Piazza Colonna, Roma, l’11 febbraio 2019. (Antonio Masiello, Getty Images)

In Italia le elezioni europee sono un banco di prova per il governo

Piazza Colonna, Roma, l’11 febbraio 2019. (Antonio Masiello, Getty Images)
04 aprile 2019 10:22

Ventotto giornalisti raccontano la campagna elettorale nel proprio paese in vista delle elezioni europee del 26-29 maggio 2019. La serie è realizzata in collaborazione con VoxEurop.

“Abbiamo svegliato l’Europa, sono orgoglioso perché abbiamo ridato dignità all’Italia”. Seduto su una poltrona di pelle bianca nel salotto di uno dei più popolari show televisivi italiani, il ministro dell’interno Matteo Salvini lancia la sua campagna elettorale per le elezioni europee di fine maggio con un’immagine che ha usato spesso negli ultimi mesi: quella dei pugni battuti sul tavolo a Bruxelles.

L’immigrazione è stato il tema centrale nel programma del nuovo governo italiano, nato nel giugno del 2018 dall’alleanza tra il Movimento 5 stelle (M5s) e la Lega. Il governo non ha mai smesso di accusare l’Europa di aver “lasciato sola l’Italia” di fronte alla crisi migratoria, giustificando politiche di deterrenza totale come la chiusura dei porti alle navi umanitarie che soccorrono in mare i migranti in fuga dalla Libia. “Pensavano che l’Italia ingoiasse tutto e pagasse per tutti, adesso hanno capito che in Italia c’è un governo, gente normale, seria, di buonsenso. O il problema si affronta tutti insieme o in Italia arrivano solo quelli con il permesso”, continua Salvini in tv.

Anche se mancano poche settimane alle elezioni europee, si parla pochissimo dei programmi elettorali e dei profili dei candidati al parlamento di Strasburgo. L’Europa è evocata come spauracchio, con toni ostili e generici nella retorica dei due partiti di governo, Lega e M5s, che guardano alla scadenza elettorale come a un banco di prova per la propria popolarità e per gli equilibri interni. Secondo gli ultimi sondaggi, infatti, la Lega (che era entrata nel governo grazie a un misero 17 per cento di voti alle elezioni di marzo) ha superato il 30 per cento dei consensi, mentre il Movimento 5 stelle, che a marzo era il primo partito, ha perso quasi dieci punti percentuali.

La campagna elettorale è soprattutto uno scontro tra i due partiti di governo

Secondo molti analisti, se le elezioni europee dovessero confermare questi pronostici positivi per i partiti del centrodestra con la Lega in testa, il partito di Salvini potrebbe decidere d’innescare una crisi di governo e provare ad andare a nuove elezioni, tentando di formare un governo di coalizione con il centrodestra (Forza Italia e Fratelli d’Italia). Per questo, la campagna elettorale per le europee è soprattutto uno scontro tra i due partiti di governo che si stanno giocando la leadership. Uno scontro senza spargimento di sangue.

Sull’immigrazione, per esempio, il Movimento 5 stelle mostra un atteggiamento più aperto e in polemica con le posizioni xenofobe della Lega, cercando di riconquistare una parte del suo elettorato che viene dalla base elettorale della sinistra. Quando a metà marzo l’autista di uno scuolabus, di origine senegalese, ha preso in ostaggio una classe di una scuola media a San Donato Milanese, nella periferia di Milano, minacciando di uccidere gli studenti, il ministro dell’interno Matteo Salvini ha subito promesso di revocare la cittadinanza all’uomo, come previsto dalla legge che è stata approvata a fine novembre e che porta il nome del ministro.

Salvini ha anche assicurato che avrebbe concesso la cittadinanza a Rami, un ragazzo di 13 anni, nato in Italia da genitori stranieri, che insieme ai suoi compagni era riuscito a sventare la tentata strage. Tuttavia, qualche giorno dopo il ministro ha cambiato idea, dicendo che il padre di Rami aveva precedenti penali e che quindi il ragazzo non avrebbe potuto ottenere la cittadinanza. Il Movimento 5 stelle e il suo leader, Luigi Di Maio, hanno invece insistito affinché fosse concessa la cittadinanza al ragazzo per la sua azione meritoria, come previsto dalla legge.

