Molti cominciano dall’oroscopo. Ma c’è chi corre a spulciare le vignette, la settimana di Giovanni De Mauro o la posta. E poi ci sono i lettori che per prima cosa leggono le Storie vere. Questa rubrichetta nascosta nelle pagine del Pop racconta fatti realmente accaduti e talmente inverosimili da sembrare inventati. Ma non sarebbe così fortunata – è la rubrica più longeva di Internazionale – se non fosse anche il frutto di un paziente lavoro di scrittura e rifinitura.

Scrivere una storia vera è un po’ come raccontare una barzelletta: se non lo fai bene non funziona. Bisogna esporre i fatti nella giusta successione, seguendo la logica ma stando anche attenti all’effetto. Bisogna tenere d’occhio il ritmo, che dev’essere rapido e fluido e portare il lettore al finale in un baleno. Bisogna scegliere ogni parola in modo che sia necessaria e insostituibile, ed eliminare le parole superflue. Concentrato in uno spazio minimo, il racconto è tanto più efficace quanto più la scrittura è precisa e dosata.

“Parecchi di questi brani”, ha scritto Adriano Sofri nella prefazione alla raccolta

Storie vere, del 1999, “sono parenti stretti, ed emuli non intimiditi, della migliore invenzione letteraria. Dividono con lei lo spaesamento fantastico, e la naturalezza distaccata del resoconto”.

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