António Guterres non è stato ancora ufficialmente eletto segretario generale delle Nazioni Unite, ma ha già effettuato un colpo da maestro: riunire in un’unica foto di famiglia i 15 diplomatici del Consiglio di sicurezza, in particolare il russo Vitaly Churkin e la statunitense Samantha Power, le cui relazioni sono estremamente tese ma che sono riusciti a mettere da parte le loro divergenze sulla Siria per accordarsi sul nome del portoghese come capo dell’Onu. Con grandi sorrisi Churkin ha confidato ai giornalisti presenti: “Siete testimoni, io credo, di una scena storica”.

A 67 anni l’ex primo ministro portoghese e alto commissario per rifugiati tra il 2005 e il 2015 è dunque stato scelto, il 5 ottobre, come nono segretario generale dell’Onu, il primo europeo a ricoprire questo incarico dai tempi dell’austriaco Kurt Waldheim (1972-1981). Guterres è stato scelto al termine di sei scrutini informali, senza particolari tensioni e, per la prima volta nella storia dell’Onu, avvenuti dopo una serie di dibattiti pubblici nei quali tutti gli stati membri hanno avuto il diritto di porre domande ai candidati.

Adesso Guterres deve ottenere l’approvazione ufficiale del Consiglio di sicurezza, che dovrebbe cominciare a riunirsi il 7 ottobre. Il suo nome sarà poi sottoposto ai 193 stati dell’assemblea generale dell’Onu, che potrebbe dare avvio prima di metà ottobre all’elezione del successore di Ban Ki-moon, il cui mandato termina il 31 dicembre. “Abbiamo un candidato la cui esperienza, visione e capacità d’adattamento su moltissimi temi hanno finito per convincere. È notevole che non ci siano stati né contenziosi né controversie”, si è rallegrata la rappresentante statunitense. “Tutti i giorni ci riuniamo al Consiglio di sicurezza aspirando all’unità che abbiamo potuto osservare oggi. E con una crisi terribile come quella attualmente in corso in Siria, l’urgenza di ottenere una simile unità è evidente”.

Viso tondo e affabile, Guterres dovrebbe prendere le redini di un’organizzazione che sta vivendo la sua peggiore crisi istituzionale dai tempi della guerra in Iraq. I conflitti in Siria e in Yemen, e l’incapacità delle Nazioni Unite e del suo attuale segretario generale a porvi fine, hanno gettato l’Onu in una grave crisi.

“Guterres potrebbe presto rimpiangere d’essere stato scelto”, sostiene Richard Gowan, esperto presso il Consiglio europeo per le relazioni internazionali. Fin dalle prime settimane sarà giudicato per la sua capacità di gestire i veti all’interno del Consiglio di sicurezza e di rispondere all’urgenza dei crimini di massa in Siria, Yemen o nel Sud Sudan. “È un uomo capace di creare unità, un eccellente conoscitore dei dossier diplomatici e del sistema dell’Onu”, sottolinea la rappresentante francese all’Onu, François Delattre.

Nato a Lisbona il 30 aprile 1949, Guterres ha una formazione da ingegnere. Religioso, comincia il suo percorso politico presso i movimenti cattolici. Ma è la rivoluzione dei garofani, che nel 1974 mette fine a cinquant’anni di dittatura, a spingerlo all’impegno politico. Entra così nel Partito socialista (Ps) e svolge per anni attività in parlamento, dove la sua parlantina gli vale il soprannome di “martello pneumatico parlante”.

Nel 1992 diventa segretario generale del Ps. La vittoria alle legislative del 1995 lo spinge verso l’incarico di primo ministro. Europeista convinto, fa entrare il suo paese nella zona euro. Ma la congiuntura economica peggiora e Guterres abbandona i suoi incarichi politici dopo aver perduto le elezioni del 2001.

In difesa dei diritti umani
Resta presidente dell’Internazionale socialista prima di diventare, nel 2005, alto commissario ai rifugiati, carica che ricoprirà fino al 2015. Lascia un’immagine di capo carismatico, umile e di grande umanità, “lavoratore accanito e metodico”, secondo alcuni suoi ex collaboratori. In questo contesto, ha dovuto affrontare la peggiore crisi migratoria dalla fine della seconda guerra mondiale, con l’esodo di quattro milioni di siriani spinti alla fuga dalla guerra. Ha riformato la sua agenzia riducendo di un terzo il personale a Ginevra per poter inviare più persone sul campo e affrontare le situazioni più urgenti.

“Sono pronto a impegnarmi perché so quello che ho provato quando sono stato a capo dell’Alto commissariato dell’Onu per i rifugiati per dieci anni”, ha dichiarato durante un dibattito organizzato in giugno dal quotidiano britannico The Guardian. “Non potete immaginare cosa significhi vedere simili livelli di sofferenza”, diceva allora colui che promette di essere il portavoce degli oppressi. Grande difensore dei diritti umani, è molto rispettato dalle organizzazioni non governative.

Ma la sua nomina solleva dei dubbi sul sostegno di Cina e Russia, non particolarmente sensibili alla questione. Pechino ha, a quanto pare, mantenuto delle ottime relazioni con Guterres, che era primo ministro quando la colonia portoghese di Macao è tornata sotto la sovranità cinese, nel 1999. Quanto ai russi, un esperto sospetta che si siano “assicurati un certo numero d’incarichi di alto livello all’interno della segreteria” in cambio dell’appoggio alla candidatura di Guterres, un politico di un paese membro della Nato, dopo che inizialmente avevano insistito per la nomina di un candidato dell’Europa orientale, in virtù di una consuetudinaria rotazione geografica.

Resta il fatto, secondo Richard Gowan, che Guterres sia una “scelta eccellente”, che “potrà dare all’Onu quel genere di calcio nel sedere di cui ha bisogno”.

(Traduzione di Federico Ferrone)

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