20 aprile 2006 00:00

Sarebbe troppo facile liquidare la domanda dicendo che è più ecologico non comprare affatto l’auto. Ma non possiamo ignorare che per molti (anzi, per la stragrande maggioranza di chi vive nei paesi occidentali) sarebbe impensabile vivere senza quella scatola di acciaio, gomma e plastica parcheggiata sotto casa. E anche chi ammette che la macchina ha un notevole impatto ambientale non sa mai come comportarsi.

Prima di comprarla, di solito si guarda all’efficienza dei consumi e all’emissione di scarichi inquinanti. Per gli automobilisti più coscienziosi che si basano su questi criteri oggi la scelta è semplice: i dati sull’impatto ambientale di ogni tipo di vettura sono disponibili dai rivenditori o anche online.

Di solito, però, quello che i consumatori non considerano è quanta energia e quante risorse servono per produrre ogni veicolo. Prima di comprare un’auto, ogni automobilista con una coscienza ambientale dovrebbe chiedersi se sia meglio comprare un’auto di seconda mano, meno efficiente, o prenderne una nuova, che consuma di meno ma fa aumentare la produzione automobilistica. Per scegliere è fondamentale sapere quanta energia serve a produrre una vettura nuova.

In genere si fa riferimento a due studi. La ricerca della Carnegie Mellon university di Pittsburgh, del 1998, ha tentato di valutare l’impatto ambientale di una Ford Taurus del 1990 durante il suo intero ciclo di vita. I ricercatori hanno attribuito all’automobile una vita “attiva” di 14 anni e un’efficienza energetica media di nove chilometri al litro. La conclusione è stata che nella fase di fabbricazione (estrazione di materiali, trasformazione, lavorazione in fabbrica e assemblaggio, eccetera) è stato consumato il 10 per cento dell’energia usata nell’intero ciclo di vita del prodotto.

Il “ciclo del combustibile” – costituito dal combustibile consumato più l’energia necessaria per estrarre il combustibile dal sottosuolo – assorbe l’85 per cento del consumo totale di energia, mentre quella usata per la manutenzione ordinaria e per assicurare l’auto (compresa l’energia consumata dall’assicuratore) rappresenta il restante 5 per cento. La fase di produzione, però, è responsabile anche del 59 per cento delle emissioni di sostanze tossiche (mercurio incluso) rilasciate nell’intero ciclo di vita del veicolo.

Un secondo studio, condotto nel 1994 dall’Istituto per la ricerca energetica e ambientale di Heidelberg, in Germania, ha esaminato l’impatto prodotto dall’intero ciclo di vita di un’auto di media cilindrata usata per tredicimila chilometri all’anno per dieci anni. Conclusione: l’estrazione delle materie prime necessarie a fabbricare ogni vettura causa la produzione di 25 tonnellate di rifiuti e di 922 milioni di metri cubi di aria inquinata. Confrontando i dati con i 2.040 milioni di metri cubi di aria inquinata prodotti nel corso dell’intero ciclo di vita del veicolo, si scopre che nella fase di fabbricazione viene rilasciato circa il 45 per cento del totale degli inquinanti atmosferici.

In base ai due studi, alcuni ambientalisti hanno calcolato che durante la fabbricazione di un veicolo si consuma tra il 10 e il 20 per cento del totale di energia usata dall’auto nel corso del suo ciclo di vita. Un altro dato interessante è quello del ministero per l’energia statunitense, che nel 2004 ha confrontato le quantità di materiali usati per produrre un’automobile nel 1977 e una nel 2004. Il risultato della ricerca è che le auto fabbricate nel 2004 sono più leggere (del 7 per cento), perché oggi si usa più alluminio e meno acciaio, anche se il mercato sembra puntare di nuovo su auto più pesanti.

A che servono questi dati? Probabilmente a confondere ancora di più le idee. A meno di non sapere esattamente per quanto tempo si userà un’auto e quanti chilometri si faranno ogni anno, è impossibile calcolare quanta energia consumerà durante la sua esistenza. E l’incertezza rimane anche quando si conoscono i dati forniti da chi si batte per un uso più consapevole ed ecologico delle automobili. L’organizzazione Amici della Terra dice che per ridurre le emissioni di gas serra è meglio comprare un’auto nuova a basso consumo invece di una usata e meno efficiente.

Ma Andrew Davis, presidente dell’Environmental transport association, non è d’accordo: “Tra le variabili ecologiche coinvolte nell’acquisto di un’automobile – dimensioni, cilindrata, inquinamento, età, velocità eccetera – la scelta tra nuovo o usato è la meno importante. Il fattore chiave è quello relativo alla vita attiva dell’auto, cioè per quanto tempo la useremo. In media si cambia auto ogni quattro anni. Perciò è più ecologico e più conveniente comprarne una nuova e tenerla per il suo intero ciclo di vita, invece di prenderne ogni anno una usata. Anche decidere come e quando usarla è un fattore molto più importante rispetto alla scelta tra una vettura nuova o una usata”.