Ermanno Vitale, Contro i beni comuni

Laterza, 125 pagine, 12 euro

La privatizzazione selvaggia dell’acqua, del paesaggio e di tante altre cose ha portato molti a esaltare la nozione di beni fruibili da una comunità secondo pratiche alternative a quelle che oggi sono regolate dal mercato, pratiche che Ugo Mattei, autore del fortunato Beni comuni. Un manifesto (Laterza) ha voluto ricollegare a un medioevo lontano (e improbabile) ancora non corrotto dalla corsa al profitto. Ma è giusto buttare via, insieme con il neoliberismo, anche la tradizione da cui sono nate la difesa dei diritti, le tutele per gli individui e in fondo quella stessa costituzione a cui oggi, secondo molti altri, ugualmente preoccupati di ciò che accade, sembra necessario tornare?

La risposta è negativa secondo Ermanno Vitale. In questo pamphlet ospitato nella stessa collana in cui è uscito il manifesto di Mattei, prima, si sottopone a critica l’ideologia del bene comune rilevando le profonde differenze che si nascondono dietro l’uso che diversi autori fanno di questa nozione. Poi si parte alla ricerca di nozioni alternative capaci di raggiungere gli stessi obiettivi di critica dei poteri selvaggi. Emerge così il “costituzionalismo di diritto privato” di Luigi Ferrajoli, che propone tra l’altro di difendere beni di tutti (come l’aria o l’ambiente) e beni sociali (come l’acqua o la sicurezza alimentare), senza tuttavia fare riferimento a particolari comunità, vere o presunte.

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