Il presidente del consiglio Matteo Renzi all’Associazione della stampa estera a Roma, il 22 febbraio 2016. (Alessandro Bianchi, Reuters/Contrasto)

Due anni di Matteo Renzi visti dalla Svezia

Il presidente del consiglio Matteo Renzi all’Associazione della stampa estera a Roma, il 22 febbraio 2016. (Alessandro Bianchi, Reuters/Contrasto)
24 febbraio 2016 17:08

Non ho fatto nessun servizio per la tv svedese sulla prima conferenza stampa di Matteo Renzi all’Associazione della stampa estera a Roma. Senza cattiveria, non ne è uscito niente di clamoroso, se non il sostegno a Hillary Clinton e la notizia che la Salerno-Reggio Calabria sarà inaugurata il 22 dicembre. Dopo il primo impatto con il giovane ed energico presidente del consiglio italiano, i mezzi d’informazione in Svezia non s’interessano molto della politica italiana. È la condanna della normalità, good news are no news.

Visto da fuori, Matteo Renzi ha cercato e ha trovato la fiducia delle istituzioni internazionali che l’Italia aveva perso durante gli anni con Silvio Berlusconi. L’impegno italiano per salvare la vita di centinaia di migliaia di migranti è finalmente riconosciuto. Il mastodontico debito pubblico rimane il peggior incubo dell’eurozona, ma non lo è più il governo che ce l’ha in mano. L’Italia ha fatto i suoi compiti economici più che egregiamente. Che le previsioni economiche non sono superlative è un dato di fatto, ma la congiuntura internazionale non è colpa né di Pier Carlo Padoan né di Matteo Renzi.

Il premier è autoritario? Manca di legittimità? I sondaggi danno il Partito democratico intorno al 33 per cento delle intenzioni di voto. Tanto per fare un paragone, i socialdemocratici svedesi governano con il 25 per cento dei voti (in alleanza con i verdi), e l’unico partito del paese in crescita è lo Sverigedemokraterna, una formazione xenofoba. Se l’Italia non vive questa deriva, forse è anche grazie al governo in carica.

La riforma del senato non è perfetta? Si vedrà. Dalle mie parti il sistema bicamerale, che aveva parecchio in comune con quello italiano, è diventato monocamerale nel 1971.

Lo sciovinismo maschile sembra sconfitto come ideologia governativa e così anche una distorta idea di libertà

Nell’insieme, quindi, darei un buon voto a Matteo Renzi e al suo governo. Ha svecchiato la politica italiana e l’ha resa più normale. Lo sciovinismo maschile sembra sconfitto come ideologia governativa e così anche una distorta idea di libertà, come diritto di non seguire le regole.

Fossi in Renzi, però, mi preoccuperei per la bassa natalità, segno che gli italiani – e soprattutto le donne – hanno ancora paura del futuro e non credono fino in fondo nel loro paese. Ricordiamoci che nei paesi in cui le donne lavorano di più, nascono più bambini. Non si sono viste politiche incisive per liberare le donne italiane dal peso di sostituirsi gratuitamente al welfare di un paese intero. Nell’insieme questo governo – che per metà è femminile – ha fatto poco per le donne, ed è un vero peccato anche per l’economia, che avrebbe potuto crescere di più.

Comunque il governo Renzi ha solo due anni: in teoria mancano poco più di due anni alle prossime elezioni e se continua con questo ritmo di riforme, molte cose potrebbero cambiare ancora. Forse anche quell’idea italiana che il cambiamento sia impossibile e che chi prova a portarlo avanti debba essere comunque in malafede.

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Claudia Grisanti
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