09 aprile 2015 16:57
Nel polo club di Lagos, in Nigeria, 2013. (Alex Majoli, Magnum/Contrasto)

Al sorgere del sole, a Lagos, una ragazza giovane e bella dai capelli appena intrecciati esce di casa indossando i suoi vestiti più eleganti. Si scatta un selfie davanti a casa. Ha appena cambiato pettinatura. La foto va a finire immediatamente sul suo profilo Facebook. Scene di questo tipo non sono rare a Lagos e nelle altre città della prima potenza economica africana.

La Nigeria è uno dei paesi più connessi del continente. Ha più telefonini che abitanti, e la grande maggioranza dei nigeriani naviga su internet con gli smartphone. Dall’inizio della campagna elettorale, i siti d’informazione online e i social network hanno svolto un ruolo di primo piano nel dettare i temi della politica.

Disponendo di minori risorse finanziarie rispetto al partito del presidente uscente Goodluck Jonathan, l’All progressives’ congress (Apc, che prima del voto era all’opposizione) ha scommesso sui siti internet e sui social network per aumentare la sua influenza, riuscendo a imporre le sue priorità in campo politico e a rinnovare l’immagine del suo candidato, il generale Muhammadu Buhari. Questa strategia è stata particolarmente efficace tra i giovani. I nigeriani delle città fanno grande uso dei social network e leggono con regolarità i giornali online come Sahara Reporters, Premium Times o Naij.com. Per vincere l’Apc sapeva di dover conquistare i giovani delle città, in particolare quelli di etnia yoruba. E questo non era facile considerato che il suo candidato era un generale di 72 anni originario del nord del paese.

Consulenti d’immagine
Su internet la propaganda elettorale è stata onnipresente. Un nigeriano che si connetteva a YouTube per guardare l’ultimo video di Rihanna, di Davido o di un altro cantante non poteva sfuggire ai messaggi elettorali dei grandi partiti in lizza. Collegandosi con un indirizzo ip nigeriano si riceveva automaticamente questo tipo di propaganda. La campagna elettorale dev’essere costata vari miliardi di dollari ai principali partiti.
A Lagos l’opposizione ha creato una “newsroom” dove riunire i giovani attivisti appassionati di nuove tecnologie. Diffondevano sui social network, in particolare su Facebook e Twitter, foto e testi che volevano dimostrare come, nonostante l’età e i trascorsi da dittatore militare, Buhari fosse un uomo alla mano e spiritoso, molto cambiato rispetto al passato. Un born again della politica che poteva incarnare alla perfezione il cambiamento desiderato dai giovani dopo 16 anni di governo del People’s democratic party (Pdp).

Sui social network venivano diffuse foto di Buhari con l’aria paterna e sorridente. Nelle sue pose ricordava Barack Obama. E in effetti una parte dei “consulenti d’immagine” che hanno lavorato per Buhari veniva dagli Stati Uniti, e in particolare dallo staff di Obama. Anche il Pdp ha firmato contratti per svariati milioni di dollari con società di comunicazione e di lobby statunitensi e britanniche.

Sui social network uscivano praticamente ogni ora nuove foto che mostravano folle di nigeriani in festa, che andavano ad accogliere nella loro città l’“uomo del cambiamento”. I mezzi d’informazione vicini all’Apc, in particolare il sito Sahara Reporters, diffondevano con regolarità notizie che tendevano a confermare l’idea di Buhari come modello di onestà. Allo stesso tempo, il portale pubblicava delle registrazioni riguardanti l’elezione del governatore dello stato di Ekiti (nel sudovest della Nigeria) nel 2014, che sarebbe stata truccata con la complicità del presidente Jonathan. Durante la campagna elettorale, Sahara Reporters ha fornito scoop che hanno destabilizzato l’amministrazione Jonathan, mentre la stampa tradizionale è stata costretta a rincorrere le notizie.

