La ragazza dell’Autochrome

22 giugno 2015 12:30
Christina sulla spiaggia di Lulworth Cove, nel Dorset, nel sudovest dell’Inghilterra.

Alla fine di aprile m’imbatto in diversi articoli online dedicati a una serie di foto scattate nel 1913 da Mervin O’Gorman, un ingegnere britannico con il pallino della fotografia. In realtà non si tratta solo di un pallino, ma di un interesse appassionato che lo fa diventare uno dei pionieri della fotografia a colori.

O’Gorman usa Autochrome, un procedimento brevettato dai fratelli Lumière nel 1903 che arriva sul mercato quattro anni dopo. In quel periodo si parla di fotografia realizzata con lastre di vetro, i rullini non esistono ancora. Autochrome si basa sull’aggiunta di granelli di fecola di patate colorati di verde, blu violetto e arancione, e distribuiti attentamente su una lastra, senza essere sovrapposti tra di loro. Su questo strato viene in seguito stesa l’emulsione fotografica in bianco e nero. Dopo l’esposizione della lastra e lo sviluppo, ci si ritrova con un negativo a colori. Nonostante la complessità e i costi considerevoli, Autochrome diventa presto un’innovazione popolare e di successo. Dal 1907 la ditta Lumière ne produce seimila lastre al giorno.

La nascita di Autochrome


Tornando a Mervin O’Gorman, le sue foto a colori sono diventate virali sui siti specializzati. Ritraggono una splendida ragazza a Lulworth Cove, nel Dorset. Sembra balzata fuori da un dipinto di Dante Gabriel Rossetti (o, per chi non conosce i preraffaelliti, è Florence+The Machine). Tutti gli articoli che ne parlano scrivono più o meno le stesse cose: la scelta di indossare vestiti rossi non è casuale perché il colore risalta in maniera particolare con Autochrome e il nome della fanciulla è Christina, che si suppone essere la figlia di O’Gorman. Le foto sono protagoniste della mostra Drawn by light al National Media Museum di Bradford, sempre in Inghilterra, che custodisce la collezione della Royal Photographic Society, una delle più antiche istituzioni che si occupano di fotografia.

Christina sulla spiaggia di Lulworth Cove, nel Dorset.

A questo punto, siamo sempre alla fine di aprile, mi chiedo se abbia senso scrivere un post che dice le stesse identiche cose che hanno già pubblicato altri, su una notizia non così sensazionale o importante da un punto di vista storico, dato che degli esperimenti con la fotografia a colori nei primi del novecento siamo già a conoscenza. Forse di Autochrome non si è sentito parlare così tanto, quindi potrei fare un piccolo post informativo. Invece desisto, e aspetto.

Christina ritratta in un luogo che potrebbero essere i giardini di Rempstone Hall, vicino al castello Corfe, nel Dorset.

Il 5 maggio esce un articolo sul Daily Mail che non si accontenta delle informazioni già presenti su internet e approfondisce la questione dell’identità della misteriosa Christina. Il giornale britannico contatta il curatore della mostra di Bradford, Colin Harding, il quale ha dei forti dubbi sul fatto che la ragazza sia la figlia di O’Gorman perché nei registri anagrafici del 1911 l’ingegnere e la moglie Florence Rasch risultano una coppia sposata senza figli. A parte questo, non esistono altre informazioni sulla vita degli O’Gorman. La ricerca crea solo domande, poche risposte e molta frustrazione. Colin Harding conclude dicendo: “Alla fine non è importante chi è Christina. I ritratti di O’Gorman conservano un impatto senza tempo”.

Christina sulla spiaggia di Lulworth Cove, nel Dorset.

Questione chiusa. Ma l’11 giugno il National Media Museum comunica agli iscritti alla loro mailing list (eccomi!) la soluzione del mistero. Grazie alla risonanza mediatica, il museo è stato contattato da Stephen Riddle, un tecnico di laboratorio in pensione che è in possesso di foto stereoscopiche, ereditate dal suocero e firmate Mervin O’Gorman.

Le immagini sono inedite e hanno delle didascalie in cui appare Christina in compagnia della sorella Anne e dei genitori, Edwyn e Daisy Bevan. La vera identità della ragazza è dunque Christina Bevan, nata a Harrow, l’8 marzo 1897 e morta nel 1981. Suo padre è Edwyn Bevan, filosofo, studioso di religioni comparate e professore al King’s College di Londra. I Bevan vivono vicino agli O’Gorman, da cui gli esperti deducono che sono amici e che sono andati insieme in gita nel Dorset.

Siamo tutti dei piccoli Sherlock Holmes.

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