30 ottobre 2013 10:57

La redazione del New York Times esulta per la vittoria di quattro premi Pulitzer, il 15 aprile 2013. (Ruth Fremson, Reuters)

Tony Haile è l’amministratore delegato di Chartbeat, un’azienda di New York che analizza il traffico su internet in tempo reale. Tra i fan più sfegatati di questo strumento ci sono i mezzi d’informazione, perché possono vedere all’istante quanti sono i lettori sul sito e cosa stanno leggendo.

“Prima di internet i giornalisti non avevano la minima idea di quante persone avessero letto un loro articolo, o se qualcuno lo avesse ritagliato e appeso sul frigo”, scrive Salon nell’articolo This man decides what you read.

“Poi, all’inizio di internet, i giornalisti avevano accesso a questi dati giorni o settimane dopo che l’articolo era stato pubblicato. Ora lo sanno subito. Su Chartbeat ogni box rappresenta una storia, e i box cambiano posizione sullo schermo continuamente, in silenzio, in base al numero di persone che la stanno leggendo. È un po’ come un Tetris”.

Per avere un’idea di come funziona date un’occhiata ai numeri di Business Insider, un sito d’informazione che ha deciso di rendere pubblici i suoi dati Chartbeat.

Secondo Tony Haile, però, correre dietro ai numeri non aiuta il giornalismo: “Non fa bene ai lettori e neanche agli inserzionisti. È solo un gioco a chi ha i numeri più alti. Un titolo come ‘Il triangolo amoroso del principe William’ di certo aumenta il numero di pagine viste, ma fa scendere la qualità”.

Secondo Haile il dato che dovremmo seguire con più interesse non sono le pagine viste, ma il tempo che il lettore trascorre sulla pagina. Gli articoli su cui ci soffermiamo di più e che generano commenti e discussioni contribuiscono a formare un pubblico fedele, e gli inserzionisti dovrebbero tenerne conto.

Spesso invece i giornalisti sono sotto pressione per aumentare il numero di pagine viste, così si dividono tra gli articoli seri e altri che garantiscono clic.

Bisogna trovare un equilibrio tra i contenuti che portano traffico subito e quelli che creano un pubblico duraturo: esagerare con i primi può far male alla reputazione del giornale, esagerare con i secondi può far diminuire la pubblicità. (mre)