15 marzo 2014 20:45

Raccontare quello che succede ad Austin durante la sezione musicale del South By Southwest non è facile. Non perché manchino gli spunti. Ma perché quello che offre la città è quasi travolgente. Qualsiasi concerto si scelga di vedere, se ne perdono altrettanti. Servirebbe il dono dell’ubiquità.

Anche le strade del centro sono una specie di concerto all’aria aperta, un continuo caos di facce e suoni.

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Nonostante tutto, ecco cosa sono riuscito a vedere nelle ultime ventiquattr’ore.

I Phantogram sono un gruppo elettro pop di New York, che ruota attorno al duo Josh Carter e Sarah Barthel. Il loro secondo album, Voices, è uscito il 18 febbraio.

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Un disco non esaltante, a dirla tutta. Ma dal vivo la band, che si è esibita ieri pomeriggio al Radio Day Stage del centro congressi di Austin, mi ha convinto. A tratti un po’ ingessati in studio, dal vivo i Phantogram lasciano libera tutta la potenza e la profondità del loro suono.

Ero molto curioso di vedere i Temples, dopo [averne apprezzato][1] l’album d’esordio Sun structures. E devo dire che sul palco le impressioni sono confermate. La band di Kettering, Northamptonshire, è nostalgica, un po’ derivativa, ma fa canzoni di grande livello.

I

Jungle sono un gruppo inglese, che in questi mesi ha giocato molto con il marketing virale, nascondendo [la sua vera identità][2]. La loro musica è un mix di hip hop, soul ed elettronica.

Il concerto dei Jungle all’Hype Hotel, nel centro di Austin, è partito in sordina, ma è finito in crescendo. I pezzi, in particolare Busy Earnin’ e Platoon, ci sono eccome. Faranno strada.

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Dal deserto del Mali a quello del Texas: è stato questo il viaggio dei Tinariwen, band di cui si parla molto bene già da qualche anno. Il gruppo di tuareg del Sahara finora è stato la vera sorpresa di questo festival, e ha regalato una delle migliori performance in assoluto.

Il loro stile, il Tishoumaren, mescola elementi di blues, rock e musica tradizionale tuareg. Non li avevo mai visti dal vivo. Impressionanti.

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Da segnalare anche i Jamestown Revival, che si sono esibiti al The Driskill. I Jamestown Revival, che provengono da Magnolia, Texas, si sono trasferiti da due anni in California. Il loro show è una bella iniezione [di Americana][3]. Sarà difficile vederli in Europa, visto il genere che fanno, ma chissà.

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Per chiudere la giornata, ci voleva un po’ di bluegrass. Ci hanno pensato gli Howlin’ Brothers da Nashville. Vedere la gente di Austin ballare a ritmo di banjo e fiddle mi ha riempito il cuore.

Questa è Gone, una delle canzoni che il gruppo ha suonato ieri sera.

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Oggi mi aspetta l’ultimo giorno del festival, quello in cui tradizionalmente spuntano fuori diversi concerti clandestini di band di grande livello. Per scovarli bisogna attaccarsi a Twitter. Ma riuscire a entrare è, tanto per cambiare, un’impresa.

Giovanni Ansaldo lavora a Internazionale. Si occupa di tecnologia, musica, social media. Su Twitter: @giovakarma