18 dicembre 2008 00:00

Le battute degli spettacoli di cabaret sono intraducibili. Soprattutto quando sono in arabo (sul palcoscenico), poi vengono tradotte in ebraico (nella mia testa), in inglese (nel mio articolo) e infine in italiano.

Gaza Ramallah è il titolo di una nuova commedia portata in scena da tre giovani attori palestinesi. Divisa in cinque sketch, prende in giro l’Autorità palestinese e i suoi leader (“conosciamo i nomi di tutti i calciatori del Barcellona, ma non sappiamo quelli dei nostri ministri”), la “bella vita” dei nuovi ricchi di Ramallah, la corruzione nel mondo economico e politico (un bell’appartamento si accompagna sempre a ottimi rapporti con i politici israeliani), la divisione tra Gaza e Ramallah (“per ogni massacro a Gaza si fa una festa di solidarietà a Ramallah”) e l’abbandono della Striscia di Gaza da parte di Al Fatah (“se ne sono andati via tutti per trasferirsi al Grand Park”, un albergo di lusso).

Le rare battute su Hamas sono un sintomo di quanto poco gli autori sappiano dei suoi leader e della vita a Gaza. Scommetto che non ci sono mai stati. Come l’insegnante di geografia di uno degli sketch, che non ha mai visto il mare e le città della Palestina, Gerusalemme compresa, ma continua a parlarne con grande orgoglio.

Per mostrare il modo in cui la Palestina è stata smembrata gli attori usano un cocomero, che dividono in tanti piccoli pezzi. Quel che rimane sono Gaza e frammenti di Cisgiordania. Gli attori scherzano anche sui tunnel di Rafah. Sulla madre che, passando per questi tunnel, è andata a Teheran a comprare i pinoli, mentre il marito andava in Siria a prendere pistacchi.

Questa commedia si distingue per la sua coraggiosa autoironia e la salutare mancanza di autocommiserazione. È un’opera pionieristica. Non tutte le battute sono divertenti, ma sono comunque un modo per liberarsi da logori e vittimistici cliché. Quest’atteggiamento critico è ancora raro sulla stampa palestinese. Non penso che a Gaza uno spettacolo simile, incentrato su Hamas, sarebbe stato tollerato.