Un cantiere a Doha, in Qatar, 2013.

Il Qatar nel mirino degli altri paesi del golfo Persico

Un cantiere a Doha, in Qatar, 2013.
06 giugno 2017 12:15

Non è così complicato come si potrebbe pensare. Il Qatar, con cui l’Arabia Saudita, gli altri paesi del Golfo e l’Egitto il 5 giugno hanno rotto ogni rapporto accusandolo di sostenere il terrorismo, è uno dei più piccoli stati arabi, il primo esportatore mondiale di gas naturale e l’inventore e proprietario della potente catena televisiva Al Jazeera.

L’orgogliosa Arabia Saudita, capofila dei paesi sunniti della regione, non sopporta l’insolente ricchezza di questa Lilliput che è riuscita non solo a regalarsi alcuni gioielli dell’industria mondiale e ad aggiudicarsi i Mondiali di calcio del 2022, ma anche a sviluppare una diplomazia molto originale, totalmente indipendente dai sauditi e profondamente irritante per gli altri regimi sunniti.

La famiglia regnante Al Thani – quindi, di fatto, i padroni dell’emirato – ha stabilito, per parafrasare il Gattopardo, che l’unico modo per fare in modo che nulla cambiasse era cambiare tutto.

Agenti del cambiamento
Per proteggere i loro interessi e non essere coinvolti dalle rivoluzioni che hanno travolto il Medio Oriente nel 2011, si sono trasformati in agenti del cambiamento in Medio Oriente fino al Maghreb, hanno creato Al Jazeera accogliendo i giornalisti che non potevano lavorare negli altri paesi arabi e hanno organizzato, su uno schermo, un permanente dibattito panarabo in cui ciascuno può far sentire la sua voce, dai più moderati ai più radicali.

Culturalmente parlando, il Qatar ha rivoluzionato il mondo arabo, mentre dal punto di vista politico è un difensore, fin dalle rivoluzioni del 2011, dei Fratelli musulmani che avevano vinto le prime elezioni libere in Egitto e Tunisia. I Fratelli sono islamisti, e anzi negli anni venti hanno proprio inventato l’islam politico, ma non sono organizzatori di attentati, diversamente dal gruppo Stato islamico (Is) e da Al Qaeda.

La famiglia Al Thani ha sostenuto i Fratelli musulmani perché voleva farne un partito di governo che non avrebbe portato la rivoluzione dentro i confini del Qatar. Hanno voluto accompagnare il movimento per incanalarlo meglio, ma questo ha scatenato l’ostilità delle monarchie del Golfo e del maresciallo Al Sisi, il nuovo dittatore egiziano, che considerano i Fratelli musulmani una minaccia da stroncare.

E poi c’è la questione iraniana. In questo caso gli Al Thani hanno aggravato la loro posizione stringendo rapporti normali con gli iraniani, nemici giurati delle monarchie del Golfo, di tutte le monarchie sunnite, perfettamente consapevoli che l’Iran sciita sogna solo di abbatterle e di estendere la sua influenza in tutto il Medio Oriente.

Il Qatar ha tradito il Golfo pensando al suo futuro, e per questo oggi le monarchie vorrebbero piegarlo con questo blocco. Non c’è nulla di sorprendente. È un piano logico, ma il Qatar ospita una base statunitense indispensabile per Washington nella lotta contro l’Is, mentre l’Iran si è offerto di fornire al paese tutto ciò di cui ha bisogno. La battaglia è appena cominciata.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

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