24 maggio 2012 00:00

Ciao, ho sedici anni e vengo da Firenze. È normale che tra le mie coetanee sia l’unica a desiderare di sposarmi e metter su famiglia? –Giulia

Quando avevo sedici anni mi sono posto esattamente la stessa domanda. E avevo l’aggravante di essere gay, quindi non proprio un predestinato al matrimonio con figli. Ma forse era quello il problema: la paura che per me sarebbe stato più difficile mettere su famiglia mi ha spinto a organizzarmi con un certo anticipo, anche perché era chiaro che avrei dovuto fare un giro un po’ più lungo. E così, mentre gli amici erano tutti intenti ad assaggiare torte alla marijuana o a buttarsi con un elastico da un ponte, io già lavoravo ai miei progetti familiari. Ma in effetti a sedici anni, più che pensare a come costruire una famiglia, si sta ancora cercando di capire come fuggirne a gambe levate.

Avere dei bambini presto ha un suo prezzo: la vita professionale è complicata, quella economica pure. E poi servirebbe una certa condizione che si chiama stabilità di coppia. Ma se hai voglia di organizzarti presto, vai pure avanti. Perché ci sono anche dei vantaggi. Lo sanno tutti che una nonna piange di gioia all’arrivo del primo nipote e di disperazione all’arrivo del quinto. Quando sono diventato padre, ho avuto la soddisfazione di sentire una mia amica dire al suo ragazzo: “Perfino i miei amici froci fanno figli prima di noi. Ti odio!”.

Internazionale, numero 950, 25 maggio 2012