02 marzo 2015 11:22

Erano passati pochi minuti dalla notizia della morte dell’oppositore liberale russo Boris Nemtsov, ucciso con quattro colpi di pistola a pochi passi dal Cremlino la sera del 27 febbraio, quando il Comitato investigativo della Federazione Russa (Skr) ha annunciato l’apertura di un’indagine per omicidio.

Il suo portavoce, Vladimir Markin, ha affermato di essere convinto che l’assassinio di Nemtsov sia “una provocazione per destabilizzare il paese” – riprendendo i termini usati dal presidente Vladimir Putin – e che l’oppositore “potrebbe essere stato sacrificato da chi non si fa nessuno scrupolo pur di raggiungere i suoi obiettivi politici”. Markin ha anche detto di non escludere l’ipotesi del terrorismo islamico, poiché Nemtsov, che era ebreo, aveva più volte espresso il suo sostegno a Charlie Hebdo, e ha anche evocato la pista dei separatisti filorussi dell’Ucraina.

Secondo molti osservatori, a cominciare dall’utile sito di analisi e traduzione The Interpreter, è verosimile che nessuna di queste teorie sia corretta. E questo anche perché lo stesso Skr non è un organismo neutro. Come racconta bene Le Monde in un interessante quanto inquietante articolo (a pagamento), il comitato è in qualche modo “il braccio armato del Cremlino”: con i suoi 21mila dipendenti, di cui ottomila inquirenti, “non risponde a nessun contropotere” e rende conto direttamente a Vladimir Putin. Il presidente russo lo ha separato nel 2011 dalla procura federale e ha nominato alla sua testa il generale Aleksandr Bastrykin, 61 anni, un ex compagno di università conosciuto ai tempi in cui studiava legge a Leningrado.

Creato nel 2007 essenzialmente per lottare contro la corruzione, l’Skr “ha visto i suoi poteri estendersi”, scrive ancora Le Monde, al punto che “oggi tutto passa per le sue mani: i delitti più gravi, l’ordine pubblico, la sicurezza dello stato, i crimini di guerra, il terrorismo, la criminalità organizzata, la corruzione e i crimini commessi dalle forze di sicurezza”. Il comitato si è quindi occupato delle vicende più delicate degli ultimi anni: quella dell’ex oligarca Mikhail Khodorkovskij, quella delle Pussy riot, quella dei militanti di Greenpeace fermati nell’Artico, ma anche quella dell’oppositore Aleksej Navalnij (tuttora in corso) e quella del capo dei tatari di Crimea Ahtem Chiygoz.

Gli inquirenti del comitato, che hanno uno status simile a quello dei giudici istruttori, “raccolgono le prove e consegnano agli agenti dell’Fsb [erede del Kgb] e del ministero dell’interno gli ordini d’arresto”, racconta Markin a Le Monde. “In altre parole”, aggiunge il quotidiano, “l’ufficio di via Baumanskaja è più potente dell’Fsb”. “I suoi agenti dispongono di auto nere con una fascia rossa. Gli agenti non sono poliziotti, ma dipendenti pubblici con una formazione giuridica. Per entrare nel sancta sanctorum della macchina giudiziaria russa occorre sottostare a un’indagine, che comprende un test con la macchina della verità, ed essere raccomandato da un pari grado”. Un sistema a circuito chiuso che “ha provocato qualche malumore nella procura”, ma, sottolinea il quotidiano francese, “chi oserebbe sfidare il comitato? Le sue inchieste non lasciano scampo: solo lo 0,4 per cento dei casi si conclude con il proscioglimento”.

Un intero dipartimento dell’Skr si occupa inoltre dell’Ucraina (un conflitto nel quale la Russia non è ufficialmente coinvolta) e 65 cittadini ucraini – tra cui il capo dei servizi segreti e il ministro dell’interno – sono attualmente indagati, mentre diversi altri sono detenuti in territorio russo, come la pilota militare Nadežda Savčenko e il regista Oleg Sentsov. Inoltre, aggiunge Le Monde, il comitato raccoglie prove contro il regime di Kiev, “casomai un tribunale internazionale decidesse di indagare un giorno sul conflitto”.

Intanto, come spiega il sito Rbk, l’inchiesta sull’assassinio di Nemtsov sarà guidata dal generale Igor Krasnov, un funzionario del comitato specializzato nelle indagini sui movimenti nazionalisti russi.