05 ottobre 2022 14:13

Nell’ultimo secolo centinaia di migliaia di soldati statunitensi sono morti in guerre combattute all’estero. Così tanti che anche in Italia è diventata familiare l’immagine della madre che apre la porta di casa e si trova davanti un generale in uniforme che la informa della morte del figlio in battaglia. Da cinquant’anni, cioè dalla fine della guerra in Vietnam, il numero di militari americani morti in guerra è diminuito molto. Anche in conflitti particolarmente dispendiosi e fallimentari, il paese ha perso un numero relativamente basso di soldati: 4.400 in Iraq (2003-2011) e 1.800 in Afghanistan (2001-2021), pochi rispetto ai 53mila del Vietnam e ai 33mila della guerra di Corea.

I militari statunitensi comunque continuano a morire: più di duemila nel 2020 e nel 2021, un numero alto se si considera che le forze americane dispiegate nel mondo non sono coinvolte direttamente nei combattimenti. La particolarità di queste morti, spiega un lungo articolo di Rolling Stone, è che sono quasi tutte avvenute negli Stati Uniti, nelle basi dove i soldati si addestrano prima di essere dispiegati all’estero.

Sempre più spesso, la causa del decesso è un’overdose da oppioidi, soprattutto da fentanyl, un oppioide sintetico cinquanta volte più potente dell’eroina. L’articolo si concentra su Fort Bragg, una delle più importanti basi dell’esercito statunitense, in North Carolina. “Nel 2020 e nel 2021 nella base hanno perso la vita 109 soldati. Le overdose da oppioidi sono state almeno 21 (anche se è difficile stabilire un numero preciso a causa dell’opacità dei vertici delle forze armate), quindi sono la seconda causa di morte dopo il suicidio”.

Né l’esercito né gli Stati Uniti in generale possono ignorare le conseguenze della diffusione di fentanyl

I militari delle basi hanno sempre fatto ricorso a una serie di sostanze per sopportare il lavoro e l’addestramento, impegnativi dal punto di vista fisico ed emotivo. Di fronte a questa situazione i vertici dell’esercito hanno spesso chiuso un occhio e gestito i singoli casi in modo silenzioso. Ma il fentanyl sta cambiando questo calcolo. Secondo Rolling Stone, nel 2021 almeno 232 soldati di Fort Bragg sono stati accusati, in base al codice di giustizia militare, di possesso, uso o spaccio di droga o farmaci. Un soldato è stato accusato di lavorare come spacciatore e di vendere ossicodone dall’auto ricevuta in dotazione dall’esercito.

Ormai né l’esercito né gli Stati Uniti in generale possono ignorare le conseguenze della diffusione di fentanyl. “Questa sostanza è una delle principali cause di morte tra gli adulti statunitensi con meno di 45 anni. Prodotta a basso costo, genera estrema dipendenza e ha contaminato l’intera gamma di narcotici illeciti che si consumano negli Stati Uniti. Chi pensa di assumere cocaina, xanax, idrocodone o qualche altra sostanza relativamente più leggera, spesso finisce per prendere il fentanyl inconsapevolmente”. È quello che è successo probabilmente a Joshua Diamond e Matthew Disney, due soldati trovati morti nella loro stanza a giugno del 2021. “Sicuramente non sapeva che si trattasse di fentanyl”, ha detto un amico di Diamond. “In base ai messaggi che hanno trovato sul suo telefono, pensava di aver comprato del Percocet”.

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Secondo Seth Harp, l’autore dell’articolo, la vicenda di Fort Bragg è il simbolo più eclatante della sconfitta definitiva degli Stati Uniti nella loro interminabile guerra alla droga. È proprio da quella base, cuore del complesso delle operazioni speciali degli Stati Uniti, che partono le missioni contro il narcotraffico verso gli angoli più remoti del pianeta: i “berretti verdi” addestrano le forze di sicurezza in paesi come Colombia, El Salvador e Honduras; la Delta Force avrebbe partecipato alle operazioni che hanno portato all’uccisione di Pablo Escobar e alla cattura di Joaquín “El Chapo” Guzmán.

“Eppure, percorrendo Bragg boulevard fino al quartiere Bonnie Doone di Fayetteville, tra magazzini, concessionari di case mobili e saloni di tatuaggi, si trovano motel pieni di scarafaggi, veterani indigenti accampati sotto i ponti e tossici stremati”, racconta Harp, che poi aggiunge: “Come sostiene il vecchio detto: la guerra alla droga è finita, ha vinto la droga”.

Questo articolo è tratto dalla newsletter settimanale Americana, che racconta cosa succede negli Stati Uniti. Ci si iscrive qui.