20 dicembre 2013 11:32

Negli ultimi sei giorni i miei vicini hanno passato il tempo seduti nella loro veranda a guardare il mondo. Di tanto in tanto mi sono unita a loro. È stato molto divertente. La tempesta di neve del fine settimana ha imbiancato Ramallah ed El Bireh, in Cisgiordania.

La tempesta è stata così violenta che le moschee hanno annullato la preghiera. Sulle strade e i marciapiedi la neve si sta ormai trasformando in fango nero, ma le campagne sono ancora di un bianco candido. Ci siamo goduti la bellezza e la calma, mentre le nostre automobili erano bloccate dal ghiaccio. L’altra faccia della medaglia è stata l’aumento degli incidenti e dei ricoveri per fratture.

Anche se le nostre case sono rimaste senza elettricità per trenta ore, a noi è toccata la parte divertente della tempesta. Invece decine di migliaia di persone sono rimaste isolate per giorni, senza elettricità e senza possibilità di ricevere cure mediche. Ho scoperto con piacere che anche alcuni quartieri ebraici e varie colonie sono rimasti isolati da due a cinque giorni: significa che non c’è stata la volontà precisa di interrompere il servizio soltanto nelle aree abitate dai palestinesi. Posso sopportare l’incompetenza, ma non la discriminazione.

Come sempre a pagare il prezzo più alto è stata la Striscia di Gaza, una regione dove i disastri si susseguono senza fine. Alla vigilia della tempesta le forniture elettriche sono state ridotte al minimo (otto ore al giorno invece delle solite dodici o quattordici). Ma quando la tempesta è arrivata, il sistema di drenaggio era fuori uso. I campi profughi, i villaggi e i quartieri densamente popolati sono stati sommersi da almeno due metri d’acqua, e le case sono state evacuate usando le barche.

Almeno diecimila persone hanno trovato rifugio nelle scuole, e per tutta la durata della tempesta gli 1,7 milioni di abitanti di Gaza sono rimasti senza elettricità e gas. Seduti in veranda, non potevamo certo lamentarci per l’incapacità del comune di impiegare più veicoli per liberare le strade secondarie dalla neve.

(Traduzione di Andrea Sparacino)