Riga, Lettonia, 2013. (Atlantide Phototravel/Getty Images)

La Lettonia ha bisogno di leader più autorevoli in Europa

Riga, Lettonia, 2013. (Atlantide Phototravel/Getty Images)
11 aprile 2019 13:12

Ventotto giornalisti raccontano la campagna elettorale nel proprio paese in vista delle elezioni europee del 26-29 maggio 2019. La serie è realizzata in collaborazione con VoxEurop.

Le elezioni generali che si sono tenute in Lettonia nell’ottobre del 2018 hanno portato al Saeima, il parlamento nazionale, sette partiti di cui tre esordienti. Le nuove formazioni – i liberali di Sviluppo/Per! (A/P), il Nuovo partito conservatore (Jkp) e i populisti di Chi possiede lo stato? (Kpv Lv) – hanno ottenuto un grande sostegno popolare grazie al quale sono entrati nella coalizione di governo insieme a due dei vecchi partiti. Ora potrebbero avere un ruolo di primo piano alle prossime elezioni europee.

Al pari della campagna per le elezioni nazionali, anche questa sfida ha visto emergere le posizioni antitetiche dei diversi partiti e dei rispettivi candidati. La ridotta rappresentanza nel parlamento europeo e l’incapacità di operare come una squadra unita rappresentano un pericolo per la Lettonia. Nonostante ci siano figure influenti lettoni, come il vicepresidente della Commissione Valdis Dombrovskis, attualmente la Lettonia fa registrare uno dei punteggi più bassi in termini di influenza sulle politiche dell’Unione.

Dato che il numero di eurodeputati determina direttamente la capacità di influire sul processo legislativo del parlamento europeo, è fondamentale che i rappresentanti dei paesi più piccoli riescano a creare una rete di contatti con gli attori principali e a essere attivi nelle commissioni, stipulando alleanze politiche di peso. Da questo dipende la possibilità che i deputati diventino rapporteur (persone incaricate di presentare i rapporti sui diversi temi) o rapporteur ombra, un’altra posizione determinante per influenzare il processo legislativo. Diversamente da altri stati che hanno una maggiore rappresentanza al parlamento europeo, la Lettonia ha bisogno di leader autorevoli che siano pronti a fare “quel passo in più” per promuovere gli interessi della piccola repubblica baltica.

Anche se i lettoni hanno in generale un’opinione positiva dei vantaggi derivati dall’adesione all’Unione europea (pari al 70 per cento, secondo i sondaggi), nella primavera dal 2018 soltanto il 32 per cento degli intervistati si diceva interessato a questo appuntamento elettorale. Alle elezioni del 2014 l’affluenza è stata appena del 30,2 per cento, contro una media dell’Unione del 42,6 per cento. Questo dato indica un interesse limitato per le politiche comunitarie.

Alcuni dei principali partiti lettoni hanno scelto i loro candidati pescando da ambienti esterni alla politica

Ciononostante, quest’anno l’attenzione per le elezioni europee potrebbe crescere grazie alla partecipazione di politici di spicco e personaggi pubblici di primo piano. Per esempio la popolazione russofona sarà sicuramente mobilitata dalla presenza di Nil Ušakovs, uno dei politici lettoni più popolari. Il partito di sinistra Armonia, di cui fa parte Ušakovs, è stato al centro di un interessante colpo di scena. A febbraio i vertici del partito avevano annunciato il nome del capolista, l’economista e accademico Vyacheslav Dombrovsky, ma appena un mese dopo Ušakovs ha comunicato che sarebbe stato lui a guidare la lista, e questo nonostante fosse sospeso dalla carica di sindaco di Riga per cattiva gestione dei fondi comunali.

Alcuni dei principali partiti lettoni hanno scelto i loro candidati pescando da ambienti esterni alla politica. Il partito liberale Sviluppo/Per! e il Nuovo partito conservatore presentano entrambi candidati appartenenti al contesto accademico, avendo scelto rispettivamente Ivars Ijabs e Andis Kudors, due politologi e accademici senza alcuna esperienza politica ma molto stimati dalla popolazione.

Anche alcuni giornalisti sono stati coinvolti nella campagna elettorale. Il terzo nome della lista di Alleanza nazionale (Na) è quello del giornalista Ansis Pūpols, già oggetto di critiche per la sua posizione conservatrice sui matrimoni gay. Anziché potenziare le leggi esistenti, Pūpols ha proposto che le coppie gay diano vita a “un’azienda” per ovviare all’impossibilità di sposarsi.

Alcuni candidati di punta sono stati selezionati nel mondo dell’imprenditoria. Al secondo posto della lista di A/P c’è Baiba Rubesa, ex amministratrice delegata e presidente del consiglio di amministrazione di Rail Baltica. La segue Ieva Ilves, diplomatica di lungo corso e moglie dell’ex presidente dell’Estonia Toomas Hendrik Ilves.

L’Unione dei verdi e degli agricoltori (Zzs), dopo aver perso molti seggi alle elezioni generali ed essere stata estromessa dal governo, ha scelto di presentare candidati “forti” alle europee: l’ex ministra delle finanze Dana Reizniece-Ozola e l’ex ministro della difesa Raimonds Bergmanis. Inoltre non mancano gli eurodeputati in carica che puntano alla rielezione, come il capolista di Na, Roberts Zīle, eletto al parlamento europeo ininterrottamente dal 2004 e considerato tra gli europarlamentari più efficaci, o il vicepresidente della Commissione e candidato di Nuova unità Valdis Dombrovskis.

