23 febbraio 2016 18:14

Qualche giorno fa sono andato al cinema a vedere Salafistes, il documentario di François Margolin e Lemine Ould Salem sui jihadisti e i fondamentalisti islamici. Uscito in Francia a fine gennaio, il film è stato vietato ai minori di 18 anni a causa della violenza di alcune scene – tagli della mano, esecuzioni, frustate, umiliazioni che precedono gli sgozzamenti – tratte da video di propaganda.

Per un po’ più di un’ora si viene immersi nel mondo dei salafiti di diversi paesi in cui sono saldamente presenti, come la Mauritania, l’Iraq, la Siria e il Mali, o nei quali si stanno facendo strada, come la Tunisia. Girato tra il 2012 e il 2015, il film alterna interventi di jihadisti, predicatori, portavoce o leader militari di movimenti come Ansar Din, Ansar al Sharia o il Movimento per l’unicità e il jihad in Africa occidentale a estratti di video prodotti dall’organizzazione Stato islamico (Is) o filmati di vita quotidiana nelle regioni dove i fondamentalisti hanno imposto la sharia, la legge islamica.

Si assiste così a un processo davanti a un tribunale islamico maliano, in cui un ragazzo più incredulo che spaventato viene condannato a una serie di frustate, o a un altro procedimento in cui viene decretato il taglio della mano a un uomo accusato di furto, che poi viene visitato in ospedale dal giudice autore della condanna. Quest’ultimo, dopo essersi assicurato che il “paziente” stia bene, spiega che l’amministrazione salafita “si fa interamente carico del condannato. Il quale, a sua volta, afferma che la pena subita “è normale”, come se avesse pienamente accettato il nuovo sistema.

Un anziano pastore tiene testa a un giovane miliziano che vuole vietargli di fumare chiedendogli di citare il versetto del Corano

Non tutti reagiscono però allo stesso modo: c’è anche l’anziano pastore che tiene testa al giovane miliziano islamico che vuole vietargli di fumare, chiedendogli di citare il versetto del Corano che lo stabilisce; la donna che rimpiange i tempi in cui si poteva girare senza temere la polizia islamica incaricata di sorvegliare che tutte le donne siano correttamente coperte o il ragazzo che afferma che “prima potevamo spassarcela”.

In effetti, la vita sotto la sharia non sembra molto allegra, e il programma politico annunciato dai predicatori o dai responsabili politici intervistati è tra i meno attraenti – senza contare il fatto che usano le armi per imporlo. Alcuni protagonisti sono più sorprendenti e illustrano la modernità, almeno formale, del salafismo del ventunesimo secolo, come Bader Lanouar, l’autore tunisino del sito Le salafiste moderne (non cercatelo, è stato soppresso), che “fa lol con il jihad”, come racconta il settimanale Les Inrocks; o come il negoziante di Sousse, sempre in Tunisia, che vende “solo articoli per fondamentalisti”, dal dopobarba senza alcol alla bandierina dell’Is da appendere allo specchietto retrovisore.

“In Salafistes sono partito da una constatazione: loro ci conoscono benissimo”, ha dichiarato a questo proposito Margolin a Radio France internationale. “Noi, non li conosciamo affatto. Mi sembra importante conoscere le persone che abbiamo di fronte e che hanno deciso di farci la guerra.” Dei salafiti veri e propri, combattenti dell’Is, predicatori o leader politici stupisce allo stesso tempo la relativa solidità culturale, la conoscenza del mondo occidentale e la coerenza del ragionamento – non fanno altro che applicare la legge divina così come, secondo loro, è espressa dal Corano e che, come tale, non è soggetta a interpretazioni e deve applicarsi a tutti, a costo di usare la violenza. Aggiunge Lemine Ould Salem: “Abbiamo voluto mostrare che i salafiti non sono tutti uguali. Abbiamo intervistato diversi studiosi e personalità. Con il film, ognuno può farsi la sua idea”.

La mia non è cambiata molto dopo aver visto Salafistes, che comunque consiglio di vedere: a parte dei gruppi di soli uomini con qualche donna disposta a essere relegata in ruoli subalterni, il tipo di società confessionale, paternalista e autoritaria che i salafiti vogliono imporre non è fatta per degli esseri umani laici, istruiti e responsabili. Se non avessero velleità espansionistiche, potremmo anche ignorarli. Ma purtroppo così non è, a quanto pare.