Impedire i brogli
La mattina di domenica 29 marzo, il giorno dopo il voto, mentre una parte degli elettori stava ancora votando e la Commissione elettorale nazionale indipendente (Inec) non aveva ancora pubblicato nessun risultato, Sahara Reporters diffondeva già i primi dati. In anticipo di tre giorni sulla pubblicazione ufficiale dei risultati delle presidenziali, il sito annunciava di essere in possesso dei dati quasi completi. Affermava che Buhari disponeva di un margine di più di due milioni di voti, “malgrado il partito al potere lo negasse”. Il giorno dopo, Sahara Reporters ha scritto di avere a disposizione i risultati completi al 95 per cento e che Buhari sarebbe stato il futuro presidente. Il sito, con sede negli Stati Uniti, diceva di basarsi su “fughe di notizie” interne all’Inec.

Per dare credito ai risultati pubblicati da Sahara Reporters, altri siti “amici”, come Naij.com e Premium Times, li hanno ripresi rapidamente. Questi portali hanno milioni di amici su Facebook e di follower su Twitter, e le loro affermazioni si sono diffuse molto velocemente tra l’opinione pubblica. Ancor prima della pubblicazione di uno straccio di risultato elettorale, la grande maggioranza dei nigeriani delle città era convinta che Buhari aveva vinto elezioni.

Alcuni elettori hanno perfino usato i social network per “mettere in sicurezza” il loro voto. Molti fotografavano con i cellulari i risultati esposti nei loro seggi e li pubblicavano in rete per lasciarne una prova. Anche i responsabili locali dell’Inec mandavano i risultati via sms ai funzionari incaricati di raccogliere i risultati a livello centrale. Gli sms erano a loro volta delle tracce, e per i giovani funzionari dell’Inec appartenenti alla generazione di internet era importante lasciare le prove dei loro calcoli. Prima del voto, ogni scheda elettorale iscritta alle liste era stata scansionata. I funzionari dell’Inec controllavano anche le impronte digitali degli elettori per verificare che chi si presentava al seggio con in mano la scheda fosse il legittimo proprietario. Con questo sistema di scansione sistematica è stato impossibile infilare grandi quantità di schede fasulle nelle urne. Inoltre, per la prima volta in Nigeria, è stato impossibile far votare persone che non erano iscritte alle liste elettorali.

Nell’attesa della pubblicazione dei risultati nazionali, Buhari si è autoproclamato vincitore sull’account Twitter dell’Apc. Un annuncio subito ripreso da decine di migliaia di altri utenti. Perfino l’ammissione della sconfitta da parte del presidente uscente, Goodluck Jonathan, è stata immediatamente ritwittata migliaia di volte. La pubblicazione rapida di informazioni favorevoli all’Apc ha impedito ai “falchi” del Pdp di attuare una controffensiva.

Metodi antiquati
Buhari si è presentato subito come un presidente “moderno” ed esperto di nuove tecnologie. Sui loro profili Twitter, i sostenitori dell’Apc non esitavano a fare commenti umoristici, rafforzando così l’immagine di un partito cool e al passo con i tempi, che si rivolge soprattutto ai giovani desiderosi di cambiamento.

Tuttavia, qualche giorno prima delle elezioni dei governatori (prevista per l’11 aprile), i militanti dell’Apc hanno commesso il primo grave errore. Rilwanu Akiolu, il politico che detiene la carica cerimoniale di oba (re) di Lagos, ha dichiarato il 5 aprile che i rappresentanti della comunità igbo della sua città avrebbero dovuto votare per l’Apc altrimenti sarebbero stati “annegati nella laguna”. La più grande città nigeriana ha quasi il 15 per cento di abitanti igbo. Dopo questo avvertimento, numerosi igbo hanno deciso di lasciare Lagos per paura di essere aggrediti.

Subito dopo la dichiarazione del re di Lagos, gli account Twitter dell’Apc si sono impegnati a prendere le distanze da Akiolu. In Nigeria è in corso un’intensa lotta elettorale, in cui le tradizionali reti del potere si trovano in competizione con le reti su internet dei giovani. Poiché il 70 per cento della popolazione ha meno di vent’anni, sembra ormai certo che le reti dei giovani siano sul punto di vincere la battaglia dell’opinione pubblica. I metodi del re di Lagos sono apparsi delle pratiche d’altri tempi, metodi antiquati destinati a sparire al più presto. Le nuove generazioni istruite preferiscono ricorrere al dibattito online piuttosto che all’intimidazione fisica.

(Traduzione di Giusy Muzzopappa)