14 giugno 2012 00:00

Javier Cercas, La verità di Agamennone

Guanda, 234 pagine, 18 euro

“La verità è la verità, che la dica Agamennone o il guardiano dei porci. Agamennone: ‘Sono d’accordo’. Il guardiano dei porci: ‘Non mi convince’”. Questo brevissimo apologo di Antonio Machado dà il titolo alla raccolta di saggi, lettere e interventi di Javier Cercas. Negli ultimi trent’anni abbiamo dovuto aggiornare spesso la nostra verità su cosa fosse la Spagna: il paese dei cugini poveri, il centro di una movida appassionante, un modello per lo sviluppo e per i diritti civili e adesso il paese piegato dalla crisi che deve chiedere gli aiuti all’Ecofin. Forse, ogni volta, invece di comprendere una verità vedevamo solo un pezzo della storia, quello che decidevamo di privilegiare, spesso per ragioni tutte italiane.

Per chi vuole cambiare abitudine, per chi non vuole fidarsi della prossima verità destinata a scadere in breve tempo, può aiutare la lettura di queste riflessioni spesso disarmate che trattano d’identità, di storia, di politica e di cultura soprattutto spagnole. Cercas sostiene che nel suo lavoro di romanziere ha proceduto come in uno spogliarello al contrario: partito dalla nuda verità, l’ha poi vestita fino a renderla irriconoscibile. Qui, rispetto ai romanzi, i panni sono un po’ meno spessi, ma resta il fatto che per questo scrittore anche la nuda verità non è descrivibile in modo univoco perché contiene contraddizioni, problemi aperti, possibilità da considerare.

Internazionale, numero 953, 15 giugno 2012