Un tabloid troppo cattivo

15 luglio 2011 10:45

Ogni tanto succede qualcosa che ti fa pensare che forse Dio esiste sul serio. La settimana scorsa abbiamo vissuto uno di quei momenti.

Sono lieto di annunciarvi che Rupert Murdoch, l’uomo davanti a cui tremavano primi ministri e interi continenti, il pezzo grosso dei mezzi d’informazione che aveva scoperto il segreto del profitto eterno, all’improvviso è nella merda fino al collo. Una settimana fa ha preso uno dei domenicali di maggior successo del mondo, che aveva sei milioni di lettori, e l’ha chiuso. Il giornale si chiamava News of the World e cinquant’anni fa, con la sua insistenza sulla cronaca nera e la sua linea populista, vendeva nove milioni di copie ed era un elemento essenziale della domenica inglese. Piano piano, quando il settimo giorno non fu più quello in cui lo sport e l’intrattenimento erano banditi, anche le sue vendite diminuirono, ma rimase comunque un’istituzione.

Negli ultimi anni, però, era diventato più cattivo. Il suo interesse per il sesso, sempre fortissimo, non era più scanzonato e divertito, era diventato più cattivo, più volgare. L’oggetto delle sue rivelazioni in passato erano i criminali e le aziende che truffavano i consumatori, ora era ormai solo la vita privata delle celebrità. Qualcuno aveva il vizio dell’alcol e della coca? Un’amichetta nascosta da qualche parte? Gli piaceva farsi sculacciare? Allora non si salvava. A chi era disposto a parlare venivano offerte decine di migliaia di sterline.

A chiunque fosse pronto a incastrare le celebrità venivano forniti microfoni e telecamere. E ogni storia veniva poi raccontata con la massima esagerazione e il minimo equilibrio. Il potere di quel giornale e il numero dei suoi lettori erano tali che i politici raramente lo criticavano. E la pressione sui giornalisti perché trovassero notizie, senza farsi troppi scrupoli sui metodi, era fortissima. Un reporter si era specializzato nel fingersi un ricco sceicco arabo che voleva assumere persone famose, aristocratici di basso rango o sportivi. Per cercare di fare colpo su di lui, molti diventavano indiscreti, si vantavano e offrivano favori. Gli incontri erano registrati e poi pubblicati.

Ma neanche quello bastava. Il giornale corrompeva i poliziotti, riusciva a ottenere cartelle cliniche e resoconti finanziari riservati e assumeva investigatori per ottenere numeri di cellulare che poi intercettava per scrivere articoli basati sui messaggi delle segreterie telefoniche. Aveva preso di mira il principe William, oltre a vari politici e celebrità. Quando qualcuno se ne accorgeva e gli faceva causa, Murdoch sborsava milioni. Ma il pubblico non si indignava particolarmente. Tutto è cambiato dieci giorni fa, quando si è scoperto che tra i telefoni intercettati c’era quello di una ragazza che è stata assassinata.

Quando è stata intercettata era solo scomparsa, e le intrusioni del giornale nella sua segreteria telefonica hanno fatto sperare alla famiglia che fosse ancora viva. Erano state intercettate le famiglie di un altro paio di ragazze vittime di omicidi, alcune persone rimaste ferite negli attentati di Londra del 2005, e le famiglie dei soldati morti in Iraq. Pare che il giornale tenesse sotto controllo quattromila telefoni. Il pubblico britannico ha sempre pensato che i giornalisti dei tabloid avrebbero venduto anche le loro madri per avere una notizia, ma questo è stato troppo.

Centinaia di migliaia di persone si sono unite in una campagna online contro il giornale, costringendo gli inserzionisti a togliere la pubblicità, e dopo aver avuto paura di Murdoch per decenni, i politici si sono finalmente sentiti liberi di criticarlo. A questo punto il vecchio orco ha chiuso il giornale, non perché avesse scoperto la decenza, ma perché lo scandalo gli stava impedendo di ottenere l’autorizzazione del governo a comprare le quote di altri azionisti per prendere il controllo totale della tv BSkyB.

Ora sono in corso due indagini, una sulle intercettazioni e una sulla corruzione della polizia. Un’inchiesta precedente aveva indicato come colpevole un solo giornalista, poi finito in prigione. Oggi vari dipendenti del giornale sono stati arrestati e non c’è dubbio che i dirigenti faranno la stessa fine. Hanno mentito, sostenendo che un solo giornalista spiava i telefoni e che nessun direttore e nessun manager lo sapeva. La scoperta di una serie di email ha dimostrato che non è vero. Il 9 luglio l’amministratore delegato di Murdoch ha dichiarato: “Il peggio deve ancora venire”. Tremo al pensiero.

Mi sembra evidente che la cultura giornalistica dell’illegalità, dell’esagerazione e della menzogna derivi direttamente dalla cultura aziendale della prepotenza e dell’inganno. In qualsiasi azienda rispettabile, i dirigenti avrebbero fatto pulizia appena saputo delle intercettazioni. Penso anche che quel vecchio volpone di Murdoch non sia più quello di un tempo. Il suo impero è ormai in declino e prima o poi crollerà.

Se si pensa ai mezzi di informazione che possiede, al tipo di giornalismo che fanno Fox News, il Sun, News of the World e il New York Post, è difficile non sentirsi sollevati.

*Traduzione di Bruna Tortorella.

Internazionale, numero 906, 15 luglio 2011*

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