Distanti ma non troppo
Un altro tema su cui il Movimento 5 stelle vuole prendere le distanze dal suo alleato di governo sono le questioni di genere. Di Maio ha criticato la partecipazione di Salvini al Congresso mondiale delle famiglie che si è svolto a Verona a fine marzo, un raduno di associazioni e gruppi prolife e antiabortisti, che ha ricevuto invece il patrocinio del ministro della famiglia, il leghista Lorenzo Fontana. Di Maio ha definito degli “sfigati” coloro che hanno partecipato a questo congresso, accusandoli di voler tornare al Medioevo.

Molti analisti hanno fatto notare però che i due partiti, nonostante in pubblico spesso si mostrino in disaccordo, finora hanno governato senza entrare in contrasto e senza attentare alla stabilità della loro alleanza siglata con un vero e proprio “contratto di governo”. Per esempio quando la magistratura ha chiesto al senato l’autorizzazione a procedere contro Matteo Salvini accusato di sequestro di persona per aver impedito lo sbarco di 177 persone soccorse dalla nave della guardia costiera italiana Ubaldo Diciotti, i cinquestelle hanno protetto il ministro dell’interno e hanno negato l’autorizzazione. Una mossa che sarebbe stata impensabile per un partito che ha costruito la sua fortuna scagliandosi contro l’establishment, contro la corruzione e contro l’immunità dei parlamentari, considerata un privilegio.

Allo stesso modo, anche se hanno espresso diverse critiche rispetto al cosiddetto decreto Salvini su immigrazione e sicurezza, i cinquestelle hanno ritirato tutti gli emendamenti alla legge e l’hanno appoggiata. Le continue schermaglie dei due partiti di governo a cui però non fa seguito una reale frattura hanno prodotto uno stallo, soprattutto sulle questioni europee e internazionali. Sembra come se si voglia aspettare di vedere come cambieranno gli equilibri all’interno del parlamento europeo e nelle istituzioni comunitarie, prima di decidere quale decisione prendere.

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Fa pensare a questo per esempio la decisione di prorogare la missione navale Sophia di altri sei mesi, senza però che siano messe a disposizione della missione delle imbarcazioni, in modo da impedire che avvengano dei soccorsi di persone nel Mediterraneo. Gli unici rimasti a usare toni positivi rispetto all’Europa sono i democratici, che hanno da poco rinnovato il loro segretario attraverso il congresso e le primarie e hanno deciso di includere nel loro simbolo la scritta “Siamo europei”, per enfatizzare gli aspetti positivi dell’Unione e fare propria la lista formata dall’ex ministro del lavoro Carlo Calenda, che dovrebbe essere anche uno dei capolista dei democratici.

Dopo l’elezione del nuovo segretario, Nicola Zingaretti, i sondaggi hanno segnato una crescita di consensi per il Partito democratico, che però sembra ancora lontano dal rappresentare un’alternativa al centrodestra. Alcuni, però, hanno fatto notare che il Pd avrebbe dovuto assumere un ruolo più critico verso l’attuale assetto dell’Unione europea e chiederne un rinnovamento, in modo da intercettare lo scontento di molti cittadini. Molti, infatti, sceglieranno di non andare a votare alle elezioni del 26 maggio, perché si sentono abbandonati e distanti dalla politica nazionale e ancora di più da quella europea. Intanto l’8 aprile a Milano Matteo Salvini lancerà la sua alleanza con gli altri sovranisti europei: naufragato il tentativo di presentarsi insieme agli ungheresi di Fidesz e ai polacchi del PiS, Salvini vuole raccogliere intorno a sé partiti della destra più radicale: i tedeschi di Alternative für Deutschland (AfD), gli austriaci dell’Fpö e i belgi di Vlaams Belang.

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