Robert Mugabe ha 93 anni e da 37 era al potere senza interruzioni. Il 16 novembre, però, pur non avendolo formalmente destituito per paura delle reazioni del resto dell’Africa, dove i colpi di stato militare non sono più graditi, l’esercito ha assunto il controllo del paese per cacciare i “criminali” che circondano il presidente dello Zimbabwe.

L’obiettivo dei generali è in realtà più circoscritto. L’esercito vuole infatti colpire Grace Mugabe, moglie del presidente, donna astuta di 52 anni, soprannominata “First shopper”, “Gucci Grace” o più semplicemente “DisGrace”. Grace avrebbe tramato per prendere il posto del marito convincendolo ad allontanare il vicepresidente che doveva sostituirlo a tempo debito.

Per l’esercito è stato l’ultimo affronto, e ora i militari cercano di ottenere da Mugabe dimissioni che però il presidente continua a negare, sostenendo che tocca agli elettori decidere attraverso le elezioni presidenziali del 2018, a cui naturalmente intende candidarsi.

Bianchi contro neri
È uno spettacolo patetico, il lento e doloroso naufragio di un uomo che per tanto tempo è stato un eroe dell’Africa, applaudito e riverito in tutto il mondo quasi quanto Nelson Mandela.

Lo Zimbabwe è l’ex Rhodesia, colonia britannica dalla fiorente agricoltura di cui i proprietari terrieri, bianchi, avevano dichiarato l’indipendenza nel 1965, per poi conservare il controllo del paese contro la maggioranza nera. Sotto la guida di uno di loro, Ian Smith, i bianchi rhodesiani speravano di resistere al movimento di decolonizzazione utilizzandolo per trarne profitto.

Il potere assoluto corrompe in modo assoluto

Non era più la potenza contro la colonia, ma direttamente i bianchi contro i neri, in una battaglia in cui Londra prese le parti della maggioranza nera. Poteva finire in un bagno di sangue, ma il capofila degli indipendentisti, Robert Mugabe, riuscì a negoziare con i bianchi più realisti, promettendo una piena cittadinanza per tutti in cambio di una transizione pacifica. Era il 1980, 37 anni fa.

Ma il potere assoluto corrompe in modo assoluto, e quest’uomo saggio ha finito col perdere la testa. Mugabe è diventato un dittatore. Quando un leader sindacalista nero, Morgan Tsvangirai, si è alleato con i grandi proprietari bianchi per contrastarlo alle urne, Mugabe ha espropriato le fattorie bianche e brutalmente represso i suoi oppositori politici e sindacali.

“Ve l’avevo detto”, aveva commentato Ian Smith. Nel 1965 aveva sicuramente torto, ma quindici anni dopo lo Zimbabwe ha cominciato la sua discesa agli inferi. Fino a questo colpo di stato, che rifiuta di essere chiamato tale.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

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