13 marzo 2015 12:43

A 24 anni abito con i miei genitori e mi sento ancora un ragazzino. Se mi trasferisco altrove, diventerò finalmente adulto?–Amedeo

Pochi giorni fa, quando mia figlia mi ha gridato “papà, c’è un gatto morto in giardino!” pensavo di morire. Quando ho scoperto che in realtà era un topo, sono morto davvero, ma di paura. Perché io ho il terrore dei topi, anche di quelli morti e stecchiti. E quando una famiglia di amici ha dovuto abitare quattro mesi in un albergo perché la sua casa ne era stata infestata, i ratti sono diventati la mia ossessione. Trovarmi quella bestia morta tra i piedi mi ha gettato nel panico e per un po’ sono rimasto lì con le mani in mano a cercare una soluzione. Avrei dato chissà cosa per poter alzare il telefono e chiamare mio padre. Ma a parte il fatto che lui abita a Roma e io a Copenaghen, ormai non è più possibile passare la patata bollente a qualcun altro: ho messo i bambini davanti alla tv e sono andato a prendere il rastrello.

Non ricordo esattamente quando mi è successo, ma c’è un momento esatto in cui ti accorgi che, anche se le tue paure sono sempre le stesse, ormai il responsabile della tua vita sei solo tu. Non è detto che succeda quando te ne vai da casa. Può avvenire con il tuo primo lavoro, con l’arrivo di un figlio o anche solo con la scoperta di un topo morto in giardino: un giorno ti svegli e sai che mamma e papà non possono più risolvere i problemi per te. E ti rendi conto che sei diventato grande.

Questo articolo è stato pubblicato il 13 marzo 2015 a pagina 10 di Internazionale, con il titolo “Finalmente grande”. Compra questo numero | Abbonati