Al pari della Zzs, anche l’esperienza di Armonia alle ultime elezioni europee non è stata particolarmente felice. Il giornalista Andrejs Mamikin una volta eletto ha lasciato il partito e attualmente è legato all’Unione russa lettone (Lks), vicina al Cremlino. Il partito populista Kpv Lv, paragonabile al Movimento 5 stelle italiano, ha annunciato che il suo primo candidato sarà il deputato Kaspars Ģirgens, eletto in parlamento nonostante non avesse alcuna esperienza politica di rilievo.

I temi che stanno a cuore
Dalle campagne elettorali e dalle interviste ai candidati possiamo dedurre che la maggior parte dei partiti nazionali si preoccupa principalmente dei finanziamenti europei e degli strumenti per indirizzare più fondi verso la Lettonia. Un tema ricorrente è la necessità di un maggiore finanziamento per l’istruzione e la ricerca, settori effettivamente problematici.

I candidati lettoni non affrontano quasi mai il tema dei problemi ambientali e di come affrontarli al parlamento europeo, preferendo parlare di cosa possono ottenere da Bruxelles anziché di come contribuire politicamente all’Unione. Storicamente i candidati alle elezioni europee hanno sempre promesso di ottenere maggiori finanziamenti dall’Ue per sostenere le politiche locali e i progetti regionali.

Davanti alle promesse dei candidati alle elezioni europee è necessario usare cautela, anche perché il lavoro di un eurodeputato non consiste esclusivamente nel promuovere gli interessi del paese che rappresenta. In particolar modo bisogna diffidare delle promesse riguardanti contesti in cui l’Unione europea ha un’influenza limitata, come le politiche culturali, sociali e formative.

Uno degli aspetti su cui i candidati farebbero bene a soffermarsi è l’insufficienza dei fondi per l’agricoltura, un settore in cui la Lettonia ottiene molto meno rispetto ad altri stati dell’Unione. Per questo motivo uno dei compiti dei rappresentanti lettoni è quello di lavorare insieme ai colleghi che condividono lo stesso problema per ridurre la disuguaglianza in diversi ambiti dell’Unione.

Inoltre i rappresentanti della Lettonia dovrebbero occuparsi con più attenzione delle problematiche legate alla politica estera, per esempio chiedendo un maggiore sostegno per l’Ucraina, informando gli altri stati sulle problematiche derivate dall’influenza russa e ricoprendo un ruolo più attivo nella task force East stratcom (l’unità che combatte la disinformazione anti-Ue proveniente soprattutto dalla Russia e dalle ex repubbliche sovietiche). È necessario avere un’idea condivisa di ciò che è importante per la sicurezza dell’Unione nel suo complesso, con uno scambio di idee, esperienze e obiettivi.

Quando agli europei viene chiesto quali sono le loro preoccupazioni relative all’Unione, le prime due risposte riguardano immigrazione e terrorismo, ed è interessante notare che gli stessi timori emergono anche in Lettonia nonostante il paese abbia meno di due milioni di abitanti e non subisca alcuna pressione migratoria né minaccia terrorista. Alcuni partiti più piccoli e radicali si impossessano di queste tematiche “emotive” puntando sulle paure della gente per guadagnare voti.

Secondo l’Eurobarometro i cittadini dell’Unione, inclusi i lettoni, danno la priorità a otto aree politiche: crescita, migrazione, sicurezza, protezione sociale, ambiente, diritti umani, protezione del consumatore e futuro dell’Europa. Tra i lettoni a cui è stato chiesto quali sono i valori più importanti che un europarlamentare dovrebbe difendere, il 52 per cento ha scelto la protezione dei diritti umani in tutto il mondo (media Ue 46 per cento), il 44 per cento la libertà di espressione (Ue 38 per cento) e il 35 per cento la solidarietà tra gli stati dell’Unione (Ue 30 per cento). Diversamente dalla media europea, la popolazione lettone è molto scettica rispetto alla necessità di proteggere l’uguaglianza di genere (Lettonia 17 per cento, Ue 40 per cento).

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Attualmente metà dei rappresentanti della Lettonia, cioè tutti i quattro eletti di Nuova unità (centrodestra), fa parte del Partito popolare europeo (cristiano-democratici). Gli altri quattro eurodeputati si dividono tra l’Alleanza di liberali e democratici per l’Europa (Alde), l’Alleanza progressista dei socialisti e democratici del parlamento europeo (S&D), i Verdi/Alleanza libera europea (Verdi/Efa) e il gruppo dei Conservatori e riformisti europei (Ecr). Con la possibilità di eleggere nuovi eurodeputati appartenenti a forze politiche che in precedenza non erano rappresentate a livello nazionale, è probabile che questa suddivisione possa cambiare.

Per quanto l’influenza di otto eurodeputati sia evidentemente limitata, è importante difendere gli interessi dei lettoni. Contemporaneamente non dobbiamo dimenticare che un’Europa solida è formata da stati forti che sostengono la cooperazione e la solidarietà.

È probabile che la Lettonia porterà alcuni volti nuovi al parlamento europeo, mentre altri saranno rieletti. La corsa è appena cominciata e ogni candidato cercherà di dimostrare il suo valore sfruttando la sua esperienza e la sua rete di contatti.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

Ventotto giornalisti raccontano la campagna elettorale nel proprio paese in vista delle elezioni europee del 26-29 maggio 2019. La serie è realizzata in collaborazione con VoxEurop.

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