Il laboratorio di ricerca sulla fertilità e sulle tecniche riproduttive della clinica Neo-Est di Tbilisi, in Georgia, nel settembre 2014. (Fabian Weiss, Laif/Contrasto)

Dobbiamo parlare di maternità surrogata in modo razionale

Il laboratorio di ricerca sulla fertilità e sulle tecniche riproduttive della clinica Neo-Est di Tbilisi, in Georgia, nel settembre 2014. (Fabian Weiss, Laif/Contrasto)
27 settembre 2016 13:45

Stamattina è stato presentato il prossimo congresso dell’associazione Luca Coscioni. Il tema del tredicesimo congresso è la difesa della democrazia attraverso la scienza. Una condizione indispensabile della scienza è, ovviamente, la libertà di ricerca (si pensi al divieto di sperimentazione embrionale stabilito dalla legge 40 ormai 12 anni fa) e la possibilità di poter usare quello che la scienza ci mette a disposizione.

La nostra libertà individuale può riguardare se e quando fare figli e se abbiamo bisogno di ricorrere a tecniche riproduttive, se e come curarci, se interrompere i trattamenti e chiedere l’eutanasia, se sottoporci a sperimentazioni. Alcune di queste libertà sono vietate da leggi illiberali e prive del requisito necessario di una coercizione legittima in un sistema democratico e liberale: il principio del danno a terzi.

Uno dei divieti di cui più si è discusso ultimamente (e in modi quasi del tutto irrazionali) riguarda la maternità surrogata.

Scegliamo la gestazione per altri perché se la scienza consente alle persone di usufruire della scienza, noi vogliamo provarci

Alla conferenza stampa di oggi ha partecipato Maria Sole, una donna di 32 anni affetta dalla sindrome di Mayer Rokitansky Kuster Hauser. Maria Sole è nata senza utero. Gli unici modi per diventare madre nel suo caso sono l’adozione e il ricorso alla maternità surrogata.

Pur non escludendo la prima, Maria Sole vorrebbe provare con la seconda. Dopo aver ricordato che la legge 40 vieta “la commercializzazione di gameti o di embrioni o la surrogazione di maternità” (articolo 12, comma 6), chiede se c’è una donna disposta ad aiutarla.

“Io vorrei chiedere a una mamma di aiutarmi a diventare mamma. Certo, ci sarebbero spese da affrontare e di queste ce ne faremmo carico noi. Abbiamo deciso insieme di scegliere la possibilità che la scienza offre alle coppie come la nostra e di far nascere nostro figlio con la tecnica della gestazione per altri. Abbiamo scelto di tentare. Scegliamo la gestazione per altri perché se la scienza consente alle persone di usufruire della scienza, noi vogliamo provarci”.

E questo è un punto cruciale nella discussione sulla gestazione per altri e, in generale, sulla liceità di alcune tecnologie (mediche e non). In assenza di costrizione, dovremmo condannare la surrogata? E se una donna fosse disposta a portare avanti la gravidanza per Maria Sole, dovremmo impedirglielo? E perché? Perché sappiamo meglio di lei cosa sarebbe il suo bene? In genere le discussioni si fermano qui: all’incapacità di giustificare un divieto in presenza di una libera scelta e senza la dimostrazione che vi sarebbe un danno a terzi.

Qualcuno sarebbe in grado di dimostrare che nessuna donna può davvero liberamente scegliere qualcosa del genere? E se una donna non può compiere una scelta libera rispetto a una gravidanza per qualcun altro, perché poi sarebbe in grado di farlo in altri contesti? Insomma, o possiamo scegliere oppure no.

Siamo così presuntuosi da pensare che se noi non siamo disposti a farlo allora chi invece farà questa scelta sarà necessariamente vittima di un autoinganno e finirà per pentirsene?

Il danno a terzi, poi, è tutto da dimostrare. È difficile sostenere che nascere in questo modo sia dannoso e sia peggiore della non esistenza. E, di nuovo, se nessuno viene obbligato non si vede quale danno potrebbe riceverne Maria Sole o la donna che sarebbe disposta a portare avanti la gravidanza per lei.

Giustamente Maria Sole domanda: “Se si consente di donare un rene da vivente, scelta non esente da gravi rischi anche mortali, perché non consentire a una donna di consegnare le blastocisti di suo figlio a un’altra donna, che solo per nove mesi lo avrà con sé per farlo nascere?”.

Ci sono altre visioni, moralistiche o paternalistiche, che considerano il diritto come una specie di badante

Già, perché?

Non perché non ci piace – come ho già detto, questa non è una ragione abbastanza forte per sostenere il divieto. Sostenere che una donna sia incapace di scegliere ha implicazioni rilevanti: se non possiamo scegliere di portare avanti la gravidanza per qualcun altro, qualcuno dovrebbe impedirci di compiere tante altre scelte – forse tutte. Siamo deboli e ci emozioniamo facilmente, abbiamo bisogno di una governante o di un tutore che ci segua passo passo. Siamo eterne minorate incapaci di non farci male ogni mezz’ora.

A cosa serve il diritto? Secondo una visione “leggera”, a semplificare le nostre vite e a vietare solo in presenza di un danno a terzi. Ma ci sono altre visioni, moralistiche o paternalistiche, che considerano il diritto come una specie di badante. La legge diventerebbe così uno strumento per imporre morale e compostezza alle nostre vite.

In conclusione, Maria Sole ricorda la proposta di legge dell’associazione Coscioni. La maternità surrogata è solo uno degli argomenti di cui sarebbe importante discutere, ma è particolarmente rilevante perché provoca reazioni profondamente irrazionali e immediate, lasciando poco spazio alle argomentazioni razionali e alla libertà di scegliere.

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