riprendere la polizia.

Gli spazi privati sono tutta un’altra storia. Un individuo o un’azienda possono stabilire regole e prescrizioni per chi visita la loro proprietà e possono chiedere alle persone che non seguono quelle regole di andare via. Una soluzione tecnologica che spenga le fotocamere degli smartphone in questi spazi in effetti è stata già adottata in passato, sebbene in modo più goffo. Un sistema chiamato Yondr sigilla gli smartphone degli spettatori di un concerto in custodie morbide per tutta la durata dello spettacolo ed è già stato usato in occasione di concerti (Alicia Keys, i Lumineers) e di spettacoli comici (Chris Rock, Dave Chappelle e Louis CK).

Il consenso degli utenti

Tuttavia, il solo fatto che un’azienda abbia il permesso di limitare i diritti dei clienti in cambio di un servizio non significa che dovrebbe farlo. Quando ho chiesto a Lee Rowland, avvocata dell’American civil liberties union, un commento sull’idea che sta dietro al brevetto della Apple, lei mi ha detto che le ricordava il modo in cui social media come Facebook e Twitter stabiliscono dei limiti per i loro utenti.

“In quanto enti privati, hanno il diritto di stabilire le condizioni di servizio e le regole d’uso per i loro siti web e le loro piattaforme”, dice Rowland. “Tuttavia, dal momento che i nostri metodi di comunicazione sono controllati in misura crescente da compagnie private, c’è la possibilità di una perdita di diritti civili e di libertà civili quando la gente non dispone di un controllo costituzionale sull’accesso fornito da queste compagnie”.

Se un’azienda o un’organizzazione dovesse limitare la libertà di parola rispettando la legge – un social network che mette al bando l’incitamento all’odio, ad esempio, o una struttura per concerti che impedisce di scattare foto – questo dovrebbe quanto meno richiedere ai loro proprietari un “consenso informato esplicito”, afferma Rowland.

Un segnale a infrarossi sarebbe praticamente impossibile da aggirare

In un mondo basato sul consenso informato, gli utenti di Facebook verrebbero informati in modo esplicito sui limiti a cui ciò che postano sul social network dovrà assoggettarsi prima di creare un account. E chi va ai concerti dovrebbe essere messo al corrente di ciò che può e che non può fare con il suo telefono e delle modalità con cui questi limiti saranno imposti prima di comprare i biglietti.

Per essere affidabile, la tecnologia di blocco della fotocamera dovrebbe essere difficile da aggirare. Se la tecnologia si basasse su un segnale Gps per determinare se un dispositivo si trova in una zona in cui è vietato registrare, l’utente potrebbe spegnere il trasmettitore Gps sul suo telefono per aggirare la restrizione. Un segnale a infrarossi, tuttavia, sarebbe praticamente impossibile da evitare, dal momento che il sensore che riceverebbe il segnale – la fotocamera – sarebbe lo stesso sensore necessario a scattare la foto.

E se nel locale in cui si tiene il concerto dovesse esserci qualche problema,le fotocamere dei telefoni potrebbero essere di fondamentale importanza. Al Bataclan di Parigi, l’anno scorso, un video tremolante ha permesso a tutto il mondo di capire cos’era successo quando tre uomini armati hanno fatto irruzione durante un concerto, hanno cominciato a sparare sulla folla e hanno tenuto in ostaggio per ore un gruppo di sopravvissuti.

Pubblicità sugli schermi

C’è un aspetto meno terrificante della tecnologia che blocca completamente le fotocamere che potrebbe essere un po’ più realistico.

Il mese scorso Amazon ha offerto ai suoi clienti Prime dei cospicui sconti su un paio di smartphone Android. L’offerta però nascondeva un trucco. In cambio del prezzo più basso, gli utenti degli Android scontati avrebbero visualizzato di tanto in tanto delle pubblicità sui loro schermi, la più sacra delle proprietà digitali. Sui telefoni, inoltre, sarebbe stato caricato un software Amazon.

È uno scambio vantaggioso? L’offerta di Amazon è in realtà soltanto l’estensione di un modello di business che rappresenta già la base dell’economia di internet: la gente è disposta a essere oggetto di commercializzazione pur di ottenere qualcosa gratis o a prezzo scontato (pensate a Facebook). Ma cosa accadrebbe se invece degli annunci pubblicitari sugli schermi un cellulare a buon mercato o gratuito incollasse questi annunci sulle vostre foto?

Rowland si dice preoccupata del fatto che prodotti a buon mercato che limitano l’utilizzo di una caratteristica essenziale possano condurre a un sistema su due livelli, in cui le persone che se lo possono permettere hanno la possibilità di sperimentare la loro tecnologia e internet senza ostacoli, mentre chi non se lo può permettere deve saltare nei cerchi o cliccare sugli annunci pubblicitari per ottenere ciò che cerca.

Nella domanda per il brevetto della Apple una frase in particolare ha attirato la mia attenzione. Il brevetto faceva notare come le fotocamere si limitino a catturare immagini di luce visibile ma non ricevano alcuna comunicazione attraverso la luce visibile o invisibile. “Di conseguenza”, si legge nel brevetto, “la funzionalità delle fotocamere nei dispositivi elettronici tradizionali è limitata”.

L’idea che le fotocamere siano “limitate” perché non possono decodificare segnali infrarossi e bloccarsi su richiesta di qualcun altro mi sembra un’espressione della mentalità sovversiva della Silicon valley. A quanto pare, sono rotte perché continuano a fare quello che fanno da più di un secolo, solo con una qualità più alta. Forse le fotocamere degli smartphone non sono immuni dalle forze del mercato che minacciano di trasformarle in qualcosa di peggiore.

(Traduzione di Giusy Muzzopappa)

Questo articolo è stato pubblicato su The Atlantic.

This article was originally published on Theatlantic.com. Click here to view the original. © 2015. All rights reserved. Distributed by Tribune Content Agency

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