Ingredienti di base

13 novembre 2018 15:25

Non bisogna – si è detto di recente – usare l’etichetta di fascismo a vanvera. È una giusta ammonizione. Sono forse in atto regimi autoritari? No. Di Maio è Mussolini, Salvini è Hitler? Macché. Trump o Bolsonaro, tanto per guardare più in là, sono dittatori? Niente affatto, sono stati eletti democraticamente. Ma allora perché si continua a gridare al fascismo? È un tic verbale dei vecchi ruderi del secolo scorso e dei loro nipotini? È un effetto delle narrazioni letterario-cinematografico-televisive che ricorrono ormai da tempo a quella fase storica come a uno sfondo per vicende romanzesche tipo cappa e spada, far west, star wars? Mah.

Più probabilmente da Berlusconi in poi – limitandoci all’Italia – è diventato sempre più visibile che il quadro generale dentro cui la democrazia aveva funzionato in fase di guerra fredda è ormai logoro. Più probabilmente il paradiso terrestre capitalistico si sta impantanando tra nuove macchine portentose e vecchie congeniali brutture.

Più probabilmente, tra una crisi e l’altra, troppa gente si muove, s’imbarca, marcia, e bisogna convincerla a stare al posto suo in disciplinata attesa delle briciole. Di conseguenza non è il fascismo che torna e nemmeno il nazismo, ma piuttosto i loro ingredienti di base. E nel riconoscerli chiamiamo provvisoriamente con vecchie parole una eventuale torta avvelenata tutta da nominare.

Questa rubrica è uscita il 9 novembre 2018 nel numero 1281 di Internazionale, a pagina 14. Compra questo numero| Abbonati

Sostieni il giornalismo indipendente
Se ti piace il sito di Internazionale, aiutaci a tenerlo libero e accessibile a tutti con un contributo, anche piccolo.
pubblicità

Articolo successivo

La triste storia di una splendida collezione d’arte
Daniele Cassandro
Sostieni il giornalismo indipendente
Se ti piace il sito di Internazionale, aiutaci a tenerlo libero e accessibile a tutti con un contributo, anche piccolo.