Olli Botro, Jorg Meuthen, Matteo Salvini e Anders Vistisen a Milano, l’8 aprile 2019. (Flavio Lo Scalzo, Agf)

Prove di alleanza nell’estrema destra europea 

Olli Botro, Jorg Meuthen, Matteo Salvini e Anders Vistisen a Milano, l’8 aprile 2019. (Flavio Lo Scalzo, Agf)
09 aprile 2019 16:47

Questo articolo nasce dal lavoro comune di un gruppo di giornali europei, Europe’s far right research network, in vista delle elezioni europee 2019. Ne fanno parte, oltre a Internazionale, Falter (Austria), Gazeta Wyborcza (Polonia), Hvg (Ungheria), Libeŕation (Francia) e Die Tageszeitung (Germania). Questo progetto ha vinto il premio Concordia-Preise per la libertà di stampa 2019.

Mancano ancora sei settimane alle elezioni europee: il tempo è poco per costruire dal niente un’alleanza di partiti nuova di zecca. Da mesi le destre, che sono in forte crescita, si danno da fare per dar vita a un’alleanza di questo genere. Ma finora il successo è stato modesto. Dei principali partiti di destra europei invitati a Milano l’8 aprile dal muscolare ministro dell’interno italiano Matteo Salvini per annunciare insieme la fondazione del nuovo blocco di destra, se n’è presentato solo uno: i tedeschi dell’Alternative für Deutschland (Afd). Ed è lecito dubitare che tutti gli altri non ci siano andati solo perché il podio era improvvisamente diventato troppo piccolo, come sostiene Salvini.

Questo improvviso “serrate le file” dimostrativo doveva servire soprattutto nelle prossime settimane di campagna elettorale. A detta dei suoi membri scandinavi – i partiti di destra della Danimarca e della Finlandia – la nuova famiglia, battezzata Alleanza europea dei popoli e delle nazioni, ha potuto unirsi grazie a un compromesso: se raggiungerà il suo obiettivo di sfrondare le competenze di Bruxelles, rinuncerà al progetto di ridurre l’Unione europea a un’istituzione che si occupa solo di distribuire fondi.

Era difficile che questa soluzione suscitasse consensi tra gli altri partiti della destra. Le divergenze sono enormi. Praticamente tutti i paesi dell’Europa orientale con governi di destra beneficiano di finanziamenti europei, che nella maggior parte dei casi ammontano a miliardi di euro: difficile immaginare che accettino davvero l’abolizione di queste sovvenzioni. E se proprio l’Italia punta ad accrescere ancora di molto il proprio indebitamento, è impensabile che l’Afd dia il suo assenso proprio nel momento in cui incombe una nuova crisi finanziaria.

Se le destre non riusciranno a superare queste divergenze, chi tiene all’Europa festeggerà. Tuttavia esiste una possibilità che ci passino sopra per motivi strategici. Avrebbero tutto da guadagnare: invece di dividersi in tre gruppi, in futuro vorrebbero non soltanto diventare un unico gruppo, ma anche il più numeroso del nuovo Parlamento europeo. Passate le elezioni, però, il collante della xenofobia non basterà più a tenere insieme interessi tanto contrastanti.

(Traduzione di Marina Astrologo)

Questo articolo nasce dal lavoro comune di un gruppo di giornali europei, Europe’s far right research network, in vista delle elezioni europee 2019. Ne fanno parte, oltre a Internazionale, Falter (Austria), Gazeta Wyborcza (Polonia), Hvg (Ungheria), Libeŕation (Francia) e Die Tageszeitung (Germania). Questo progetto ha vinto il premio Concordia-Preise per la libertà di stampa 2019.

Questo articolo è stato pubblicato dal quotidiano tedesco Die Tageszeitung.

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