20 novembre 2008 00:00

Possiamo parlare? Possiamo discutere senza urlare? Possiamo cercare di capire insieme quello che bisogna fare? Era questo lo spirito con cui decine di migliaia di persone si ritrovarono a Genova un weekend di luglio di dieci anni fa. Qualcuno la chiamò la fine dell’età dell’innocenza: per chi all’epoca aveva vent’anni, per i grandi movimenti sociali nati a Seattle nel 1999 e per tutta la sinistra, che non capì cos’era accaduto e fu incapace di reagire. A Genova i leader occidentali misero a punto con successo l’idea che i luoghi del potere vanno isolati, fortificati, difesi con la forza e se necessario con la violenza da ogni possibile dissenso. Dieci anni dopo, con una nuova crisi economica che si avvicina e il cui rombo cupo scuote le fondamenta dell’Europa, sono ancora asserragliati nelle loro zone rosse, spaventati a morte, ma sempre meno disposti ad ascoltare, a capire, a cercare di condividere decisioni che riguardano il futuro di tutti noi.

Internazionale, numero 906, 15 luglio 2011