08 marzo 2013 22:54

Uno dei motti degli abitanti di Austin è “Keep Austin weird”. È scritto anche sulle magliette e i manifesti in vendita nei negozi di souvenir. Forse perché, in uno stato fieramente repubblicano come il Texas, la rilassata stranezza di questa città è un’eccezione. Austin è un covo di hippie nullafacenti, secondo i conservatori più convinti. O un posto libero, ricco di musica e persone interessanti, secondo altri.

Dicono che Elvis Presley andava matto per le enchiladas del ristorante messicano El Patio, che si trova vicino all’università. Dicono che Willie Nelson abita qui da qualche parte, a bordo di un bus. Dicono che sul ponte Congress Avenue Bridge viva un milione di pipistrelli, che ogni sera si alzano in volo tutti insieme. Dovrò scoprire se almeno una di queste tre cose è vera, in questi giorni.

Ma da oggi, fino al 17 marzo, Austin è soprattutto il posto che ospita il South by southwest, che qui preferiscono chiamare SXSW. Un festival dalla ricchezza esagerata, che raccoglie tecnologia, musica e cinema in una full immersion di nove giorni.

Sono arrivato ieri sera da Roma, dopo diciotto ore di viaggio, e stamattina sono andato all’Austin convention center, ancora assonnato per il fuso orario di sette ore, per registrarmi e prendere il mio pass.

La prima parte del festival si divide tra Interactive, sezione dedicata a tecnologia, startup e videogiochi, e Film, che raccoglie molte pellicole indipendenti statunitensi, e qualche nome un po’ più famoso ma lontanissimo dagli standard hollywoodiani.

Poi toccherà alla musica, vero fiore all’occhiello della manifestazione. Al South by southwest passeranno, tra gli altri, Dave Grohl, Nick Cave, i Depeche Mode, i Green Day e tanti artisti esordienti ma già famosi come gli Alt-J, Jake Bugg i Cloud Nothings.

In questi primi cinque giorni, il South by southwest è però il paradiso dei nerd. E il caos organizzato che regna nei corridoi del centro congressi, figlio della cultura della Silicon Valley, lo conferma. Tra gli ospiti principali di questa sezione, dedicata soprattuto al mondo di internet, delle start up, dell’informazione e dei videogiochi ci saranno Al Gore, l’inventore del web Tim Berners-Lee e il regista Danny Boyle.

Al South by southwest capita di incontrare giovani come Joe, fondatore di una piattaforma social di San Francisco dedicata alla condivisione di audio e video, che alla terza parola allunga il biglietto da visita a chiunque. Ci sono quasi solo statunitensi e, per quello che ho visto finora, gli europei si contano sulle dita di una mano.

All’inizio è difficile non rimanere disorientati dalla vivacità culturale che si respira, ma l’organizzazione e la gentilezza dello staff aiutano a non perdersi. Nelle prossime ore entrerò nel vivo del festival e andrò alle prime conferenze. Come dicono da queste parti, more to come.