La stazione intermedia

19 aprile 2012 00:00

Vivo in provincia di Bergamo e vorrei partire in cerca di un lavoro stimolante. Non voglio allontanare mio figlio dal mio ex compagno, ma se accetto questa mediocrità morirò lentamente. Che fare? –Maria

Con i figli si perde la libertà di non avere radici. Anche se non avevi mai pensato di fare il giro del mondo, improvvisamente ti secca di non poterlo più fare. Nel mio caso, per esempio, accanto all’immensa gioia di diventare padre sentivo una vocina che mi diceva: “Puoi dire addio a quel progetto di mollare tutto e farti monaco zen a Kamakura”. E, credimi, io quel progetto non l’avevo mai fatto! Quando poi i genitori non sono una coppia, le radici che ti ancorano al terreno non sono neanche le tue, ma quelle di tuo figlio.

Non conosco Bergamo. Me ne sono tenuto lontano per anni, da quando un’amica di Bergamo Alta mi disse che “quelli di Bergamo Bassa son dei terroni” (io, da bravo romano, m’illudevo che la linea del Mezzogiorno passasse a sud di Roma). Poi ho scoperto che i bergamaschi non sono tutti come lei, ma immagino che la provincia non dia grandi possibilità di lavoro stimolante. Tra Bergamo e il resto del mondo però c’è una stazione intermedia: Milano. La locomotiva dell’economia italiana di lavori stimolanti ne ha da offrire, e tuo figlio abiterebbe a un’ora di treno dal padre. Forse Milano è la stazione intermedia tra la tua e la sua felicità.

Internazionale, numero 945, 20 aprile 2012

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